I fuochi d’artificio della disinformazione filocremlina
Questa settimana ricorre l’80° anniversario del patto Molotov-Ribbentrop – un accordo di non aggressione tra l’Unione Sovietica e la Germania nazista. Etichettato come la luna di miele per due dittatori, divise l’Europa in sfere di influenza sovietiche e naziste, portando alla Seconda guerra mondiale e a tutte le sue tragiche conseguenze.
Il giorno della firma del patto – il 23° di agosto – è osservato come una giornata della memoria per le vittime dello stalinismo e del nazismo in dieci paesi dell’UE, negli Stati Uniti, in Canada e in Georgia.Ma a 80 anni di distanza, i media filocremlini continuano a sostenere con fermezza che l’URSS fu riluttante a firmare il patto e che non aveva altra scelta; che il patto non scatenò la Seconda guerra mondiale, che non si può dare la colpa all’URSS per questo, che la Polonia voleva attaccare l’URSS e che, in ogni caso, tutto ciò fu un’idea di Hitler.
Invece di riflettere su una storia complessa e difficile e sul ruolo della Russia in essa, i media filocremlini continuano ad attaccare chi non segue ciecamente il mito dell’eroismo sovietico.
Quando, all’inizio di quest’estate, Estonia, Lettonia e Lituania hanno convocato rappresentanti delle rispettive ambasciate russe per protestare contro lo spettacolo pirotecnico che celebrava la conquista, da parte dell’Armata Rossa, delle capitali degli Stati baltici, i media filocremlini hanno messo in moto la macchina della disinformazione per accusare gli Stati baltici di perpetuare il “mito dell’occupazione sovietica” e di rifiutarsi di celebrare la vittoria sul Fascismo.E anche dopo che i fuochi d’artificio si sono spenti, i media filo-Cremlino hanno continuato a martellare l’idea di Stati baltici ingrati e bellicosi: più recentemente, dando la colpa alla Lettonia per la russofobia psichiatrica, il revisionismo storico e i tentativi di sabotare le relazioni della Russia con la Bielorussia.

Liberati dalla libertà
La vittoria sul nazismo svolge indubbiamente un ruolo importante nella storia europea. Ma presentare l’avanzata dell’Armata Rossa nell’Europa orientale occupata dai nazisti come una “liberazione” potrebbe essere il caso di disinformazione più eclatante ad oggi.
Il mito dell’occupazione sovietica come liberazione, perpetuato dai media filo-Cremlino, mira a cancellare dalla memoria le repressioni di massa e le sofferenze di milioni di persone, compresi i russi, per mano del regime sovietico.
Esso consente alla disinformazione filo-Cremlino di dipingere coloro che non glorificano l’Unione Sovietica e si rifiutano di vedersi come sudditi della “sfera d’influenza” di Mosca come russofobi e fascisti con una memoria storica distorta.E quando queste narrazioni non bastano, i media filocremlino cercano di dipingere un quadro ancora più cupo della vita al di fuori della portata di Mosca: per esempio, rappresentando gli Stati Baltici come terre desolate sul punto di essere trasformate in basi militari o in rifugio per migranti africani e asiatici.
Ma che cosa dovrebbero fare i media filocremlino quando non possono più fare affidamento su narrazioni di disinformazione “affidabili” su fascismo e russofobia?
Impossibilitati a etichettare le migliaia di russi che protestano nelle strade di Mosca come fascisti o russofobi, i disinformatori ripiegano su complotti del tipo “c’è l’Occidente dietro”. Questa settimana, i media filocremlino hanno sostenuto che George Soros e l’Occidente finanziano e istruiscono l’opposizione russa per alimentare le manifestazioni — con l’aiuto della Corte europea dei diritti dell’uomo, nientemeno. Allo stesso tempo, la Gran Bretagna e gli Stati Uniti sono stati accusati di orchestrare le proteste a Hong Kong.
Questo non dovrebbe sorprendere. Nel mondo orwelliano della disinformazione, dove un regime totalitario viene celebrato come liberatore, non c’è alcuna capacità di riconoscere che gli individui possano lottare per le proprie libertà. Eppure lotteranno.