Figura della settimana: 122
La scorsa settimana, Facebook ha annunciato una nuova rimozione di 122 account utente, pagine, gruppi e profili Instagram con origine in Russia che violavano la sua politica contro l’interferenza straniera o governativa. Secondo l’indagine interna di Facebook, la rete aveva collegamenti con l’intelligence militare russa e prendeva di mira principalmente l’Ucraina, insieme ai Paesi limitrofi della regione.
Evoluzione tattica
L’operazione è stata caratterizzata da una maggiore sofisticazione tattica volta ad aggirare le capacità di monitoraggio di Facebook e a oscurare l’attribuzione – in modo simile alle tattiche osservate nell’operazione dell’Internet Research Agency russa in otto Paesi africani emersa lo scorso ottobre. In particolare, le persone dietro questa ultima rete si spacciavano per residenti locali e utilizzavano account falsi per gestire diversi gruppi e pagine, oltre che per pubblicare e commentare vari contenuti. È significativo che gran parte di questa attività si sia svolta nel corso del 2016 e del 2017 e, sebbene alcuni degli account in questione siano stati individuati e disabilitati dai sistemi automatizzati di Facebook, molti sono rimasti attivi fino alla rimozione della scorsa settimana.
Alcuni degli account affermavano di essere giornalisti cittadini e utilizzavano queste false identità per cercare di contattare responsabili politici, giornalisti e altre figure pubbliche di rilievo in Ucraina e in altri Paesi per piazzare storie false su questioni politicamente divisive.Anche gli account hanno pubblicato contenuti – di solito in russo, inglese o ucraino – incentrati su notizie locali così come su importanti temi internazionali come l’abbattimento del volo MH17, l’impegno militare russo in Siria e le presunte fughe di notizie dal servizio di sicurezza statale ucraino (SBU) relative alle tensioni etniche in Crimea. Esempi di questi contenuti forniti da Facebook sono coerenti con le narrazioni di disinformazione filocremlino su questi temi, ad esempio cercando di mettere in dubbio le conclusioni del Joint Investigation Team (JIT), che ha ritenuto la Russia responsabile dello schianto dell’MH17, attaccando politici e figure pubbliche che sostengono legami più stretti con l’Occidente e attaccando gruppi umanitari che lavorano per documentare crimini di guerra in Siria.
Lezioni per il futuro
L’operazione è stata esaminata da Graphika, una società di analisi dei social media, prima della rimozione degli account da parte di Facebook. Questa analisi evidenzia tre principali insegnamenti:
Ascesa della messaggistica privata: oltre a pubblicare post pubblici, questi account hanno coinvolto – e talvolta intrappolato – i loro bersagli tramite messaggistica privata.Tale uso di messaggi diretti ed email per avvicinare giornalisti e figure politiche è comparso in diverse altre operazioni di informazione ed è di crescente rilevanza tattica.
Attività coordinata tra piattaforme: Graphika ha rilevato che l’operazione russa è andata oltre gli account Facebook in questione, estendendosi a una serie di altre piattaforme online più piccole e blog, che possono essere sfruttati più facilmente per “ripulire” contenuti e offuscarne le origini sui social media.
Anche le organizzazioni mediatiche sono bersagli: gli agenti della disinformazione cercano di legittimare i propri contenuti facendoli ripubblicare da testate credibili, alle quali possono esternalizzare “il testimone della narrazione”.
Il Cremlino non è solo
Oltre all’operazione russa, Facebook ha anche rimosso altre due reti nell’ambito di quest’ultima azione di rimozione: una con origine in Iran che prendeva di mira principalmente gli Stati Uniti, e una con origine in Myanmar e Vietnam che prendeva di mira il pubblico nel primo. Queste operazioni erano considerevolmente più piccole rispetto allo sforzo russo: la rete iraniana comprendeva sei account Facebook e 5 account Instagram, mentre l’operazione orientata al Myanmar coinvolgeva 13 account Facebook e 10 pagine. Leggi di più sulle precedenti chiusure da parte di Facebook di operazioni russe qui e qui.