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Contrastare la disinformazione in Africa: i diritti umani devono venire prima

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In questa discussione schietta con EUvsDisinfo, Marystella A. Simiyu affronta la disinformazione e la manipolazione delle informazioni in Africa, sostenendo risposte basate sui diritti.

Qual è lo stato della manipolazione e dell’interferenza informativa in Africa? Quali sono le tendenze più recenti?

La manipolazione e l’interferenza informativa non sono un fenomeno nuovo, ma uno che si è intensificato nell’era digitale in tutto il mondo, compresa l’Africa. Le tendenze mostrano che questo disordine informativo è presente sia nelle reti offline sia in quelle online, che si alimentano anche a vicenda. La diffusione della Foreign Information Manipulation and Interference (FIMI) e della disinformazione aumenta anche durante i periodi che attirano un dibattito pubblico più acceso, come le elezioni e gli episodi di disordini.

La FIMI e la disinformazione prosperano senza un forte sostegno alla società civile e al giornalismo indipendente.

In questo contesto, è importante attirare l’attenzione e la consapevolezza del pubblico sulla crescente adozione di leggi che, in modo irragionevole e ingiustificabile, limitano la libertà di espressione con il pretesto di affrontare la disinformazione. Questa è stata una delle conclusioni di LEXOTA (Laws on Expression Online: Tracker and Analysis). LEXOTA è uno strumento di advocacy che esamina le leggi e le azioni governative sulla disinformazione nell’Africa subsahariana e come esse incidono sulla libertà di espressione.Lo strumento è stato sviluppato nell’ambito di un’iniziativa multi-stakeholder. Ha rivelato che molte leggi contraddicono evidentemente le norme e gli standard internazionali attraverso elementi quali disposizioni vaghe e ampie e sanzioni sproporzionate. Queste leggi sono spesso abusate dalle autorità per soffocare la libertà di espressione, in particolare quando lo Stato e altri attori potenti sono oggetto di critica. I portatori di interesse che svolgono funzioni fondamentali di controllo, come giornalisti, difensori dei diritti umani, candidati dell’opposizione e la società civile, sono spesso gli sfortunati bersagli di alcune di queste leggi e del loro uso improprio. È necessario promuovere approcci più basati sui diritti per regolamentare la FIMI e la disinformazione in Africa che affrontino questa sfida senza limitare la libertà di espressione.

Qual è l’effetto nella vita reale della manipolazione dell’informazione sulle società africane? In che modo questo influisce sulla stabilità e sulla sicurezza dei Paesi presi di mira?

La manipolazione dell’informazione incide gravemente sull’integrità informativa necessaria a orientare il dibattito pubblico e i processi decisionali. Quando è rivolta a minoranze e gruppi vulnerabili, come le donne e le minoranze sessuali, può alimentare ulteriore discriminazione nei confronti di questi gruppi e ridurne la partecipazione pubblica. La manipolazione dell’informazione mirata contro enti pubblici o persone può compromettere la fiducia del pubblico.La manipolazione delle informazioni nel contesto dei processi democratici, quali elezioni e referendum, compromette lo sviluppo di un elettorato informato, in grado di esercitare in modo significativo il proprio diritto alla partecipazione pubblica e politica. Inoltre, la manipolazione delle informazioni può esacerbare le tensioni e fomentare la violenza. Durante le recenti elezioni in Kenya, Nigeria e Zimbabwe, i resoconti sulla diffusione di informazioni manipolate hanno rivelato la minaccia posta alla partecipazione informata nei processi democratici e la necessità di approcci più proattivi e basati sui diritti per contrastarla.

Come valuteresti la condizione della libertà di espressione e dell’accesso alle informazioni in Africa? Qual è l’idea centrale della Dichiarazione dei Principi sulla Libertà di Espressione e l’Accesso alle Informazioni in Africa e come viene applicata nella pratica in tutto il continente?

