Una fondazione infondata
La Strategic Culture Foundation ha tutte le caratteristiche di un moderno think tank all’avanguardia. Un sito interamente in inglese, dall’impaginazione ordinata e con un’ampia scelta di articoli di attualità, incentrati su politica mondiale e questioni di sicurezza. La dichiarazione di missione del sito afferma:
“SCF lavora per ampliare e diversificare la discussione tra esperti concentrandosi su aspetti nascosti della politica internazionale e su un pensiero non convenzionale. Traendo vantaggio dalla crescente potenza di Internet, lavoriamo per diffondere informazioni affidabili, pensiero critico e idee progressiste.” Sì, tutta roba ottima. Solo che viene dimenticato un dettaglio: da nessuna parte nella pagina si può scoprire che il sito è registrato e gestito in Russia. Questo viene rivelato solo dai dati del sito.
Perché nasconderlo? Perché i gestori del sito cercano di nascondere il fatto che il sito sia russo? Be’, una ragione potrebbe essere che questo offre ai media russi filo-Cremlino la possibilità di citare “Media internazionali”. Possiamo notare riferimenti al sito occasionalmente su testate filo-Cremlino, come qui o qui. Siti russi, che traducono articoli russi.
Se esista davvero una fondazione, chiamata Strategic Culture Foundation, è impossibile dirlo. Il sito non fornisce alcuna informazione su proprietari, redattori, indirizzo di visita.Non c’è nemmeno un indirizzo e-mail per contattare il sito: solo un modulo per le richieste.
Gli autori del sito ripropongono fedelmente le narrazioni russe su temi di interesse russo: Il caso Skripal è un’operazione false flag della NATO. Il MH17 è un’operazione false flag americana. Tutto è un’operazione false flag americana. L’Ucraina è governata dai nazisti. L’Estonia è governata dai nazisti. L’Unione Europea è stata creata dai nazisti. Per fortuna, i russi hanno armi eccellenti.
Il presidente degli Stati Uniti Trump è bravo quando sostiene la Russia e cattivo quando agisce contro gli interessi russi. Il sito concede generosamente spazio a elaborate teorie del complotto sul Deep State, Soros o gli ebrei. Le “idee progressiste” della dichiarazione di missione sembrano includere omofobia, xenofobia e antisemitismo.
Nel mondo della Strategic Culture Foundation i cittadini sono semplicemente pedine, usate dalle élite potenti. L’idea che i cittadini scendano in strada volontariamente per esprimere proteste contro difficoltà economiche, corruzione e disagi è inconcepibile per gli autori.Le proteste di massa sono sempre inscenate, dagli USA, da Soros, o, ovviamente, dal Deep State.
L’“idea progressista” della Strategic Culture Foundation è che l’autoritarismo sia una cosa buona. Potenti, vigorosi, populisti potentati – Kim Jong-Un, Putin, Maduro, Xi – possono sempre contare sul sostegno degli autori. Finché fa comodo al Cremlino, cioè.