«Lupo travestito da agnello»
(Immagine: Wilfried Martens Centre)
Quest’estate è stata particolarmente prolifica, con numerosi studi incentrati sulle campagne di disinformazione filocremlino. Nel caso ve li foste persi, ve ne riassumiamo alcuni.
Vincere la guerra dell’informazione
“In che modo l’inquinamento dello spazio informativo da parte della Russia ha plasmato il discorso internazionale su alleanze, organizzazioni, istituzioni pubbliche e media mainstream? Che cosa si può fare per filtrare queste tossine digitali dal nostro sistema democratico?”
Le risposte a queste domande sono fornite dai massimi esperti Edward Lucas e Peter Pomerantsev nell’ultimo rapporto per l’Information Warfare Initiative del CEPA, intitolato Vincere la guerra dell’informazione.
Gli autori analizzano l’impatto della disinformazione russa attingendo a decine di casi di studio e mettono inoltre in luce gli strumenti della guerra dell’informazione russa—canali di propaganda espliciti, così come le forze politiche, gli attori della società civile, le imprese e le figure pubbliche che li utilizzano. Presentano anche un insieme di raccomandazioni di grande valore (sia a livello tattico sia strategico) per difendersi dalla macchina della disinformazione.
L’orso in veste di pecora
“I GONGO, le ONG e i think tank russi e finanziati dalla Russia rientrano nel quadro di una particolare visione del ‘soft power’. È un modello che fa affidamento sulla coercizione più che sull’attrazione, si oppone alla democrazia e ai diritti umani, offre “valori tradizionali” e “un leader forte”, e promuove la narrazione secondo cui gli USA sono un nemico comune per la Russia e per l’Europa», scrivono gli autori di The Bear in Sheep’s Clothing, un rapporto pubblicato dal Wilfried Martens Centre.
Questo studio si concentra sulle organizzazioni finanziate dal governo russo (sia ufficialmente sia ufficiosamente) attive nell’UE, che cercano di influenzare i processi decisionali in Europa.
The Weaponization of Culture
L’“espansione ideologica” della Russia è il tema del terzo studio, The Weaponization of Culture: Kremlin’s traditional agenda and the export of values to Central Europe del Political Capital Institute di Budapest.
I principali esperti dell’Europa centrale descrivono la situazione in Austria, Repubblica Ceca, Ungheria, Polonia e Slovacchia.
Gli autori concludono che queste attività filo-Cremlino hanno incontrato la crescente popolarità dei partiti di estrema destra e di estrema sinistra e dei movimenti illiberali, nonché il crescente disincanto verso il liberalismo, i diritti umani e gli ideali democratici.