Figura della settimana: 8000
Il database EUvsDisinfo ha ormai superato gli 8000 casi di disinformazione.
In soli quattro mesi, il database è cresciuto di oltre mille casi di disinformazione filo-Kremlino, coprendo più di 20 lingue – dall’inglese al russo e dal serbo all’arabo – e con una media di circa 60 nuovi casi a settimana.
Probabilmente non sorprende che una quota significativa di questi ultimi mille casi sia collegata al coronavirus: ben il 21,5% riguarda il COVID-19, anche se il primo caso sull’argomento – “un nuovo coronavirus cinese è stato probabilmente elaborato nei biolaboratori della NATO” – è stato registrato solo il 22 gennaio.
Come mostra la nostra copertura della campagna di disinformazione del Cremlino sul coronavirus, questo tema complottista ha continuato a prosperare: quasi un quinto dei nuovi casi richiama teorie del complotto di un tipo o di un altro, con 42 casi relativi alle “armi biologiche”.Coloro che sono accusati di aver creato o trasformato in arma il virus includono USAID (presumibilmente un gruppo terroristico affiliato alla CIA!), laboratori biologici finanziati dal Pentagono, soldati americani, Bill Gates, il Regno Unito e, naturalmente, le “élite dominanti globali”.

Prima della raffica di disinformazione sul coronavirus, altri temi che hanno avuto grande rilievo da dicembre sono il revisionismo storico, principalmente in riferimento alla Seconda guerra mondiale e alla Polonia, così come la presunta “russofobia” dell’Occidente. La disinformazione sulla NATO, sull’indagine MH17 e sulla guerra in Ucraina purtroppo ha mantenuto anch’essa una presenza solida.
In effetti, la campagna del Cremlino per riscrivere la storia al servizio dei suoi obiettivi geopolitici merita una menzione speciale. Sbiancare il passato dell’Unione Sovietica è da tempo una priorità della leadership russa, e i media filocremlini si sono diligentemente dedicati a questo compito.Gli ultimi mesi del 2019 hanno visto un forte aumento di casi che prendevano di mira la Polonia come principale istigatrice della Seconda guerra mondiale, inclusa una serie di accuse infondate riguardo a una presunta alleanza con la Germania nazista, nonché attacchi correlati contro gli Stati baltici.

La guerra del Cremlino contro la memoria è un tema persistente nella sua campagna di disinformazione, e uno che dovremmo aspettarci di vedere riemergere più e più volte, come si è visto nel caso della risoluzione del Parlamento europeo sull’importanza della memoria europea, che ha provocato una reazione pro-Cremlino per aver affermato – correttamente – che la Germania nazista e l’Unione Sovietica condividevano una responsabilità congiunta per aver “diviso l’Europa in due sfere di influenza”. Per il Cremlino, la storia è strumentale; un’“arena per soddisfare ambizioni politiche” e una fonte di “conflitto eterno”.Basta considerare le parole dell’ex Ministro della Cultura russo, lo storico Vladimir Medinsky: “Il criterio di veridicità e affidabilità di una fonte storica risiede nella sua corrispondenza con gli interessi nazionali della Russia.”
Mentre il coronavirus continua a dominare il ciclo di notizie e disinformazione, non dovremmo perdere di vista il più ampio copione messo in atto dalla campagna di disinformazione pro-Cremlino: ingannare e fuorviare le persone in molte sfere diverse della loro vita – dall’impegno politico ai vaccini fino alla memoria storica.