Il caso del Baltic Pipe: disinformazione al servizio della politica energetica del Cremlino
Quattro lingue, un messaggio dai canali di disinformazione filo-Cremlino: diventare indipendenti dal gas russo è solo una cattiva idea.
Nel mercato energetico europeo è in costruzione un nuovo corridoio di approvvigionamento di gas.Il Baltic Pipe – un progetto realizzato dalla società danese Energinet e dalla società polacca Gaz-System, con il sostegno finanziario del Connecting Europe Facility dell’UE – ha lo scopo di trasportare gas dalla Norvegia ai mercati danese e polacco; dalla Danimarca alla Polonia; e possibilmente agli utenti finali nei paesi vicini.
Il Baltic Pipe è previsto in completamento nel 2022; ma la disinformazione filocremlina ha già iniziato a costruire una narrazione alternativa contro di esso, ricorrendo ad argomentazioni economiche, geopolitiche e perfino russofobe “”.
Come farne una questione di soldi
I canali filocremlini si sono impegnati a descrivere il progetto come privo di basi economiche (esempi qui, qui e qui), dipingendolo come un “insensato spreco di denaro” e ostaggio di “fattori politici” che, secondo la presunta visione di Varsavia, “prevalgono sulla logica finanziaria e tecnica”.
Anche l’idea di diversificare le fonti energetiche e rafforzare la sicurezza dell’approvvigionamento non trova riscontro presso le fonti filocremlino: soprattutto i loro messaggi in lingua polacca trasmettono critiche sostanziali, per esempio presentando gli USA, la Norvegia e il Qatar come fornitori di gas meno affidabili e più costosi – in contrasto con la Russia.
In un’altra versione di questa narrazione, il BalticPipe è descritto come un fattore che provoca conseguenze indesiderate per la sicurezza energetica di altri Paesi, inclusa una “disruption in the gas balance” su scala europea e aumenti dei costi per altri Paesi e cittadini europei. La questione della diversificazione delle forniture energetiche agita le discussioni sui social media in tutte le lingue verificate, ma è più prominente in tedesco e in russo (si veda i grafici sotto).
Nessuna delle pubblicazioni dedicate al Baltic Pipe presenta la varietà di elementi alla base della decisione di costruire il gasdotto, inclusi quelli politici, di sicurezza ed economici. Per i Paesi dipendenti dal gas russo, è un passo logico investire nel Baltic Pipe e ridurre la dipendenza da un unico fornitore, dati i vincoli politici dei contratti con Gazprom, la determinazione del prezzo del gas nonché le precedentemente registrate incertezze sulle consegne di gas. Inoltre, fonti di energia diversificate garantiscono la sicurezza dell’approvvigionamento – una priorità per ogni Paese al mondo, indipendentemente dalla sua posizione nei confronti della Russia.

Come piegarlo alle esigenze del Cremlino
Ignorando tutti gli argomenti menzionati sopra, le testate pro-Cremlino scelgono di dipingere una visione quasi apocalittica, in cui l’Europa sta finendo il gas. Ma c’è una via d’uscita da questo scenario (secondo le testate pro-Cremlino): affidarsi a forniture dalla Russia più economiche, migliori e più affidabili.Nel complesso, l’Europa non sarà comunque in grado di sopravvivere senza il gas russo – secondo i media filocremlino. Questo messaggio viene promosso in tutte e quattro le lingue che abbiamo esaminato (esempi in lingua russa qui, qui e qui; esempi in polacco qui; in inglese qui, in tedesco – qui); ma il maggior peso è stato dato al pubblico tedesco, con circa il 20% dell’intera copertura mediatica filocremlino in lingua tedesca dedicata a questa questione. Allo stesso tempo, nessuno degli articoli che spingevano questa narrazione ha ottenuto molta attenzione nei social media in lingua tedesca.
L’ironia sta nel fatto che, se l’Europa dovesse infine soffrire di una carenza di gas, sarebbe a causa della Gazprom controllata dallo Stato, che ha continuato a mettere in guardia l’Europa sulla scarsità della risorsa nel caso in cui l’Europa non decidesse rapidamente di aumentare le proprie importazioni dalla Russia…
Come trasformarlo in Russophobia e nei sogni di gloria
Agli occhi dei media filocremlino, la politica di diversificazione energetica può anche essere vista come una prova di Russophobia. Una specifica narrazione nelle pubblicazioni in lingua polacca, assente nelle altre lingue, sostiene che vi siano significativi svantaggi economici e politici per la Polonia derivanti dal coinvolgimento nel progetto.I canali pro-Cremlino preferiscono parlare dei piani della Polonia di creare Intermarium – una cintura di Paesi dell’Europa orientale dal Baltico al Mediterraneo, che sarebbe una sorta di Cortina di ferro tra l’Europa e la Russia – piuttosto che tenerne conto. Ci siamo anche imbattuti in una narrazione secondo cui la Polonia avrebbe accettato di dare alla Danimarca il controllo sul proprio territorio, trasferendo l’80% della zona marittima contesa sotto il controllo di quest’ultima. In realtà, anche se in questo caso i numeri sono corretti, l’accordo polacco-danese non riguardava la cessione di alcun territorio, bensì il rispetto di tutti i requisiti legali della Convenzione delle Nazioni Unite sul diritto del mare per rendere possibile il progetto Baltic Pipe.
I canali pro-Cremlino hanno effettivamente spinto la ben nota narrazione della Polonia come burattino americano. Il Baltic Pipe in quanto tale viene qui rappresentato come l’ennesimo tentativo polacco di promuovere gli interessi energetici americani in Europa, privando la Polonia della capacità di prendere decisioni indipendenti. Questa è una delle narrazioni di disinformazione più comuni che prendono di mira la Polonia, che si tratti di politica di difesa, politica orientale o altre azioni intraprese dalla Polonia sulla scena internazionale, che il team di EUvsDisinfo smentisce regolarmente.
L’area linguistica tedesca è l’unica (tra le quattro esaminate) in cui la Danimarca, in quanto beneficiaria del progetto Baltic Pipe, è stata presa di mira.Il suo ruolo nella costruzione del gasdotto è stato rappresentato [esempi: 1, 2] come volto a far avanzare il progetto a qualsiasi costo, anche bloccando la costruzione del Nord Stream 2. Ciò è in linea con le narrazioni pro-Cremlino sulla mancanza di una base economica per il progetto e sulla russofobia, ma non ha ottenuto popolarità sui social media (vedi grafici sotto).
Come il team EUvsDisinfo ha mostrato molte volte, la disinformazione può viaggiare molto lontano, attraverso paesi e lingue. Se qualcosa non è in linea con la politica del Cremlino, i media pro-Cremlino la presentano come russofobia oppure come un’assurdità economica o geopolitica. Non c’è spazio per sfumature, fatti o punti di vista diversi. Se non sei con noi, sei contro di noi.
Interazioni sui social media in quattro lingue, per narrazione

