La disinformazione ha acuito le tensioni tra Serbia e Montenegro
La disinformazione ha acuito le tensioni tra Serbia e Montenegro
La situazione divisiva attorno alla Legge sulla libertà di religione del Montenegro, recentemente adottata, è stata utilizzata da canali di disinformazione nella regione per fomentare divisioni, ricalcando una prassi già rilevata in Ucraina, Armenia e Georgia.
L’adozione della Legge sulla libertà di religione, approvata dal Parlamento del Montenegro il 27 dicembre 2019, ha attirato una notevole attenzione mediatica in tutta la regione e soprattutto in Serbia. La copertura si è concentrata principalmente sulle disposizioni relative ai beni della Chiesa ortodossa serba (SOC) in Montenegro. L’analisi della rassegna stampa ha indicato una trattazione equilibrata, ma ha anche evidenziato propaganda, disinformazione e fake news, che hanno raggiunto i loro picchi nella prima settimana di gennaio.
Come riportato dai media in tutta la regione, una delle disposizioni contestate della legge riguarda la prova della proprietà dei beni da parte delle comunità religiose. Secondo il Centro montenegrino di forensica digitale, negli ultimi tre mesi sono stati pubblicati 35.000 articoli di notizie e post sui social media contrari alla Legge.Come riportato, 20.000 di queste notizie provenivano dalla Serbia e 9.000 provenivano dalla Bosnia-Erzegovina.
Dai media russi a quelli serbi
L’entrata in vigore della Legge ha portato a tensioni politiche, incidenti violenti nel Parlamento del Montenegro e a una serie di proteste organizzate dalla SOC in diverse città del Montenegro, così come in Serbia e nell’entità della Repubblica Srpska della Bosnia-Erzegovina.
Le fonti della falsa informazione includevano media con sede in Serbia (alcuni dei quali statali), media in lingua serba di proprietà russa (Sputnik) e alcuni portali di notizie con sede in Montenegro. Spesso hanno anche diffuso contenuti manipolativi non verificati creati da utenti dei social network e dichiarazioni di politici e rappresentanti del clero montenegrini e serbi..
Il fantasma del 2015
Alcuni media hanno scritto ampiamente dei beni della Chiesa ortodossa serba sostenendo che finiranno “nelle mani della rivale Chiesa ortodossa montenegrina”, che sarebbe una “chiesa falsa” e “scismatica”, affermando che le proprietà della SOC saranno affittate o vendute o trasformate in località e attrazioni turistiche.Un’altra narrazione descriveva la teoria del complotto secondo cui il Governo del Montenegro starebbe pianificando di regalare le sacralità e le reliquie della SOC alla Santa Sede e/o all’Ordine di Malta.
Un’altra tattica, smascherata da alcuni fact-checker locali, consisteva nell’uso di articoli di una versione del 2015 di una bozza di legge che non sono stati adottati dal Montenegro e che non fanno parte della legge adottata, per creare un quadro falso degli effetti della nuova legge. Quei vecchi testi includevano disposizioni secondo cui le comunità religiose con una sede ufficiale al di fuori del Montenegro sarebbero state impedite a registrarsi, che il Governo sarebbe stato in grado di approvare l’elezione dei capi delle comunità religiose, che le organizzazioni religiose avrebbero potuto essere facilmente abolite e i loro beni trasferiti al Governo, ecc. Nessuna di queste è stata inclusa nel testo attualmente approvato.
E poi c’è la NATO…
Alimentando teorie del complotto, sono circolati messaggi errati secondo cui il governo avrebbe pianificato di invitare 250 membri della polizia speciale del Kosovo ROSU per aiutare a garantire l’ordine la vigilia di Natale. Il Governo ha reagito molto rapidamente, annunciando su Twitter che si trattava di fake news. Il portale di notizie che ha diffuso questa storia l’ha cancellata poco dopo.La disinformazione è arrivata in un momento cruciale, quando le tensioni erano alte e molte persone erano impegnate nelle proteste.
I sentimenti anti-NATO sono stati usati per aumentare il senso di cospirazione. I media hanno sostenuto che il team di supporto anti-ibrido della NATO in visita in Montenegro avesse il compito di “abbattere siti e portali che disobbediscono alla regola del Presidente montenegrino, controllare internet, manipolare le proteste di massa riducendone i numeri, incolpare gli arcivescovi attraverso testi artefatti…”
La situazione ha fortemente suscitato emozioni nel Paese e ha in parte alimentato le proteste iniziate a dicembre dello scorso anno, subito dopo l’adozione della Legge.