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Il coronavirus è in calo, l’Ucraina è in ascesa

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Nonostante si avvicini l’anniversario della Seconda guerra mondiale, questa settimana si sono registrati relativamente pochi casi di disinformazione che toccano la storia.

Dei 55 messaggi di disinformazione che abbiamo monitorato questa settimana, 31 erano ancora incentrati sul coronavirus. Oltre alle consuete teorie del complotto sul coronavirus usato per raggiungere il dominio mondiale o come operazione occidentale, ne abbiamo trovato anche uno che gioca la “carta della sovranità perduta”: i lobbisti americani costringeranno la Polonia a comprare più armi per aiutare l’economia statunitense in difficoltà. In altre parole, l’uso del coronavirus a fini di disinformazione per screditare gli avversari continua.

Come abbiamo scritto la settimana scorsa, i media filocremlini stanno lentamente allontanandosi dal virus e sembra che l’attenzione residua si sia di nuovo rivolta verso l’Ucraina. Guardando indietro a dicembre dello scorso anno, abbiamo trovato settimane in cui il numero di casi sull’Ucraina scendeva fino a 4. Tuttavia, questa settimana abbiamo registrato 16 casi, alcuni dei quali incentrati su temi di lunga data come Euromaidan, l’incidente del volo MH17 e la guerra nell’Ucraina orientale.Probabilmente ispirati dal virus, ci sono anche casi che sostengono che laboratori segreti statunitensi in Ucraina potrebbero aver provocato il colera o che piani per chiudere i biolaboratori in Ucraina avrebbero spinto gli Stati Uniti a iniziare a sostenere Euromaidan.

Tornando alla storia

Nonostante il 9 maggio e la commemorazione dei 75 anni dalla fine della Seconda guerra mondiale fossero a pochi giorni di distanza, abbiamo raccolto solo pochi casi su questo tema. È forse prevedibile, con la parata del Giorno della Vittoria annullata e l’attenzione del mondo concentrata sulla lotta contro il virus.

Proseguendo con la storia, la decisione di rimuovere a Praga il monumento al maresciallo sovietico Ivan Konev ha suscitato una notevole reazione negativa. Secondo i media filocremlini, questa decisione è contro gli interessi nazionali della Repubblica Ceca, insulta la lotta congiunta USA-Russia contro il coronavirus e la decisione di rimozione sarebbe stata presa dall’ambasciata degli Stati Uniti in Cechia.

Lasciando da parte il fatto che la rimozione di questo monumento rientrava pienamente nei diritti del consiglio municipale democraticamente eletto di Praga 6, è anche bene ricordare chi fosse davvero quel signor Konev: storici cechi hanno stabilito che dall’8 al 14 maggio 1968 Konev presiedette la delegazione militare sovietica inviata a Praga per preparare l’invasione militare della Cecoslovacchia. Konev fu anche comandante delle truppe sovietiche nella Germania Est durante la crisi del Muro di Berlino nel 1961.In altre parole, l’Armata Rossa portò in Cechia non solo la liberazione, ma anche il terrore, come ha ricordato il sindaco di Praga 6.

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