Nel 2026 l’economia russa è in grave difficoltà

Persone in fila al bancomat con missili sopra. (Descrizione generata dall'IA)
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Nel 2026 l’economia russa non è ancora in declino, ma è in grave difficoltà. La crescita trainata dalla guerra sta perdendo slancio, le sanzioni si stanno inasprendo, le riserve finanziarie si stanno riducendo e l’incertezza segna sempre di più la vita quotidiana. Quella che per un certo periodo è sembrata resilienza si sta rivelando fragile, mentre i costi economici della guerra si estendono oltre il campo di battaglia.

L’illusione della resilienza

Per anni il Cremlino ha insistito sul fatto che le sanzioni occidentali non funzionano e che l’economia russa è forte nonostante la guerra in Ucraina. In apparenza, la vita quotidiana continua: i negozi sono aperti, gli stipendi vengono pagati (seppur talvolta con ritardi) e lo Stato continua a spendere. Questa normalità apparente viene spesso presentata come prova che la Russia ha superato la tempesta economica.

Ma le apparenze ingannano. Sotto questo sottile strato di stabilità, l’economia russa si sta avviando verso gravi difficoltà nel 2026. Il modello che mantiene in funzione il sistema dipende sempre più da misure straordinarie che non possono essere sostenute all’infinito.

La disinformazione come copertura economica

La narrativa della resilienza non è emersa spontaneamente. È stata rafforzata dalla continua disinformazione russa e dalle operazioni di manipolazione delle informazioni e ingerenze da parte di attori stranieri (FIMI) rivolte sia al pubblico interno che all’Europa.

Una delle affermazioni centrali di queste narrazioni sostiene che le sanzioni danneggiano gli europei più dei russi. Secondo questa narrazione, l’Europa si congelerebbe durante l’inverno, i prezzi dell’energia sarebbero saliti alle stelle e l’unità politica nell’UE sarebbe in procinto di crollare sotto la pressione economica. Allo stesso tempo, i media statali russi e i canali pro-Cremlino hanno descritto l’economia interna come stabile e adattabile, presentando la normalità come prova del fallimento dell’Occidente.

Questo messaggio è stato ulteriormente rafforzato da una riduzione della trasparenza. Dall’inizio dell’invasione su larga scala, lo Stato russo ha smesso di pubblicare o ha limitato l’accesso a un numero crescente di statistiche economiche e demografiche, compresi dati commerciali dettagliati, cifre sulle riserve e indicatori demografici. Limitare ciò che può essere misurato rende più facile sostenere che tutto è sotto controllo.

Mentre l’attenzione viene spostata all’esterno, verso la presunta debolezza dell’Europa, le tensioni economiche interne alla Russia vengono nascoste.

Gran parte dell’attività economica recente della Russia è stata trainata dalla spesa bellica. Il governo ha investito ingenti somme nella produzione di armi, nell’esercito e nei servizi di sicurezza. Ciò ha creato l’illusione della crescita, ma non si tratta di vera prosperità: carri armati, munizioni e missili non migliorano il tenore di vita, né contribuiscono a costruire un’economia civile moderna.

Si tratta, al contrario, di un investimento improduttivo che trasforma il lavoro e il capitale in distruzione anziché in prosperità.

Entro il 2026, questa spinta alimentata dalla guerra svanirà. Le fabbriche stanno già funzionando a pieno regime, la carenza di manodopera è diffusa e la produttività è debole. Dopo un surriscaldamento, più che una crescita sostenibile, nel 2023 e nel 2024, l’economia russa ha iniziato a raffreddarsi rapidamente nel 2025. Gli strumenti che hanno permesso al Cremlino di mantenere lo slancio sono stati in gran parte esauriti.

Un’economia sotto pressione

Allo stesso tempo, lo Stato russo sta esaurendo le risorse finanziarie facili: i proventi del petrolio e del gas continuano ad avere un’importanza enorme, ma sono sotto pressione. I prezzi del petrolio sono inferiori alle aspettative di Mosca, il petrolio russo deve essere venduto a prezzi scontati e il suo trasporto è diventato più costoso a causa delle sanzioni. Per compensare la differenza, il governo ha iniziato a trasferire l’onere sui cittadini comuni. Le imposte sui consumi sono state aumentate, sono previste nuove tasse sui beni di uso quotidiano e persino una serie di sanzioni amministrative sono state aumentate in modo generalizzato. Il risultato è semplice: prezzi più alti e meno soldi a disposizione nelle famiglie.

