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Norvegia – una nazione in decadenza morale?

Pagliaccio in costume rosso e giallo che diverte i bambini all'aperto (Descrizione generata dall'IA)
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C’è una parola nella lingua norvegese che è ben nota a molti russi: Barnevernet – il nome dell’Agenzia norvegese per la tutela dei minori. Grazie a un’intensa copertura nei loro media, il pubblico russo conosce molto bene le storie di genitori russi residenti in Norvegia ai quali, a quanto si sostiene, i figli sarebbero stati portati via da casa a causa della negligenza genitoriale. Nell’opinione pubblica russa, la Norvegia si è così guadagnata la reputazione di un paese impegnato in una crociata contro i valori familiari.

La storia di questa vicenda è lunga, risale a più di un decennio fa, e la Russia non è l’unico paese in cui i media hanno raccontato il lavoro di questa particolare agenzia governativa. Ma in Russia, l’attacco alla Norvegia in relazione ai casi di tutela dei minori è rimasto particolarmente persistente per un lungo periodo di tempo, grazie alla tendenza ad accettare mezze verità, distorsioni e vera e propria disinformazione nei media filocremlini.

Nel panorama dei reportage russi su questo tema, un testo spicca perché si è diffuso così ampiamente: una semplice ricerca su Google indica più di 6.000 casi in cui il testo è stato pubblicato o condiviso online. Ciò che apprendiamo qui sulla Norvegia, sui norvegesi e sulla società norvegese è un esempio del tipo di denigrazione dell’Occidente che è diventata un elemento chiave della campagna di disinformazione filocremlina.Citiamo l’articolo così come pubblicato dal canale filocremlino Zavtra, ma la storia continua a essere ripresa, più recentemente da questa pubblicazione.

Nell’articolo apprendiamo che «fino a mezzo secolo fa, la Norvegia era un paese il cui livello di civiltà era paragonabile a quello dei paesi dell’Africa centrale». L’istruzione in Norvegia sarebbe «in sostanza un programma per persone con disabilità mentale» e i russi in Norvegia vivranno «uno scontro di culture: ogni singola casetta in campagna ha un gabinetto e una doccia, ma i norvegesi hanno l’abitudine di andare a urinare dietro la casa». L’accusa più grave contro i norvegesi è l’affermazione secondo cui «esiste una tradizione legata al sesso con i bambini: ragazzi e ragazze vengono abusati dai loro parenti e poi passati ai vicini [con lo scopo di abusarne]». «Piangere», apprendiamo, «è vietato in Norvegia, è considerato una malattia», e infine «si scopre che in Norvegia esiste un piano statale, una quota per l’allontanamento dei bambini dai genitori. Le agenzie di tutela competono perfino nella sua attuazione».

Una cittadina russa che ha vissuto l’evento traumatizzante dell’allontanamento dei propri figli da casa e che, naturalmente, reagisce con rabbia e frustrazione, racconta una storia che serve a confermare una narrazione già impostata. La madre assume il ruolo sia di vittima sia di esperta della Norvegia e della sua società.Come abbiamo visto in precedenza in una storia sui negozi vuoti in Europa del Nord e nella testimonianza di un immigrato russo in Danimarca, i media filocremlino hanno un tale bisogno di storie che confermino la narrazione del declino e della disintegrazione dell’Occidente, che abbandonano prontamente gli standard giornalistici di base, come la verifica critica delle fonti e la necessità di coinvolgere più di un punto di vista.

La madre la cui testimonianza è citata nell’articolo, dopo il suo ritorno in Russia, è diventata la leader di una ONG delle “madri russe” che organizza manifestazioni davanti all’ambasciata norvegese, ed è spesso invitata come esperta di diritti dei bambini e delle famiglie in Europa. Anche l’organo ufficiale di informazione internazionale della Russia, Sputnik, ha abbracciato questa narrazione, sostenendo con riferimento al difensore civico russo per l’infanzia che “Gli scandinavi tolgono i bambini alle famiglie russe per invertire il calo demografico“.

170224 Norway

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