COMMENTO: Mezzi, obiettivi e conseguenze della campagna di disinformazione filocremlina
La task force East StratCom dell’UE è stata istituita dall’Alta rappresentante dell’UE Federica Mogherini nel 2015, in risposta a una richiesta di tutti i 28 capi di governo dell’UE di “affrontare le campagne di disinformazione in corso della Russia”. Si tratta di un team di undici esperti di comunicazione e di lingua russa, che mirano anche a migliorare la comunicazione sulle politiche dell’UE nei confronti del Vicinato orientale e a rafforzare il pluralismo dei media nella regione, soprattutto in lingua russa.
I prodotti di punta della task force sono il suo Disinformation Review settimanale sulle storie di disinformazione filo-Cremlino e i suoi account sui social media @EUvsDisinfo e EU vs Disinformation.
Non c’è alcun dubbio che la campagna di disinformazione filo-Cremlino sia una strategia orchestrata, che diffonde le stesse storie di disinformazione nel maggior numero possibile di lingue, attraverso il maggior numero possibile di canali e con la massima frequenza possibile.La nostra conclusione si basa su 15 mesi di raccolta quotidiana di dati sulla disinformazione: più di 2.500 esempi, in 18 lingue, di storie che contraddicono fatti disponibili pubblicamente, moltiplicate in molte lingue e ripetute quotidianamente.
Questa è anche la conclusione di molti esperti in questo campo, come i giornalisti di StopFake, che catalogano regolarmente le fake news e mostrano come un determinato contenuto di disinformazione venga diffuso e moltiplicato attraverso vari canali e lingue (vedi uno studio di caso di questo fenomeno).
La campagna di disinformazione è una misura non militare per raggiungere obiettivi politici. Le autorità russe lo affermano esplicitamente, per esempio attraverso la famigerata dottrina Gerasimov così come attraverso dichiarazioni di alti generali russi secondo cui l’uso di «dati falsi» e di «propaganda destabilizzante» sono strumenti legittimi nella cassetta degli attrezzi. Il Ministro della Difesa russo descrive l’informazione come «un altro tipo di forze armate». Giornalisti russi hanno ricevuto medaglie presidenziali per aver travisato gli eventi in Crimea.
L’obiettivo di questa campagna di disinformazione è indebolire e destabilizzare l’Occidente, sfruttando divisioni esistenti o creandone di nuove artificiali.Tali divisioni possono essere a livello strategico: per esempio l’UE contro la NATO/gli USA (dove la NATO/gli USA vengono spesso descritti come una potenza occupante nei paesi europei), oppure differenze tra gli Stati membri dell’UE (tipicamente sulla questione delle sanzioni contro la Russia). Possono anche essere a livello locale, sfruttando questioni legate alle minoranze o la paura dei rifugiati. Tra le divisioni artificiali, viene spesso utilizzato un conflitto tra diritti umani fondamentali e valori tradizionali.
Spesso vengono impiegate menzogne vere e proprie, volte a denigrare una determinata persona (1), un gruppo politico, un governo (2) o un’organizzazione intergovernativa (3), così come ONG, media mainstream, élite, esperti, l’“establishment”, e coloro che prendono iniziative per contrastare la disinformazione.
Un’altra strategia consiste nel diffondere il maggior numero possibile di messaggi contraddittori, per persuadere il pubblico che esistono così tante versioni degli eventi che è impossibile trovare la verità. Esempi particolarmente evidenti includono la palese confusione riguardo all’abbattimento del volo MH17, l’assassinio di Boris Nemtsov e il bombardamento di un convoglio umanitario in Siria.
Quali sono gli strumenti della disinformazione? Non abbiamo una panoramica completa, poiché non esiste ancora una ricerca sistematica sufficiente.Quello che sappiamo, grazie alla nostra stessa Disinformation Review così come ad attività locali come StopFake e Kremlin Watch, è che non vengono impiegati soltanto i grandi organi di informazione come RT o Sputnik, ma anche fonti apparentemente marginali, come siti web di nicchia, blog e pagine Facebook. I troll vengono impiegati non solo per amplificare i messaggi di disinformazione ma per intimidire coloro, come la giornalista finlandese Jessikka Aro, abbastanza coraggiosi da opporvisi. E la rete si allarga: ONG e “GONGO“ (ONG organizzate dal governo); rappresentanti del governo russo; e altri megafoni pro-Cremlino in Europa, spesso all’estrema destra e all’estrema sinistra (4). Nel complesso, vengono utilizzati letteralmente migliaia di canali per diffondere la disinformazione pro-Cremlino, tutti creando l’impressione di fonti apparentemente indipendenti che confermano reciprocamente il messaggio dell’altra.
L’impressione che abbiamo – anche se, ancora una volta, sono necessarie ulteriori ricerche – è che strumenti diversi abbiano un diverso grado di importanza in regioni diverse.Prendere di mira la minoranza russofona sembra lo strumento più importante negli Stati baltici, mentre nell’Europa centrale sembra esserlo l’uso di decine di siti web “alternativi”, mentre il trolling sembra essere più diffuso in Scandinavia.
Qual è l’influenza della campagna di disinformazione? Ancora una volta, non possiamo esserne certi, senza guardare dentro le teste dei singoli cittadini ed elettori e vedere che cosa abbia influenzato le loro opinioni e decisioni. Ma una campagna di disinformazione, proprio come qualsiasi altra campagna di PR, funziona nel tempo costruendo familiarità e accettazione dei suoi messaggi, attraverso molteplici canali; seminando sfiducia nei media tradizionali, nelle autorità o, in generale, in qualsiasi fonte solida di informazione.
