Figura della settimana: 90%
Un nuovo studio sull’alfabetizzazione digitale tra gli studenti delle scuole superiori statunitensi dipinge un quadro profondamente preoccupante: il 90% degli studenti intervistati non ha superato almeno due terzi della valutazione di alfabetizzazione digitale.
Questi risultati sollevano naturalmente interrogativi sui livelli di alfabetizzazione digitale tra i giovani nell’UE e in altri Paesi e mettono in luce la necessità – se vogliamo preservare la salute delle nostre democrazie di fronte alla disinformazione – di rivedere radicalmente il nostro approccio all’educazione digitale, al pensiero critico e all’alfabetizzazione mediatica.
Lo studio, condotto dallo Stanford History Education Group, ha previsto sei esercizi di valutazione digitale somministrati a un campione nazionale di 3.446 studenti, con l’obiettivo di valutare la loro capacità di giudicare correttamente le fonti digitali su internet. Il campione è stato selezionato in modo da rispecchiare il profilo demografico degli studenti delle scuole superiori degli Stati Uniti.
Il 90% degli studenti non ha ottenuto alcun punteggio in almeno quattro dei sei compiti, mentre solo il 3% ha ottenuto il punteggio pieno. Per esempio, due terzi degli studenti non sono riusciti a distinguere tra articoli di notizie e pubblicità online nella homepage della rivista online statunitense Slate. Nel frattempo, il 52% degli studenti ha ritenuto che un video muto e sgranato, che affermava di mostrare l’inserimento fraudolento di schede nelle primarie democratiche del 2016, indicasse una “forte evidenza” di frode elettorale negli Stati Uniti.Infatti, il video è stato girato in Russia – e solo tre studenti ne hanno correttamente rintracciato la fonte, anche se una rapida ricerca online produce numerosi articoli che smentiscono la menzogna.
E in un altro compito, il 96% degli studenti non ha considerato perché un sito web sul cambiamento climatico con collegamenti all’industria dei combustibili fossili potrebbe non essere affidabile. Invece di esplorare l’origine e i finanziamenti del sito – anche se la traccia dell’assegnazione li incoraggiava a cercare online per verificare queste informazioni – gli studenti hanno valutato la credibilità del sito sulla base di indicatori estetici superficiali, della sua autopresentazione nella pagina “Chi siamo” e del suo dominio di primo livello (.org).
Non sorprende che i dati demografici degli studenti indicassero che lo status socio-economico, la posizione geografica e il contesto (urbano, suburbano o rurale), così come la razza/etnia, fossero forti determinanti delle loro prestazioni nella valutazione. Le disuguaglianze che derivano da queste differenze demografiche incidono inevitabilmente sul successo degli studenti in un’ampia varietà di ambiti, e l’alfabetizzazione digitale e il consumo critico delle informazioni non fanno eccezione.
Nonostante la crescente enfasi sull’educazione ai media e all’alfabetizzazione digitale in molti Paesi occidentali negli ultimi anni, è chiaro che l’efficacia di queste politiche continua a restare indietro rispetto alla realtà digitale.E anche se questo studio prende in esame solo studenti americani (che, va detto, ottengono risultati inferiori rispetto ai loro coetanei europei in molti indicatori accademici), i suoi risultati sono sufficientemente inquietanti da dover costituire anche un campanello d’allarme per i paesi europei, affinché intensifichino drasticamente il loro impegno nel promuovere programmi di studio rigorosi per l’alfabetizzazione digitale e il pensiero critico per studenti di tutte le età.