Dai, facciamo finta di niente!
I canali di disinformazione tentano di ignorare la Bielorussia
Il segmento in lingua inglese dei canali di disinformazione filocremlini è sorprendentemente indifferente rispetto agli eventi in corso in Bielorussia. Con poche eccezioni, la maggior parte sembra evitare l’argomento. Ciò è particolarmente visibile nel caso della piattaforma Strategic Culture Foundation, dove la versione in lingua inglese offre cinque articoli sulla Bielorussia dall’inizio delle proteste, mentre la versione in lingua russa pubblica articoli ogni giorno.
Lo schema è lo stesso con RT.com: la versione in inglese di RT pubblica in genere da uno a tre articoli al giorno sulla Bielorussia, mentre la versione russa – da cinque a dieci articoli ogni giorno.
L’eco-sistema
La disinformazione filocremlina viene concepita, moltiplicata e condivisa all’interno di un eco-sistema complicato. Sarebbe sbagliato vedere la disinformazione come il risultato di un sistema di comando e controllo, in cui un generale della disinformazione tira leve e preme pulsanti.
EUvsDisinfo identifica cinque tipi di canali all’interno di questo eco-sistema in lingua inglese della disinformazione filocremlina, a seconda del loro collegamento con le strutture statali russe.La prima categoria è interamente controllata dal Cremlino, l’ultima categoria non mostra alcun legame formale con Mosca.
- Siti che appartengono apertamente a, o sono affiliati con, strutture statali russe;
- Siti registrati in Russia e con un collegamento aperto ed evidente con ambienti filo-Cremlino;
- Siti registrati in Russia, ma senza collegamenti manifesti con il Cremlino o con altre strutture russe;
- Siti registrati al di fuori della Russia e dedicati principalmente a temi russi e con un’agenda apertamente filo-Cremlino;
- Siti, registrati al di fuori della Russia e che trattano una gamma più ampia di questioni, sostenendo al contempo narrazioni filo-Cremlino
Una tassonomia simile dell’ecosistema della disinformazione è suggerita dal Global Engagement Center del Dipartimento di Stato statunitense, il GEC.
RT e Sputnik appartengono, naturalmente, alla prima categoria: entrambi sono di proprietà statale, direttamente controllati dal Cremlino. La Strategic Culture Foundation appartiene alla seconda categoria; la sua proprietà non è resa nota, sebbene sia considerata un “partner” dal Ministero degli Affari Esteri della Federazione Russa. Secondo il GEC sopra menzionato, il sito è anche affiliato a strutture di intelligence russe.La quinta categoria non è controllata direttamente dal Cremlino, ma esprime simpatia per la visione del mondo del Cremlino e le ambizioni imperialiste del Cremlino; di solito viene descritta come un contrappeso all’imperialismo statunitense o dell’UE.
Disinformazione come dialogo
Mentre la Bielorussia è molto presente sulle prime pagine dei media professionali di tutto il mondo, le proteste sono coperte in modo molto scarso all’interno dell’ecosistema di disinformazione filo-Cremlino. Fort Russ News (categoria quattro) ha coperto l’intera ondata di proteste con appena tre articoli dalle elezioni del 9 agosto. Russia Insider (categoria 4) ha ignorato del tutto le proteste; Off-Guardian (categoria cinque) ha dedicato tre articoli alla Bielorussia, concentrandosi sulle proteste negli Stati Uniti, sul COVID-19 e sulle imminenti elezioni statunitensi. British 21 Century Wire (categoria cinque) sta sostanzialmente ignorando anch’esso la Bielorussia.
La disinformazione è un dialogo; i produttori di disinformazione devono essere attenti agli interessi del pubblico di riferimento. Un bugiardo deve essere un buon ascoltatore. Possiamo osservare sforzi di disinformazione rivolti a pubblici “di destra”, incentrati su questioni migratorie, “valori tradizionali” ecc.; oppure “di sinistra”, usando terminologia “anti-capitalista”, “anti-imperialista”.
La situazione in Bielorussia non è molto favorevole per raggiungere nessuno di questi due pubblici.È impossibile descrivere la Bielorussia (o la Russia) come una società socialista per mobilitare il pubblico “di sinistra”, e la possibilità di trasformare gli eventi in Bielorussia in un tema anti-migrazione o di “valori” è limitata.
L’unico modo in cui l’ecosistema filo-Cremlino può riferire della Bielorussia è come manifestazione dell’imperialismo USA/NATO/UE. In uno dei pochi articoli sulla Bielorussia nella categoria 5 Off-Guardian, le proteste vengono ridotte a un “lancio di narrazione”.
L’ecosistema della disinformazione lavora con un piccolo insieme di concetti, e gli eventi in Bielorussia non si adattano alla sua visione del mondo. Invece di raccontare un movimento realmente popolare contro la dittatura e la violenza, l’ecosistema preferisce guardare altrove. Sostenendo teorie del complotto su COVID-19, o tessendo storie sulle elezioni presidenziali statunitensi di novembre, per esempio. Argomenti casalinghi, confortevoli, privi di un reale legame con il mondo.