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E se scegliessimo di non parlare della disinformazione?

Persona seduta con foulard e cappotto di pelliccia su panchina (Descrizione generata dall'IA)
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Parlare di disinformazione potrebbe non far sparire il problema così, di colpo. Ma quale sarebbe la conseguenza del non parlarne? In un saggio dal titolo “Il vostro silenzio non vi proteggerà“, la romanziera e drammaturga finno-estone Sofi Oksanen, acclamata dalla critica, affronta questa domanda dal punto di vista della propria esperienza personale, cresciuta in Finlandia durante la Guerra Fredda.

Oksanen ricorda come, nel parlare criticamente del vicino sovietico del suo paese, fossero generalmente osservati prudenza ed elementi di autocensura, anche se la Finlandia rimaneva al di fuori del blocco dominato dall’Unione Sovietica. Secondo Oksanen, ciò consentiva l’uso di “espressioni come la ‘sfera d’influenza’ e la ‘zona di privilegio’ della Russia o dell’Unione Sovietica [e] gli ‘stati cuscinetto'”. Ma l’atmosfera problematica descritta da Oksanen non si limitava ad accettare tali termini geopolitici. Era anche caratterizzata da chiari elementi di silenziosa accettazione della disinformazione, per esempio riguardo a eventi storici recenti. L’autrice cita l’esempio degli atlanti scolastici in Finlandia “che non includevano l’Estonia o gli altri paesi baltici” e le “favole sovietiche su come l’esercito sovietico abbia ‘liberato’ gli stati baltici e su come l’Unione Sovietica amante della pace non abbia combattuto nemmeno una volta dalla Seconda guerra mondiale”.Già dai suoi anni di scuola, l’autrice ricorda un «enorme diagramma che mostrava la crescita della produzione industriale» nell’Unione Sovietica, mentre «gli Stati Uniti venivano presentati attraverso diagrammi che mostravano come la criminalità violenta stesse crescendo nelle loro grandi città». Ma Oksanen ricorda anche elementi di disobbedienza civile quando i finlandesi sceglievano la verità e i fatti invece dell’accomodamento e del silenzio: «Una bibliotecaria», ricorda, «raccoglieva di nascosto a casa dei libri che erano stati tolti dall’elenco della biblioteca, perché considerati antisovietici e da distruggere».

Il saggio di Oksanen diventa rilevante oltre la sua funzione di memoir quando sostiene che alcuni degli argomenti usati oggigiorno riecheggiano quelli simili risalenti alla Guerra Fredda. Identifica la «distribuzione attiva di disinformazione e la manipolazione dell’opinione pubblica in Occidente» come qualcosa che «ha plasmato la direzione del modo in cui le persone in Occidente si sono abituate a parlare dell’Unione Sovietica, così come del suo successore legale, la Russia», e afferma che le sue osservazioni sono esempi di «quanto possa essere di vasta portata l’effetto della propaganda e della fabbricazione di un’atmosfera psicologica. Le sue tracce restano nel linguaggio e nella memoria per decenni».Secondo Oksanen, gran parte del modo di pensare alla Russia nell’Occidente più ampio può essere ricondotta a schemi di propaganda sovietica: «L’Unione Sovietica ha lasciato un terreno fertile dal quale è stato facile per la Russia continuare l’influenza psicologica», afferma, e sostiene che «l’influenza psicologica russa funziona […] conducendo le attività in modo tale che chi viene guidato reagisca nel modo desiderato».

Nelle parole di Oksanen, «se ogni persona che critica le azioni della Russia prima o poi viene definita una provocatrice, fascista o russofoba, ciò che sentiamo in questa condanna è l’eco e il linguaggio della propaganda sovietica». Individua i «schemi fittizi, secondo i quali la Russia è circondata da nemici» e vede un legame tra la messa a tacere e «la progressione passo dopo passo della normalizzazione della violenza». In altre parole, la disinformazione, sia quando si presenta come menzogna sia come occultamento dei fatti, era, e secondo Oksanen è tuttora, una forma di violenza. «Il tuo silenzio non ti proteggerà» è sia il titolo sia l’ultima frase del suo saggio. Tradotto nella sfida di agire sulla campagna di disinformazione filocremlino, ciò significa che il problema della disinformazione non scompare se si sceglie di non affrontarlo.Al contrario, se accetti l’atlante politico e morale controfattuale di un interlocutore, rischi di perdere la capacità di vedere i confini tra ciò che è giusto e ciò che è sbagliato.

Sofi Oksanen

Sofi Oksanen

 

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