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La “cortina di ferro digitale” 2.0: come l’app di messaggistica MAX sta ridisegnando lo spazio comunicativo russo
L’intenzione del Cremlino di controllare il proprio ambiente digitale non è una novità. Nemmeno Telegram, l’app di messaggistica più utilizzata dai russi, ne è stata risparmiata. Tuttavia, un tentativo fallito nel 2018 di bloccare l’app ha messo in luce i limiti delle restrizioni dirette. Nonostante la pressione normativa, la piattaforma ha continuato a operare, creando una “zona grigia” in cui anche le voci pro-governative potevano esprimere forme limitate di dissenso.
Nel 2026, questa fase sembra giungere al termine. Oltre a bloccare le piattaforme esterne, il Cremlino sta ristrutturando sempre più l’ambiente digitale interno russo. L'”app di messaggistica nazionale” MAX, la cui creazione è stata ordinata dallo stesso presidente russo Vladimir Putin, è passata da circa 2 milioni di utenti a metà del 2025 a oltre 55 milioni a novembre. Questa rapida crescita ha coinciso con l’interruzione deliberata da parte del Cremlino di piattaforme come Telegram e WhatsApp. Nell’insieme, questi sviluppi indicano un passaggio da un controllo reattivo alla costruzione di un’infrastruttura di comunicazione gestita.
Questa transizione è sostenuta da una recente normativa. Nell’aprile 2025 è stato limitato l’uso di mezzi di comunicazione stranieri da parte delle istituzioni statali, mentre nel giugno 2025 è stato introdotto il concetto di un “servizio di scambio informativo multifunzionale” nazionale. MAX è stato successivamente designato come tale piattaforma. Formalmente, queste misure sono inquadrate in termini di sicurezza, praticità e accessibilità. In pratica, tuttavia, restringono la gamma di piattaforme disponibili per la comunicazione istituzionale e creano le condizioni in cui le soluzioni nazionali (e sempre più MAX) diventano i canali predefiniti.
Da piattaforma a infrastruttura
Per comprendere l’importanza di MAX, non basta guardare alla crescita del numero di utenti. Ciò che conta è il modo in cui la piattaforma è ufficialmente definita e progettata. Secondo il suo accordo con l’utente e la documentazione tecnica, MAX non è semplicemente un servizio di messaggistica. È definita come una piattaforma multifunzionale che consente l’interazione con i sistemi informativi statali (GIS), compresi i servizi collegati al portale ufficiale dei servizi governativi russi (Gosuslugi) e al sistema di e-government russo (ESIA).
I materiali tecnici descrivono inoltre MAX come un “complesso software specializzato” che comprende applicazioni web, desktop e mobili, supportate da server e database.
Nel loro insieme, queste descrizioni suggeriscono una piattaforma progettata non solo per la comunicazione, ma anche per l’integrazione, che collega messaggistica, identificazione e accesso ai servizi digitali all’interno di un unico ambiente.
Identità, verifica e integrazione dei dati
Una caratteristica centrale di questa architettura è l’integrazione della comunicazione con un’identità verificata.
La piattaforma richiede la registrazione tramite un numero di cellulare e può trattare ulteriori dati personali, comprese informazioni ottenute con il consenso dell’utente da sistemi statali come ESIA e altri database GIS.
Per gli utenti delle funzioni di Digital ID, MAX consente la creazione di un profilo digitale verificato collegato all’account. Le azioni eseguite tramite questo profilo sono considerate come azioni compiute personalmente dall’utente.
Allo stesso tempo, la piattaforma raccoglie dati tecnici e comportamentali, incluse informazioni sul dispositivo, indirizzo IP e attività dell’utente all’interno dell’interfaccia. Presi singolarmente, questi elementi non sono unici. Tuttavia, la loro combinazione all’interno di una piattaforma esplicitamente progettata per operare insieme ai sistemi informativi statali crea un contesto in cui comunicazione, verifica dell’identità e scambio di dati si sovrappongono sempre più.
Da raccomandazione a necessità quotidiana
Il significato politico di MAX risiede non solo nel suo design tecnico, ma anche nel modo in cui tale design viene implementato nella pratica.
Formalmente, la legislazione russa non impone a genitori, studenti o insegnanti di utilizzare un servizio di messaggistica specifico. Tuttavia, gli istituti scolastici in tutta la Russia hanno progressivamente spostato la comunicazione su MAX, presentandolo spesso come il canale principale o più pratico.
Gli insegnanti riferiscono di aver ricevuto istruzioni di trasferire la comunicazione con genitori e studenti sulla piattaforma, mentre chi non si registra può trovarsi ad affrontare difficoltà pratiche, dalla mancata ricezione di aggiornamenti importanti a una maggiore pressione amministrativa. In alcuni casi, comunicazioni interne hanno fatto riferimento a obiettivi di partecipazione e al monitoraggio dei livelli di attività.
Ciò non equivale a una coercizione legale universale. Riflette invece un meccanismo diverso: la graduale conversione di una piattaforma raccomandata in un requisito de facto attraverso le routine istituzionali e le aspettative amministrative. In questo senso, MAX sta emergendo non come un sistema formalmente obbligatorio, ma come un’infrastruttura predefinita attorno alla quale le organizzazioni stanno sempre più standardizzando i propri processi.
Un ambiente di comunicazione gestito
Lo sviluppo di MAX illustra un cambiamento più ampio nell’approccio della Russia al controllo digitale. Anziché affidarsi esclusivamente al blocco o alla restrizione dell’accesso a piattaforme esterne, lo Stato sta costruendo un ecosistema interno progettato per integrare comunicazione, identificazione e fornitura di servizi.
Questo approccio non elimina del tutto le alternative. Piuttosto, modifica le condizioni in cui avviene la comunicazione digitale. Quando la comunicazione istituzionale, i processi amministrativi e le interazioni quotidiane convergono in un’unica piattaforma, la possibilità di non aderire rimane formalmente possibile ma diventa sempre più impraticabile.
Questo è importante perché il controllo dell’informazione non viene più esercitato solo attraverso la regolamentazione dei contenuti o la censura, ma attraverso la progettazione dell’ambiente di comunicazione stesso.