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La cultura del risentimento rivisitata

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«La parola russa обида – obida – suscettibilità, risentimento, broncio, serbare rancore – è diventata un elemento centrale nel plasmare gli atteggiamenti dell’opinione pubblica da parte degli spin doctor dei media statali russi», scrivevamo all’inizio di gennaio 2020.

Poco prima dell’inizio della pandemia globale, i media filo-Cremlino si stavano preparando a celebrare il 75º anniversario della vittoria sulla Germania nazista, pretendendo dal mondo il riconoscimento inequivocabile del proprio risultato, e poi mettendo il broncio e imbronciandosi qualora qualcuno mettesse in dubbio il suo ruolo di unica forza di resistenza contro il fascismo – sia oggi sia nel corso della storia.

Un anno e due ondate della pandemia globale più tardi, i media filo-Cremlino pretendono il riconoscimento di un altro risultato – il vaccino Sputnik V – attaccando l’istituzione da cui cercano il riconoscimento.

Agenzia europea per i medicinali: un bersaglio facile

Il vaccino Sputnik V è notevole non solo per la sua efficacia del 91,6%, ma anche per il fatto che ha un proprio account Twitter. Questa settimana l’account è stato usato per «pretendere scuse pubbliche» dalla presidente del consiglio di amministrazione dell’Agenzia europea per i medicinali (EMA) per i suoi commenti che scoraggiavano gli Stati membri dell’UE dall’approvare unilateralmente il vaccino.Mentre il funzionario medico ha sottolineato il fatto che non vi fossero ancora dati di sicurezza sufficienti su coloro ai quali era già stato somministrato un vaccino, l’account Twitter di Sputnik V ha dato sfogo al proprio risentimento, accusando il funzionario di una “possibile interferenza politica” e sostenendo che l’EMA aveva “rimandato per mesi la revisione di Sputnik V”.

Ciò che potrebbe essere interpretato come un “problema di comunicazione” è in realtà trolling a livello statale, volto a minare la credibilità dell’EMA e a dipingere Sputnik V e, per estensione, la Russia, come oggetto di un trattamento ingiusto da parte dell’Occidente e dell’UE.

È una tendenza che osserviamo da quando Sputnik V è stato lanciato, con i media filocremlini che sostengono che l’Occidente abbia criticato il vaccino russo perché non riusciva ad accettare il primato della Russia e che l’Europa si rifiutasse di acquistare Sputnik V per ragioni politiche.

Ne abbiamo visto la prosecuzione anche questa settimana, con Sputnik Georgia che ha accusato “molti nemici” di cercare di erodere la fiducia nella Russia e nell’eroismo degli scienziati russi. La Polonia, i cui funzionari hanno dichiarato che non avrebbero messo a rischio la salute dei cittadini acquistando vaccini non approvati, è stata accusata di odio verso la Russia.

L’EMA, che sta attualmente conducendo una rolling review di Sputnik V, è diventata un bersaglio della disinformazione filocremlina.Già a novembre scorso, i media filocremlino hanno affermato falsamente che la UE “aveva avviato” i negoziati con il produttore russo di vaccini. Ora, quattro mesi dopo, si sostiene che la revisione di Sputnik V sia stata “rinviata di mesi”, quando in realtà l’Agenzia stava fornendo consulenza e orientamento scientifici agli sviluppatori del vaccino. In questo modo, gli attori filocremlino cercano di dare credibilità alle loro affermazioni di “attacchi” politici contro il vaccino russo. Questo era precisamente il sentimento espresso da RT Arabic alcune settimane fa, quando ha sostenuto che “il ritardo dell’EMA nell’approvare Sputnik V è politico”, sebbene a quel punto il produttore di Sputnik V non avesse nemmeno presentato una domanda.

Con la scienza, come con le sue vittorie militari, gli attori filocremlino pretendono un riconoscimento immediato e inequivocabile, ancora prima che le prove scientifiche vengano adeguatamente esaminate. E quando le procedure rigorose e diligenti dell’EMA si mettono di mezzo, si scatena il risentimento.

Risentimento verso l’Ucraina e verso altri vaccini

Allo stesso tempo, continuano i tentativi di screditare altri vaccini contro il coronavirus (compresi quelli già autorizzati dall’EMA).I media filocremlino hanno affermato questa settimana che i medici moldavi si sono rifiutati di vaccinarsi con il vaccino AstraZeneca, in attesa dello Sputnik V.

Ma anche questo impallidisce di fronte al risentimento del Cremlino verso l’Ucraina. Dopo aver continuamente denigrato il Paese definendolo una “colonia di terza categoria” abbandonata, uno “stato totalitario” sotto il completo controllo dei Paesi occidentali, le testate filocremlino hanno iniziato a usare la questione dei vaccini come un’ulteriore linea di attacchi di disinformazione.

Mentre il Presidente dell’Ucraina riceveva questa settimana la sua iniezione di vaccino, i commentatori filocremlino sulla TV controllata dallo Stato hanno sostenuto con aria impassibile, ma senza la minima prova, che al posto del vaccino gli sia stata iniettata una dose di vitamine. Ciò segue una lunga serie di accuse secondo cui il governo ucraino starebbe pianificando la distruzione del suo popolo rifiutando un vaccino russo.

Il risentimento si ritorce contro

Un anno fa, abbiamo citato un autore russo, Andrei Arkhangelsky, il quale suggeriva che questa cultura del risentimento, obida, sia una mossa deliberata per distrarre i russi dai problemi attuali e dalle questioni interne.

Questo risulta particolarmente vero poiché gli ultimi sondaggi mostrano che meno di un terzo dei russi è disposto a vaccinarsi con lo Sputnik V.Secondo i sondaggi d’opinione, il numero degli scettici sui vaccini è aumentato: da un livello stabile del 50%+ a ora oltre il 60% dei russi non è pronto a vaccinarsi entro l’inizio di marzo. Gran parte di ciò è alimentata da una profonda sfiducia nelle autorità russe.

A prescindere dalla vaccinazione, neppure il risentimento legato alla storia è scomparso. Nel 2021, mentre la Russia commemora l’80° anniversario dall’inizio della “Grande Guerra Patriottica” (come la Seconda guerra mondiale è conosciuta in Russia), l’agenzia di stampa statale RIA Novosti scrive di una “guerra culturale” che l’Occidente starebbe presumibilmente conducendo contro la Russia. Per vincere “la grande guerra culturale”, RIA Novosti ha chiesto un controllo più rigoroso delle “piattaforme internet americane”.

Ma bisogna stare attenti a ciò che si desidera: nel tentativo di rallentare Twitter, le autorità russe sono riuscite a interrompere il funzionamento dei siti web statali, compresi quelli del Cremlino, della Duma di Stato e del governo. Il risentimento, a quanto pare, si ritorce contro.

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