L’intimidazione come strumento di propaganda nei paesi nordici
Secondo un sondaggio condiviso da Radio Free Europe, la Russia gode di una popolarità significativamente inferiore nei paesi nordici rispetto alla maggior parte dei paesi europei. Questo potrebbe essere il motivo per cui l’organo ufficiale russo Sputnik ha chiuso lo scorso anno i suoi servizi in lingua danese, finlandese, svedese e norvegese: in un ambiente in cui le politiche e le azioni della Russia sono fondamentalmente impopolari, è difficile costruire un pubblico utilizzando messaggi molto apertamente pro-Cremlino – anche se comunicati nella lingua locale.
Nella recente analisi dei metodi applicati dalla campagna di disinformazione pro-Cremlino, la East StratCom Task Force ha sottolineato che «prendere di mira la minoranza russofona sembra lo strumento più importante negli Stati baltici, mentre nell’Europa centrale sembra essere l’uso di decine di siti web “alternativi“, mentre il trolling sembra essere più diffuso in Scandinavia».Perché il trolling diventa il metodo di propaganda preferito in un ambiente in cui le posizioni filocremlino godono di scarsa popolarità? Se il pubblico di riferimento mostra una forte resilienza al messaggio politico, provocare paura, disagio e confusione tra giornalisti e altri comunicatori potrebbe essere un modo per promuovere l’autocensura e forse persino quel tipo di cautela collettiva che, durante la Guerra fredda, divenne nota come “finlandizzazione”.
Esempi di trolling e intimidazione abbondano nei Paesi nordici: la Finlandia conosce un triste, ma ben documentato esempio di come il fenomeno del trolling sia stato portato a un nuovo livello, poiché attivisti apertamente affiliati alla Russia sono accusati di intimidire i giornalisti che si occupano di affari russi, o i giornalisti che decidono di indagare sul fenomeno del trolling. Di recente, a Johan Bäckman, cittadino finlandese che deve affrontare un procedimento giudiziario per tali intimidazioni, è stato anche negato il diritto di acquistare una stazione radio di diffusione a Tampere, in Finlandia; le autorità finlandesi hanno ritenuto che l’acquisizione rappresenterebbe una minaccia per la sicurezza nazionale, come riporta l’emittente pubblica finlandese YLE.
Analogamente, la Svezia ha visto una sentenza emessa contro un “troll” che diffondeva disinformazione diffamatoria contro un esperto commentatore svedese noto per avere posizioni critiche verso il Cremlino.Lo scorso autunno, abbiamo riferito di un individuo che, usando diversi alias, ha trollato l’internet svedese dal suo posto di lavoro nel Parlamento svedese, finché non è stato scoperto e costretto ad andarsene.
Più recentemente, il servizio norvegese di sicurezza e intelligence ha pubblicato il suo rapporto annuale, evidenziando tra le altre minacce intimidazione e ricatto che prendono di mira singoli norvegesi da parte delle autorità russe. Il principale gruppo di vittime è stato costituito da norvegesi che viaggiano in Russia e da residenti in Norvegia con doppia cittadinanza norvegese-russa o con familiari in Russia.
Vediamo delinearsi un quadro in cui l’intimidazione degli individui è una pratica preferita e un’alternativa al comunicare direttamente a pubblici bersaglio considerati come gruppi. Ciò può anche essere visto alla luce dell’alto livello di fiducia interpersonale prevalente nelle società nordiche. L’intimidazione individuale è per definizione una violazione della fiducia interpersonale e le società nordiche possono quindi essere considerate meno preparate all’intimidazione personale rispetto a società con un livello più basso di fiducia interpersonale.