Come in altri continenti, molti Paesi africani stanno vivendo una tendenza al ribasso della libertà di espressione e dell’accesso alle informazioni. Sia attori statali sia non statali abusano dei diritti umani nonostante i quadri esistenti a tutela della libertà di espressione e dell’accesso alle informazioni, come la Dichiarazione dei Principi sulla Libertà di Espressione e l’Accesso alle Informazioni in Africa.La Dichiarazione riveduta è stata adottata dalla Commissione Africana sui Diritti Umani e dei Popoli nel 2019 per rafforzare la tutela della libertà di espressione e dell’accesso alle informazioni, come articolato all’articolo 9 della Carta Africana dei Diritti dell’Uomo e dei Popoli. Quest’ultima è lo strumento fondamentale in materia di diritti umani del continente africano.

La Dichiarazione del 2019, così come altri strumenti di soft law (quali la Legge modello sull’accesso alle informazioni per l’Africa e le Linee guida sull’accesso alle informazioni e le elezioni in Africa), riflettono le sfide e le opportunità in evoluzione che caratterizzano l’esercizio della libertà di espressione e dell’accesso alle informazioni, compreso l’impatto delle tecnologie digitali. Ad esempio, il Principio 22 (2) della Dichiarazione invita gli Stati ad abrogare le leggi che criminalizzano le notizie false. La criminalizzazione della diffusione di notizie false è una realtà nella legislazione di molti Paesi africani ed è utilizzata impropriamente per reprimere la libertà di espressione. La Dichiarazione è pertanto un importante punto di riferimento per orientare l’azione degli Stati nell’affrontare le sfide contemporanee che interessano la libertà di espressione, ma in un’ottica basata sui diritti.

Quali sono le principali sfide e gli ostacoli all’attuazione di questa Dichiarazione?

La Dichiarazione del 2019 è uno strumento di soft law e non è giuridicamente vincolante.Tuttavia, esso approfondisce l’Articolo 9 della Carta africana, che è vincolante per gli Stati che l’hanno ratificata. Pertanto, si può sostenere con forza la sua attuazione.

Tuttavia, la Commissione africana, così come altri portatori di interesse, devono sensibilizzare maggiormente sulla Dichiarazione. Ad esempio, nessuno dei rapporti statali presentati per essere esaminati durante la 77ª Sessione Ordinaria della Commissione africana, svoltasi da ottobre a novembre 2023, ha riferito sulla conformità alla Dichiarazione, in violazione del Principio 43(4). Inoltre, la mancanza di volontà politica in molti Paesi africani nel rispettare, proteggere e realizzare la libertà di espressione e l’accesso all’informazione minaccia non solo l’attuazione della Dichiarazione, ma anche gli altri quadri normativi pertinenti.

La manipolazione e l’interferenza informative straniere non sono menzionate nella Dichiarazione. Pensi che sia un aspetto che dovrebbe essere preso in considerazione in futuro?

In effetti, la Dichiarazione del 2019 non menziona la FIMI. Tuttavia, la Dichiarazione affronta l’aspetto connesso della depenalizzazione delle leggi sulle false notizie. Considerato l’impatto della FIMI sull’ecosistema dell’informazione e dei diritti umani in Africa, vi è la necessità di un quadro normativo più completo di definizione degli standard per orientare l’azione statale. È importante che questo adotti un approccio basato sui diritti umani.La Commissione africana, in particolare il Relatore speciale sulla libertà di espressione e l’accesso all’informazione, dispone del mandato necessario per guidare un simile processo.


Informazioni sull’intervistata: Marystella A. Simiyu è un’avvocata e patrocinatrice presso l’Alta Corte del Kenya. Attualmente lavora come responsabile di programma presso l’Unità per l’espressione, l’informazione e i diritti digitali del Centro per i diritti umani, Università di Pretoria. Marystella è inoltre una dottoranda all’ultimo anno del Dottorato in Giurisprudenza (LLD) presso l’Università di Pretoria ed è titolare di un Master in Giurisprudenza in Diritti umani e democratizzazione in Africa conseguito presso il Centro per i diritti umani, Università di Pretoria. I suoi ambiti di ricerca includono il diritto internazionale dei diritti umani, il diritto costituzionale, le elezioni e i diritti digitali.

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