Dittatura bisognosa di un rebranding
Alyaksandr Lukashenka che porta un’arma. Foto: RIA
Il 23 agosto, le strade di Minsk si sono nuovamente riempite di 150 000 manifestanti, che protestavano contro le elezioni, che non erano né libere né eque.
Un video, probabilmente diffuso dal servizio stampa di Alyaksandr Lukashenka, lo mostra mentre vola in elicottero e paragona i manifestanti ai ratti. Viene inoltre mostrato mentre si aggira con un fucile automatico, accompagnato dal figlio più giovane in equipaggiamento militare, e mentre si complimenta con le sue forze di sicurezza.
Ma la postura aggressiva non si limita al popolo bielorusso. Il 24 agosto, la Belarusian TV 1 ha diffuso una notizia rivoluzionaria: gli elicotteri d’attacco Mi-24 avevano represso con successo una provocazione proveniente dalla Lituania. Sebbene la necessità di usare elicotteri d’attacco possa suggerire il contrario, la provocazione consisteva in 8 palloncini e una bandiera bianco-rosso-bianca rilasciati durante la dimostrazione Freedom Way in Lituania.Per difendere la Bielorussia da una simile provocazione, anche gli elicotteri si sono sconfinati nello spazio aereo lituano, dando luogo a un contenzioso diplomatico.
#Belarus. I feared the video of military helicopters stopping Lithuanian balloons would not be released. But here you go, the Belarusian Defence Ministry published it indeed. Earlier,it claimed it used Mi-24 military helicopters to stop 8 air balloons “with anti-state slogans” pic.twitter.com/kc54dstqe1
— Hanna Liubakova (@HannaLiubakova) August 24, 2020
Il 27 agosto, l’agenzia di stampa bielorussa BelTA ha riportato un incontro di governo durante il quale il capo dello Stato ha affermato che “il Paese deve spendere enormi somme di denaro per stabilizzare la situazione al suo confine occidentale, dove sono state inviate alcune unità militari”. Tuttavia, secondo il Segretario Generale della NATO Jens Stoltenberg non c’è alcun rafforzamento militare della NATO nella regione. Stoltenberg ha anche definito inaccettabile il tentativo di spostare l’attenzione dalle questioni interne a quelle esterne per giustificare la violenza.
Nello stesso incontro di governo, Lukašenko ha anche detto: “Vedete queste dichiarazioni che dicono che se la Bielorussia si disgrega, l’oblast’ di Hrodna diventerà parte della Polonia. Lo stanno già dicendo apertamente, lo sognano.” I polacchi hanno reagito convocando l’ambasciatore bielorusso per protestare contro queste accuse infondate.
La dittatura è il marchio
Nel cercare di capire perché la Bielorussia abbia fatto scelte come queste, un articolo di Meduza potrebbe fornire qualche spunto.Per prima cosa, cita un’intervista dell’anno scorso con la segretaria stampa di Lukashenka, Natalya Eismont, che afferma: «la dittatura è ormai il nostro marchio».
Nella sua intervista esclusiva in qualità di stretta confidente di Lukashenka, confessa: «Non so se sarete d’accordo con me su questo, ma oggi, nel 2019, la parola “dittatura” sta acquisendo una certa connotazione positiva. Vediamo cosa sta succedendo intorno a noi. Vediamo il caos e talvolta il disordine. E, sapete, forse sto per dire qualcosa di paradossale o sorprendente, ma a volte mi sembra che un giorno, presto, potrebbe esserci una domanda di dittatura nel mondo. Perché quando pensiamo alla dittatura oggi, vediamo disciplina e una vita assolutamente normale, tranquilla, prima di tutto».
Quanto al marchio della dittatura, sembra che a Lukashenka non dispiaccia. Ha perfino scherzato su questo durante un incontro con il Segretario di Stato statunitense Mike Pompeo, dicendo che la dittatura bielorussa «si differenzia per il fatto che tutti riposano nei fine settimana, ma il presidente lavora». Ma, d’altra parte, sembra che non funzioni più.