Due attacchi di disinformazione contro i dissidenti russi
La disinformazione non viene usata dai media pro-Cremlino soltanto per screditare i paesi stranieri e creare cortine fumogene nei tentativi di coprire la verità sull’aggressione militare russa. Un’altra vittima frequente della disinformazione è la società civile all’interno della Russia: persone che alzano la voce a favore del cambiamento e contro l’abuso di potere.
Navalny dipinto come proprietario di una villa nascosta
La vittima russa di disinformazione più in vista di questa settimana è stato il leader dell’opposizione e cacciatore di corruzione Alexey Navalny, che si è ritrovato dipinto come il proprietario di una villa nascosta da 3 milioni di euro in Francia.
La pubblicazione era chiaramente un tentativo di far assaggiare al signor Navalny la sua stessa medicina e farlo apparire come un ipocrita, poiché è diventato famoso per trovare ed esporre immobili di proprietà di funzionari del governo russo i cui redditi dichiarati pubblicamente non corrispondono alle case e agli appartamenti che risultano possedere.
Commentando le accuse su Facebook, Alexey Navalny ha indicato un paio di irregolarità in ciò che gli autori dell’attacco sostenevano essere prove: la villa mostrata come prova è in realtà la villa della famiglia Rothschild a Saint-Jean-Cap-Ferrat sulla Costa Azzurra francese.Inoltre, nella presunta documentazione, l’anno di nascita di Navalny è stato erroneamente indicato come 2016.
Ambientalisti o culto pagano?
In un altro recente attacco mediatico contro i dissidenti russi, sono stati gli ambientalisti a ricevere la loro dose di disinformazione.
In una notizia trasmessa sull’emittente nazionale NTV fedele al Cremlino, gli attivisti del movimento “Difensori della foresta di Torfyanka” sono stati ritratti come adoratori di un culto pagano, e agli spettatori è stato spiegato che questa era la ragione per cui l’ONG si era opposta ai lavori di costruzione intrapresi dalla Chiesa ortodossa russa in un’area forestale protetta fuori Mosca.
Le riprese mostravano l’arresto degli attivisti, accusati di aver abbattuto una croce nel cantiere, rendendosi così colpevoli di blasfemia — un capo d’accusa penale che è stato introdotto in Russia sulla scia del famoso caso contro le Pussy Riot.
