Figura della settimana: 23%
Meno di un quarto dei russi si fida della televisione come fonte di informazione – un nuovo minimo storico dal 2016.
La fiducia dei russi nella televisione come fonte di informazione ha toccato minimi storici nel 2020, secondo un sondaggio di Deloitte pubblicato sul quotidiano Kommersant. In un solo anno, il livello di fiducia nella televisione è diminuito di 5 punti percentuali, arrivando al 23%. Secondo la testata giornalistica russa indipendente Meduza, si tratta del minimo storico dal 2016, quando l’azienda ha iniziato a condurre sondaggi regolari sul consumo dei media.
Secondo il sondaggio, gli abitanti di Mosca sono quelli che si fidano meno della televisione in assoluto: solo il 20% degli intervistati la considera una fonte di notizie affidabile. La situazione è altrettanto critica nelle aree urbane più grandi. In media, i livelli di fiducia nella televisione nelle città con più di un milione di abitanti si aggirano intorno al 21%.L’indagine ha anche mostrato che il personale militare, i dipendenti delle agenzie governative e le persone con più di 55 anni rientrano tra coloro che tendono a fidarsi maggiormente della televisione.
Abbondanza di disinformazione
Il database EUvsDisinfo contiene molti esempi di messaggi di disinformazione diffusi sui canali televisivi russi controllati dallo Stato, il che suggerisce che la sensazione di sfiducia espressa dai rispondenti non è infondata.
Per esempio, all’inizio dell’epidemia di COVID-19, i canali televisivi russi affermavano che il coronavirus fosse una messa in scena americana, che colpisse solo la “razza mongoloide” e che potesse essere un’arma biologica sviluppata artificialmente, influenzando così la consapevolezza delle persone riguardo alla pandemia.
I canali televisivi federali continuano a disinformare il pubblico russo sull’avvelenamento del loro connazionale Alexei Navalny, sostenendo che nel suo sangue siano state trovate solo tracce di caffeina e alcol, che fosse stato ricoverato a causa di malattie croniche e che tutto ciò fosse un complotto per fermare il gasdotto Nord Stream 2.
Un altro politico dell’opposizione russa, Ilya Yashin, ha recentemente sottolineato l’ipocrisia della rete NTV controllata dallo Stato, che ha mandato in onda un “documentario” diffamatorio sul politico russo assassinato Boris Nemtsov.Il documentario ha sostenuto che Nemtsov sia stato assassinato dai servizi segreti ucraini (si veda un esempio di un’affermazione simile qui). «Molti dei miei colleghi dicono che non vale la pena prestare attenzione a queste sciocchezze, perché le persone intelligenti capiscono tutto, e comunque nessuno crede a NTV. […] Ma alla fine NTV ha ancora un pubblico enorme», ha detto Yashin.
Ha ragione. Reagendo ai risultati del sondaggio, un rappresentante del gigante dei media statali VGTRK ha dichiarato che l’audience dei canali TV federali controllati dallo Stato stava in realtà aumentando, riporta Kommersant.

Trasformare quel broncio in un sorriso
Il sondaggio ha inoltre rilevato che i russi si fidano maggiormente di internet. Circa il 55% lo considera una principale fonte di informazione. Il 39% degli intervistati ha detto di accedere alle informazioni su siti di notizie, analisi e siti ufficiali, mentre il 16% fa affidamento sui social media.
RT International, interamente finanziata dal governo russo, ha cercato di dare una lettura positiva ai risultati, suggerendo che «era tempo che i media occidentali mandassero in pensione la loro ossessione russa per la “TV di Stato”», dato che i cittadini si stavano «spostando in massa verso internet per punti di vista diversi». Comunque sia, RT, che l’anno scorso nel Regno Unito è stata multata per aver violato le regole di imparzialità, ha una presenza online considerevole.