Figura della settimana: 50 milioni
La società di analisi dei dati Cambridge Analytica ha prelevato informazioni private da più di 50 milioni di utenti statunitensi di Facebook senza il loro permesso per sostenere la campagna presidenziale del 2016 di Donald Trump.
Cambridge Analytica ha anche lavorato con la campagna Brexit vincente.
Le rivelazioni sono state fatte da Christopher Wylie, il cofondatore di Cambridge Analytica poi diventato informatore.
Il caso costituisce una delle più grandi violazioni di dati nella storia di Facebook e fa luce su come le aziende tecnologiche raccolgono informazioni personali da utenti ignari.
Wylie afferma che Cambridge Analytica ha speso 1 milione di dollari per raccogliere illegalmente i profili statunitensi tramite un ricercatore esterno che, secondo Facebook, sosteneva di raccogliere dati a fini accademici. Solo 270.000 di questi utenti avevano accettato di rilasciare le proprie informazioni a terzi.
Cambridge Analytica avrebbe poi utilizzato i profili per costruire un potente programma software mirato a influenzare il comportamento degli elettori. I dati, che includevano i luoghi di residenza, sarebbero stati presumibilmente incrociati con altri archivi per creare profili dettagliati dei singoli elettori e prenderli di mira con pubblicità politiche personalizzate.A quanto pare, l’azienda ha anche acquistato 5 milioni di dollari in spot televisivi e ha consigliato Trump su dove avrebbe dovuto recarsi per conquistare il maggior numero di elettori.
All’epoca, Cambridge Analytica era di proprietà del miliardario dei fondi speculativi Robert Mercer ed era guidata dall’ex consigliere di Donald Trump Steve Bannon. Ha lavorato alla campagna elettorale di Trump sotto la supervisione di Brad Parscale, direttore digitale di Trump e attuale campaign manager per la sua candidatura alla rielezione del 2020.
In Gran Bretagna, che ha leggi rigorose sulla privacy, Cambridge Analytica è attualmente sotto indagine per il suo lavoro sulla campagna per la “Brexit”.
Le rivelazioni infliggono un ulteriore colpo a Facebook, già oggetto di crescenti critiche per il suo ruolo nella diffusione di inserzioni politiche acquistate dai russi durante la campagna presidenziale statunitense.
Dopo aver inizialmente minimizzato la fuga di notizie, il colosso tecnologico ha promesso di intervenire ed evocato la possibilità di una causa contro Cambridge Analytica. Tuttavia, ha negato che il caso costituisse una violazione dei dati.
I principali servizi di Facebook utilizzati da Cambridge Analytica e da falsi account russi durante la campagna presidenziale, compresi l’analisi dei dati e gli annunci politici, rimangono disponibili sul social network.
Ulteriori letture:
https://new2026.euvsd.info/figure-of-the-week-13/