Guardando al 2017, sia la Germania sia la Francia stanno già mettendo in guardia dalla minaccia di attacchi di disinformazione alle loro elezioni, mentre diversi servizi di sicurezza europei hanno parlato apertamente della minaccia di attività ostili di disinformazione russa.
La campagna di disinformazione ha successo? Decisamente sì. Proprio come lo scopo di una campagna condotta da un marchio automobilistico non è fare in modo che il consumatore apprezzi la sua pubblicità in questa o quella rivista, ma che compri l’auto, allo stesso modo lo scopo di una campagna di disinformazione non è far sì che i consumatori apprezzino i canali, ma che “comprino” il messaggio di disinformazione come informazione credibile. E molti di noi lo stanno comprando.Se guardiamo a quei pochi sondaggi d’opinione mirati che misurano quante persone accettano una disinformazione evidente piantata nei media filo-Cremlino (5), dobbiamo concludere che la campagna di disinformazione ha un successo enorme. Sta a tutti noi fare più attenzione a ciò che consumiamo.
NOTE
(1) Si vedano, ad esempio, storie inventate e teorie del complotto non solo su particolari politici: https://www.buzzfeed.com/albertonardelli/hyperpartisan-sites-and-facebook-pages-are-publishing-false?utm_term=.ek8aj2oOkY#.uqBW5GBYPo, Disinfo Digest 02/09/2016, Disinfo Review 33, o Disinfo Review 29; ma anche su giornalisti investigativi che portano alla luce fatti sgraditi al Cremlino: Disinfo Digest 28/10/2016 o Disinfo Digest 30/09/2016. Si veda di più su www.euvsdisinfo.eu; inoltre in http://www.europeanvalues.net/wp-content/uploads/2016/06/How-Russian-Propaganda-Portrays-European-Leaders_v41.pdf
(2) Ad esempio, Ucraina: Disinfo Review 50 o Disinfo Review 45; Stati baltici: Disinfo Review 49; Disinfo Review 12/01/2017; Polonia: Disinfo Review 48; Finlandia: Disinfo Review 47; Austria: Disinfo Digest 11/11/2016 e Disinfo Digest 04/11/2016; Ungheria: Disinfo Review 46; Danimarca: Disinfo Digest 28/10/2016; USA: Disinfo Review 41 o Disinfo Review 39.
(3) Si veda, ad esempio,storie false sull’Ucraina e/o sull’UE che costruirebbe/finanzierebbe campi di concentramento per persone di lingua russa in Ucraina: http://www.stopfake.org/en/fake-concentration-camp-for-separatists-under-construction-in-donetsk-region/; http://www.stopfake.org/en/the-ministry-of-internal-affairs-of-ukraine-rebuts-the-information-about-construction-of-concentration-camps/; http://www.stopfake.org/en/russia-s-top-lies-about-ukraine-part-3/; disinformazione filo-Cremlino in Georgia che prende di mira l’UE e la NATO: Disinfo Digest 23/09/2016; UE accusata di concedere visti in base al colore della pelle: Disinfo Review 31; UE accusata di costringere le persone a diventare gay: Disinfo Digest 17/06/2016; NATO regolarmente accusata di pianificare un’invasione della Russia: Disinfo Digest 08/07/2016, oppure Disinfo Review 31.
(4) Per leggere di più sui molteplici strumenti della campagna di disinformazione filo-Cremlino in Europa e sui suoi legami con la Russia, si veda ad es. „Agents of the Russian World“ di Chatham House; „Putin’s Propaganda Machine“ di Marcel van Herpen; „Mechanisms of Influence of the Russian Federation“ di European Values; „The Bear in Sheep’s Clothing“ del Wilfried Martens Center. Per leggere di più sui legami tra gli estremisti europei e il Cremlino, si veda ad es.https://www.theatlantic.com/international/archive/2016/12/russia-liberal-democracy/510011/, oppure segui i lavori di Political Capital (http://www.politicalcapital.hu/index_gb.php), o di Anton Shekhovtsov (http://anton-shekhovtsov.blogspot.com).
(5) Vedi http://www.cepolicy.org/sites/cepolicy.org/files/attachments/glb_trends_en.pdf, e https://euobserver.com/foreign/129237. Conclusioni simili si riscontrano ad esempio in https://www.buzzfeed.com/craigsilverman/viral-fake-election-news-outperformed-real-news-on-facebook?utm_term=.mlLn14XQw6#.ibyDVq2La5, https://www.washingtonpost.com/business/economy/russian-propaganda-effort-helped-spread-fake-news-during-election-experts-say/2016/11/24/793903b6-8a40-4ca9-b712-716af66098fe_story.html?postshare=3851480055188585&tid=ss_tw-bottom&utm_term=.e093aa6964d5, https://interaktivni.rozhlas.cz/dezinformace/, http://nymag.com/selectall/2016/12/why-people-believe-obama-encouraged-illegals-to-vote.html?mid=twitter_selectall.
Dichiarazione di responsabilità: questo documento contiene il parere di esperti della East StratCom Task Force e non riflette le politiche ufficiali dell’UE.
Il commento è stato originariamente pubblicato dall’Istituto Italiano per gli Studi di Politica Internazionale (ISPI). Puoi visualizzarlo online qui.