#SurkovLeaks
La scorsa settimana, il gruppo di hacker ucraino CyberHunta ha pubblicato migliaia di e-mail presumibilmente provenienti dalla casella di posta di Vladislav Surkov – un assistente del Presidente Putin. Dmitry Peskov, portavoce del Presidente Putin, ha liquidato l’account e-mail come un falso, affermando che Surkov «non ha mai usato l’e-mail».
Le e-mail hackerate, tuttavia, non pretendono di provenire dall’account personale di Surkov, bensì da un account gestito dal suo assistente.
Il Digital Forensic Research Lab ritiene che la fuga di dati sia autentica: «È piuttosto facile falsificare screenshot, documenti PDF e altri file, ma falsificare caselle di posta elettronica è piuttosto difficile». Il New York Times cita un imprenditore russo che conferma che le e-mail inviate da lui e presenti nelle fughe di dati sono autentiche.
Alto livello di coinvolgimento con i separatisti
Le fughe di dati sosterrebbero ciò che la maggioranza degli analisti sostiene fin dall’inizio della guerra in Ucraina – ossia che il Cremlino ha guidato i «ribelli» nell’Est dell’Ucraina.
“Surkov ha ricevuto un elenco di caduti nel Donbass da un alto funzionario separatista, rendiconti di spesa per un ufficio governativo a Donetsk e richieste di modifica di una «lettera dei residenti del Donbass» alle autorità ucraine, in cui si chiede di cessare tutte le attività militari nella regione.Il documento sarebbe poi emerso nei media filocremliniani come autentico, «descrive The Moscow Times.
Secondo un’altra email, Surkov ricevette un elenco di candidati per incarichi di leadership nella „repubblica“ dei separatisti. Altri documenti contengono una conversazione con l’oligarca russo Konstantin Malofeyev, «che si ritiene abbia finanziato gran parte del movimento separatista in Ucraina», secondo Radio Free Europe.
Per una descrizione più dettagliata delle email trapelate, si veda l’articolo del Digital Forensic Research Lab: «Analisi dettagliata dei Surkov Leaks».