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Ucraina: l’obiettivo perenne della disinformazione

Gallina cartoon in piedi su uova e nido su sfondo arancione (Descrizione generata dall'IA)
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Sono passati quattro anni dalle proteste e dalla successiva violenza in piazza Maidan a Kyiv, e inoltre si avvicina un altro anniversario: quello dell’illegale annessione della Crimea da parte della Russia. Non sorprende quindi che questa settimana vediamo, nella disinformazione pro-Cremlino, un’attenzione concentrata su questi eventi: gli anniversari sono spesso usati come aggancio per rafforzare le narrazioni di disinformazione costruite per oscurare i fatti su ciò che è accaduto.

Se ripercorriamo le narrazioni di disinformazione viste questa settimana in ordine cronologico, per prima cosa notiamo la narrazione secondo cui gli eventi in Ucraina sarebbero stati avviati da un colpo di Stato sostenuto dall’Occidente. Si tratta di un tema ricorrente della disinformazione pro-Cremlino. Le manifestazioni iniziate in piazza Maidan a Kyiv nel novembre 2013 non furono provocate dall’esterno, ma furono il risultato della frustrazione del popolo ucraino per l’inversione di rotta dell’ultimo minuto dell’ex Presidente Yanukovych che, dopo sette anni di negoziati, rifiutò di firmare l’Accordo di associazione UE-Ucraina e bloccò i progressi verso un rapporto più stretto dell’Ucraina con l’UE a causa della pressione russa.

Mappa dell'Ucraina blu e gialla accanto a grande intestazione e testo (Descrizione generata dall'IA)

In secondo luogo, troviamo la narrazione di disinformazione che cerca di dare la colpa a chiunque tranne che al governo Yanukovych per l’uccisione di manifestanti disarmati durante un paio di giorni bui nel febbraio 2014.Questa settimana, come abbiamo visto spesso in passato, si è suggerito che i cecchini siano stati istruiti in vari modi dai leader delle proteste, dall’allora Assistente Segretario di Stato USA per gli Affari Europei ed Eurasiatici Victoria Nuland oppure dall’ex Presidente georgiano Mikheil Saakashvili. Questa è una delle tattiche di disinformazione più comuni: confondere il pubblico con una serie di teorie del complotto contraddittorie (e non dimostrate).

In terzo luogo, vediamo diffondersi di nuovo narrazioni disinformative sull’annessione illegale della Crimea, sostenendo che la Crimea è territorio russo, che la Crimea si è separata senza problemi dall’Ucraina o che la Crimea si è semplicemente “riunita” con la Russia nel 2014. In realtà, la Russia ha annesso illegalmente la penisola ucraina in violazione del diritto internazionale.

Questo ci porta a un altro tema prevalente ultimamente: la disinformazione sulle sanzioni.

Un caso della gallina o dell’uovo?

In risposta alla violazione del diritto internazionale da parte della Russia e all’appropriazione di parti di un Paese sovrano, l’UE e gli USA hanno imposto sanzioni alla Russia. Ma nella disinformazione filocremlina, sono proprio quelle sanzioni – e non l’azione illegale a cui rispondono – a essere indicate come minare la stabilità globale.Questo è un rapporto causa-effetto confuso: un caso del pollo o dell’uovo.

Ma qui in realtà abbiamo un punto di partenza esatto per il problema. Alla fine di febbraio 2014, i “piccoli uomini verdi”, poi noti come soldati russi, occuparono edifici chiave in Crimea. Il 18 marzo 2014, il Presidente Putin firmò una legge che incorporava la Crimea nella Federazione Russa. Causa ed effetto.

Casi di disinformazione segnalati nella settimana precedente:

CLAUSOLA DI ESCLUSIONE DELLA RESPONSABILITÀ

I casi presenti nella banca dati di EUvsDisinfo si concentrano sui messaggi nello spazio informativo internazionale nei quali è stata individuata una rappresentazione parziale, distorta o falsa della realtà, nonché la diffusione di messaggi pro-Cremlino. Ciò non implica necessariamente che un determinato canale sia collegato al Cremlino o sia editorialmente pro-Cremlino, oppure che abbia intenzionalmente cercato di disinformare. Le pubblicazioni di EUvsDisinfo non rappresentano la posizione ufficiale dell’UE, poiché le informazioni e le opinioni espresse si basano sui resoconti dei media e sull’analisi della task force East Stratcom.

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