Isteria sul carburante, seminare discordia, diffondere confusione. Resoconto dettagliato dei tentativi di manipolazione prima delle elezioni statunitensi
Un’operazione durata più di due anni, che ha coinvolto decine di dipendenti, centinaia di migliaia di follower e milioni di dollari: questa è la portata dell’operazione russa volta a influenzare l’opinione pubblica sui social media prima delle elezioni presidenziali statunitensi del 2016.
Questa è la conclusione che emerge dall’atto d’accusa preparato dal Procuratore Speciale Robert Mueller a febbraio. Tredici cittadini russi sono accusati di interferenza con il sistema politico degli Stati Uniti. E questo numero potrebbe aumentare: secondo il rapporto, gli imputati hanno cospirato non solo tra loro, ma anche con altre “persone note e sconosciute al Gran Giurì”.
Il rapporto riguarda esclusivamente le azioni condotte dalla “fabbrica di troll” di San Pietroburgo, ufficialmente chiamata Internet Research Agency e conosciuta anche con molti altri nomi, a cominciare dai “troll di Olgino” (dal nome della prima sede dell’agenzia in questo quartiere di San Pietroburgo). In seguito si è trasferita in via Savushkina e, dopo le ultime festività natalizie, ha ricevuto un nuovo indirizzo con una superficie di uffici tripla.
Ma anche se nella campagna di influenza sono stati coinvolti molti più elementi oltre ai soli social media, già la portata di questa operazione è impressionante.Secondo Mueller, l’operazione che ha preso di mira le elezioni statunitensi era già iniziata nel 2014, con il semplice obiettivo di seminare discordia nel sistema politico e affrontare temi divisivi tramite gruppi e pagine che sostenevano falsamente di rappresentare attivisti statunitensi. Poche settimane prima delle elezioni, il dipartimento che si concentrava sulla popolazione degli Stati Uniti contava già più di 80 dipendenti e un budget mensile di 1,25 milioni di dollari.
Gli imputati riuscirono persino a procurarsi un’infrastruttura informatica in parte basata negli Stati Uniti, per nascondere l’origine russa delle loro attività.
Oltre all’attività sui social media, i russi riuscirono persino a organizzare manifestazioni politiche all’interno degli Stati Uniti, fingendosi entità di base statunitensi e cittadini americani. Non solo prima, ma anche dopo le elezioni. E non solo a favore di Trump, ma anche per protestare contro Trump, tutto per seminare discordia e divisione.
In uno dei casi, riuscirono perfino a reclutare una persona reale perché reggesse un cartello raffigurante Hillary Clinton con la scritta: “Penso che la legge della Sharia sarà una potente nuova direzione di libertà” — una delle tattiche tipiche per alimentare una campagna già emotiva e per dipingere le persone come portatrici di opinioni più estreme.Abbiamo già scritto di un approccio simile da parte di una persona filocremlino in Svezia.
A parte le questioni altamente divisive come quelle razziali, religiose o legate alle minoranze, i troll russi hanno anche spinto con forza il messaggio che le elezioni fossero truccate – cosa che abbiamo visto anche in Germania e in Scozia.
Leggi il rapporto completo qui.
Ulteriori letture:
Confessioni di un troll filocremlino
Dentro il “Ministero della Verità”