In alto con la propria scorta
Con il giorno 22 della “guerra di tre giorni” di Putin che non ha prodotto i risultati sperati dal Cremlino, l’apparato propagandistico del Cremlino è ora passato a una marcia superiore ed è sempre più concentrato nel riferire quanto bene stia andando l’invasione, pardon, la “operazione speciale”. Questo porta a una dissonanza cognitiva piuttosto strana, quando il ministro degli Esteri russo Sergei Lavrov annuncia pubblicamente che la Russia “non ha attaccato l’Ucraina” e sostiene falsamente che non c’è alcuna guerra in Ucraina.
Indipendentemente dalle ripetute affermazioni del Cremlino secondo cui la “operazione” della Russia in Ucraina sta andando secondo i piani, un’indicazione rivelatrice del reale stato delle cose potrebbe essere la decisione di rafforzare l’invasione facendo arrivare combattenti stranieri dal Medio Oriente. Questo annuncio è stato rapidamente integrato da affermazioni di disinformazione che tentavano di screditare l’appello dell’Ucraina ai volontari, sostenendo falsamente che la Russia stia combattendo gli estremisti che l’Ucraina ha portato per farsi aiutare.
La tattica dello “shock and awe” è chiaramente fallita e lo spirito di resistenza ucraino diventa ogni giorno più resiliente. Non c’è più spazio per lo “stupore”, ma le forze armate russe ora sembrano aver raddoppiato sullo “shock”, anche includendo attacchi deplorevoli e moralmente indifendibili contro le infrastrutture civili.Tuttavia, i propagandisti del Cremlino non hanno alcuno scrupolo morale nel bombardare gli ospedali; continuano a fare affermazioni secondo cui dei nazisti avrebbero cercato rifugio nei reparti di maternità. Secondo la narrazione del Cremlino stavano dando la caccia a neonazisti del battaglione Azov quando devastavano un reparto di maternità a Mariupol.
La disinformazione del Cremlino usa spesso la demonizzazione del battaglione Azov per promuovere la falsa narrazione dei nazisti in Ucraina. Ha ingigantito questo battaglione fino a proporzioni spropositate, paragonandolo a un intero esercito. Tuttavia, tutte le manifestazioni del nazismo sono vietate in Ucraina, e, in quanto società pluralistica e democratica, l’Ucraina dispone di strumenti per gestire qualsiasi sfida di questo tipo.
Anche i media di disinformazione russi controllati dallo Stato hanno colto l’occasione per portare avanti la narrazione disinformativa di una “crisi umanitaria” in corso nell’Ucraina orientale quando forze separatiste filorusse a Donetsk hanno abbattuto un missile ucraino, i cui frammenti avrebbero ucciso almeno 20 civili, secondo Mosca . Questa notizia ha avuto ampia risonanza nell’ecosistema della disinformazione russa, sebbene l’accusa di una “crisi umanitaria” sia da tempo consolidata come tattica del Cremlino per giustificare l’invasione dell’Ucraina.Questo è in netto contrasto con i fatti sul terreno, con le forze russe che attaccano le rotte di evacuazione e che aggravano la reale crisi umanitaria risultante dall’invasione russa.
Forse sempre più sotto pressione a causa delle ampie sanzioni occidentali, l’apparato di disinformazione russo ha rivolto la propria attenzione ad alimentare i timori sugli effetti negativi di queste sanzioni per l’Occidente, avanzando affermazioni di una profonda recessione incombente appena oltre l’orizzonte dell’Europa. Mentre si diffondevano affermazioni di “apocalisse dei consumi” e dell’imminente collasso del sistema finanziario occidentale, il Cremlino ha anche continuato a perpetuare la sua risposta predefinita secondo cui le sanzioni occidentali non hanno alcun impatto sulla Russia.
Rilancio del complotto dei biolaboratori e il potere di una pagina bianca
In linea con la sua tattica di disinformazione preferita, ossia alimentare la paura, il Cremlino ha anche continuato a dedicare notevole attenzione a promuovere la narrazione disinformativa relativa ai presunti “biolaboratori” in Ucraina. Questa teoria del complotto infondata viene propinata da anni, nonostante l’Organizzazione Mondiale della Sanità abbia dichiarato che “come molti altri Paesi, l’Ucraina dispone di laboratori di sanità pubblica che studiano come mitigare le minacce di malattie pericolose che colpiscono sia gli animali sia gli esseri umani”.A prescindere da tutto, anche battere il tamburo della disinformazione russa sui “biolaboratori” ha continuato a essere piuttosto popolare tra i media cinesi affiliati allo Stato, in particolare per quanto riguarda le narrazioni di disinformazione sui laboratori biologici statunitensi in Ucraina e nel mondo.
Nel tentativo di limitare i danni, il Cremlino sta rivolgendo sempre più la propria attenzione non solo alla creazione di disinformazione, ma anche all’altro lato della medaglia: limitare severamente l’accesso a fonti di informazione indipendenti e obiettive. Eppure, il famigerato divieto di parole come “guerra” e “invasione” non può nascondere la verità. Il giornale vincitore del Premio Nobel per la Pace Novaya Gazeta ha pubblicato due pagine bianche al posto di riportare notizie sulla guerra in Ucraina. È evidente che le autorità russe lo considerano una minaccia per il regime orwelliano che si sta instaurando in Russia e fermano i manifestanti che espongono cartelli bianchi.
Ma forse l’aspetto più subdolo di tutti è la spinta, sostenuta dalle autorità russe, a screditare i legittimi sforzi di fact-checking imitando lo stile e l’approccio delle organizzazioni di fact-checking affermate. La cosiddetta campagna “StopFakes” viene condotta dagli account sui social media delle missioni diplomatiche russe (ad esempio, in Spagna, Russia e nel Regno Unito).Notoriamente, questa “campagna” ha cercato di rappresentare falsamente l’indignazione internazionale per l’attacco della Russia al reparto maternità di Mariupol come “disinformazione”. Poiché i messaggi falsi violavano chiaramente le politiche delle piattaforme, da allora Twitter ha eliminato i tweet menzogneri da almeno alcuni degli account diplomatici russi.
Infine, le autorità russe hanno anche compiuto un passo significativo verso l’aumento dell’isolamento informativo della popolazione russa, interrompendo l’accesso ai principali social network come Facebook e Instagram, nonché etichettando Meta, la società madre di Facebook, come “organizzazione estremista”. Questi sforzi per soffocare il libero flusso di informazioni sui social media rischiano di tagliare completamente la Russia fuori da qualsiasi informazione affidabile. Alla fine, persino i propagandisti del Cremlino non avranno altra scelta che consumare le bugie che hanno creato per sballarsi con la propria merce.