Mappa che mostra la percentuale del valore aggiunto lordo totale nel FY 2022 per regione. (Descrizione generata dall'IA)

L’economia russa è stata storicamente concentrata in un numero limitato di centri economici come Mosca e San Pietroburgo. Fonte: “The Russian economy in 2025: Between stagnation and militarization” (L’economia russa nel 2025: tra stagnazione e militarizzazione), https://www.atlanticcouncil.org/content-series/russia-tomorrow/the-russian-economy-in-2025-between-stagnation-and-militarization/

Gli elevati tassi di interesse aggravano ulteriormente la situazione. Per controllare l’inflazione e proteggere il rublo, i costi del credito sono stati mantenuti estremamente elevati. Questo scoraggia le imprese dall’investire e rende i prestiti inaccessibili per molti consumatori. Quando le aziende smettono di espandersi e le persone smettono di spendere, l’economia rallenta. Anche gli analisti vicini allo Stato russo avvertono ora che queste condizioni potrebbero spingere il Paese in recessione nel corso del 2026.

Le sanzioni stanno inoltre diventando sempre più severe, rendendo difficile ignorarle. Le misure più recenti hanno preso di mira Rosneft e Lukoil, due delle più importanti compagnie petrolifere russe. Queste sanzioni non bloccano le esportazioni di petrolio dall’oggi al domani, ma riducono i profitti, aumentano i rischi e costringono la Russia a ricorrere a costosi intermediari. Allo stesso tempo, l’Unione Europea continua ad applicare sanzioni contro la cosiddetta “flotta ombra” russa, costituita dalle petroliere obsolete utilizzate per trasportare petrolio in modo discreto aggirando le restrizioni. Ogni nuovo pacchetto rende le esportazioni più costose, più fragili e meno affidabili.

Il costo diventa personale

Queste pressioni non sono più astratte: stanno plasmando il modo in cui i russi comuni pensano alla loro vita. Nelle interviste condotte dal giornalista della BBC Steve Rosenberg alla fine del 2025, a molti russi è stato chiesto cosa sperassero per il 2026. Un numero sorprendente ha risposto con una sola parola: pace. Questo nonostante il Cremlino avesse dichiarato pobeda (“vittoria”) come parola ufficiale del 2025. Diversi intervistati hanno inoltre dichiarato di non pianificare più la loro vita con mesi o anni di anticipo. Uno di loro ha riassunto il sentimento generale con cruda chiarezza: “Cinque anni? È già tanto se riesco a guardare avanti di 10 giorni”.

Questa silenziosa ammissione dice più di qualsiasi statistica ufficiale. Quando le persone smettono di fare progetti per il futuro, è segno che l’incertezza e la stanchezza hanno preso il sopravvento. Prezzi in aumento, tasse più elevate e la sensazione che nulla stia migliorando spingono i consumatori a ridurre le spese. Quando le persone spendono meno, le aziende sono in difficoltà, i posti di lavoro diventano meno sicuri e il rallentamento economico si autoalimenta.

È improbabile che la Russia subisca un improvviso collasso economico nel 2026. Lo Stato dispone ancora di strumenti per mantenere il sistema funzionante: può tagliare la spesa sociale, obbligare le banche statali a concedere prestiti, stampare moneta e utilizzare le riserve finanziarie accumulate negli anni migliori. Ma questi strumenti non sono illimitati. La Russia ha già speso una parte significativa delle sue riserve accessibili per coprire i deficit di bilancio e finanziare la guerra, e ciò che resta si sta rapidamente riducendo.

Il vero pericolo non è un crollo improvviso, ma un declino lento ed estenuante, con margini sempre più stretti di anno in anno. Un’economia basata su spese militari permanenti, esportazioni petrolifere scontate, elusione delle sanzioni e consumo costante delle riserve non poggia su fondamenta sostenibili. Nel 2026, i limiti di questo modello stanno diventando impossibili da nascondere: la crescita è in stallo, la pressione sulle famiglie è in aumento e lo Stato ha sempre meno strumenti per attutire gli shock. Il Cremlino può ancora rivendicare il controllo, ma il costo di questa strategia non sarà pagato da chi detiene il potere, ma dai cittadini comuni che già faticano a vedere oltre i dieci giorni successivi.

Nel frattempo, i media statali russi e le reti FIMI continuano a ripetere che tutto è sotto controllo e che è l’Occidente a soffrire davvero. Le difficoltà economiche interne vengono minimizzate o ignorate, mentre le sfide dell’Europa vengono amplificate per sostenere l’illusione di forza. Ma con l’aumentare del divario tra la narrativa e la realtà vissuta, diventa sempre più difficile nascondere il fatto che l’economia russa è in grave difficoltà.

Non lasciatevi ingannare.

 

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