Il nero è il nuovo arancione
La nuova interpretazione del Cremlino sulle rivoluzioni colorate
I media filo-Cremlino continuano a diffondere disinformazione sulle proteste negli Stati Uniti contro l’ingiustizia razziale – sostenendo, per esempio, che il Partito Democratico e il filantropo George Soros stiano finanziando le manifestazioni con «denaro sporco» ottenuto in Ucraina. Persiste anche l’idea che le proteste facciano parte del copione delle “rivoluzioni colorate”, con affermazioni secondo cui la morte di George Floyd per mano della polizia sarebbe stata inscenata usando droghe al fine di incitare le proteste. A quanto pare, tutto ciò farebbe parte di una più ampia “cospirazione globalista” per impedire la rielezione del presidente Trump, resa possibile da testate mediatiche di proprietà di Soros.
I media filo-Cremlino non riescono mai a resistere alla tentazione di enfatizzare il tema delle “rivoluzioni colorate”. L’Occidente viene quindi accusato di destabilizzare la Bielorussia alla vigilia delle sue elezioni. La nuova legge sulla sicurezza di Hong Kong – sulla quale l’UE ha avvertito che «rischia di compromettere seriamente l’elevato grado di autonomia di Hong Kong» – viene invece interpretata come un modo per la Cina di «eliminare la vulnerabilità derivante da contromisure inadeguate alle rivoluzioni colorate».Infatti, ci viene detto che la Cina è più democratica degli Stati Uniti! Un altro caso afferma che “l’intelligence occidentale” sarebbe dietro i disordini civili di Hong Kong, con l’obiettivo di “erodere l’immagine della Cina agli occhi dell’opinione pubblica occidentale”. Le autentiche aspirazioni democratiche della società civile di Hong Kong, naturalmente, non vengono affatto riconosciute dai media pro-Cremlino.

E negli eventi recenti…
I media pro-Cremlino sono stati sorprendentemente silenziosi sulle elezioni presidenziali polacche di questa settimana, descrivendole in un caso come uno “scontro di forze russofobe”. Ciononostante, i canali di disinformazione non hanno potuto resistere dal lanciare alcune stoccate sulla presunta “russofobia” della Polonia e sul revisionismo storico della Seconda guerra mondiale. Il governo polacco è stato denunciato come “xenofobo” per il suo presunto odio verso tutto ciò che è russo e accusato di dichiarare guerra alla verità storica e ai monumenti – oltre a assolvere il Terzo Reich nazista.
Nel frattempo, la Lettonia è diventata il secondo paese dell’UE dopo l’Estonia a reprimere i canali di disinformazione sostenuti dallo Stato russo, applicando le sanzioni dell’UE contro Dmitry Kiselyov, il capo della società dei media statali russi Rossiya Segodnya. Kiselyov è nella lista delle sanzioni dell’UE per il suo sostegno all’annessione della Crimea e all’intervento armato nell’Ucraina orientale.L’applicazione delle sanzioni da parte dell’Estonia è descritta da Sputnik come una violazione della libertà di espressione. Nel frattempo, l’autorità lettone di vigilanza sui media ha annunciato un divieto dei canali televisivi RT sul proprio territorio a causa delle sanzioni contro Kiselyov. Questa motivazione è stata capovolta dai media filocremlini, che falsamente negano l’esistenza di un legame tra Kiselyov e RT e definiscono la decisione della Lettonia “stupida e ignorante”, accecata dalla “russofobia”.
