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Figura della settimana: tre su dieci

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Le teorie del complotto sul coronavirus stanno guadagnando terreno presso il pubblico: quasi tre americani su dieci credono che il COVID-19 sia stato prodotto in un laboratorio.

Una delle domande più persistenti nello studio della disinformazione è se essa abbia un impatto, e come tale impatto possa essere misurato. A volte, basta un semplice sondaggio di opinione pubblica per mettere in luce una verità scomoda: sì, la disinformazione funziona.

Nella maggior parte dei casi, l’effetto della disinformazione non è lineare né dall’alto verso il basso: di solito comporta il provocare dubbio, incertezza o sfiducia – cambiamenti cognitivi difficili da misurare per i ricercatori – piuttosto che indurre attivamente le persone a credere a una specifica falsità. Ma nelle giuste condizioni e con un’esposizione sufficiente, può accadere anche quest’ultimo caso. Viene in mente la vecchia legge della propaganda: una menzogna ripetuta abbastanza spesso diventa la verità.Questo principio è stato confermato dalla ricerca psicologica: ogni volta che ci imbattiamo in una determinata affermazione, il nostro cervello la elabora con maggiore facilità – ed è proprio questa fluidità che crea la percezione di verità, anche se l’affermazione è falsa.

Quando si tratta della falsa nozione secondo cui il coronavirus sarebbe stato creato dall’uomo – un’affermazione che è diventata virale pur essendo stata ampiamente smentita dagli scienziati – sembra che questo principio della “illusione della verità” tenga duro.

Un nuovo sondaggio del Pew Research Center, condotto dal 10 al 16 marzo 2020, ha rilevato che quasi un terzo degli americani (29%) crede che la COVID-19 sia stata “molto probabilmente” prodotta in laboratorio. Di questi, il 23% ritiene che il virus sia stato sviluppato intenzionalmente in un laboratorio, mentre solo il 6% pensa che sia avvenuto accidentalmente.

Nel frattempo, solo il 43% degli intervistati ha affermato che il virus molto probabilmente si è originato naturalmente – il che rappresenta il consenso scientifico degli esperti – e un ulteriore 25% ha espresso incertezza sulle sue origini.

 

 

Sebbene questo sondaggio sia limitato agli Stati Uniti, suscita preoccupazione anche per l’impatto della disinformazione legata al coronavirus su altri pubblici.La questione della genesi del coronavirus si è rivelata un terreno eccezionalmente fertile per teorie del complotto e speculazioni in tutto il mondo, con mis- e disinformazione sull’argomento provenienti da un’ampia varietà di fonti diverse in vari Paesi. Per esempio, funzionari cinesi hanno diffuso la teoria del complotto secondo cui il coronavirus sarebbe stato portato a Wuhan dai militari statunitensi, mentre nel Regno Unito una teoria del complotto che collegava il coronavirus al 5G ha portato ad attacchi incendiari e atti di vandalismo contro diversi tralicci della telefonia mobile.

Anche i media filocremliniani hanno avuto un ruolo non trascurabile nel propagare numerose teorie del complotto e disinformazione sulle origini del virus. Come abbiamo scritto la scorsa settimana, la quota maggiore di casi legati al coronavirus nel database EUvsDisinfo riguarda qualche variazione dell’affermazione secondo cui gli Stati Uniti avrebbero prodotto e trasformato in arma il COVID-19. In termini di coinvolgimento sui social media, gli articoli di disinformazione più popolari provenienti da siti filocremliniani, tra cui RT e Sputnik, affermavano che il coronavirus è un’arma biologica creata artificialmente, che gli Stati Uniti sono dietro alla sua diffusione e che il virus ha origine in laboratori statunitensi e prende di mira gli avversari dell’America.

CLAUSOLA DI ESCLUSIONE DELLA RESPONSABILITÀ

I casi presenti nella banca dati di EUvsDisinfo si concentrano sui messaggi nello spazio informativo internazionale nei quali è stata individuata una rappresentazione parziale, distorta o falsa della realtà, nonché la diffusione di messaggi pro-Cremlino. Ciò non implica necessariamente che un determinato canale sia collegato al Cremlino o sia editorialmente pro-Cremlino, oppure che abbia intenzionalmente cercato di disinformare. Le pubblicazioni di EUvsDisinfo non rappresentano la posizione ufficiale dell’UE, poiché le informazioni e le opinioni espresse si basano sui resoconti dei media e sull’analisi della task force East Stratcom.

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