Perché lo spazio informativo è diventato un campo minato per le missioni e le operazioni della PSDC dell’UE
Quando gli elettori armeni hanno rinnovato il mandato del primo ministro Nikol Pashinyan nelle elezioni parlamentari del giugno 2026, non si sono limitati a scegliere un governo. Hanno scelto una cooperazione più stretta con l’Unione europea. E quella scelta li ha resi un bersaglio.
Con l’approfondirsi delle relazioni tra l’Armenia e l’UE, il paese è diventato un obiettivo frequente delle attività russe di manipolazione delle informazioni e ingerenze da parte di attori stranieri (FIMI). I tentativi di screditare gli impegni europei rappresentano un elemento ricorrente che si diffonde attraverso piattaforme di social media, siti di informazione non autentici e organi di informazione controllati da Stati esteri. La FIMI ha preso di mira in modo specifico la missione dell’UE in Armenia (EUMA), istituita nel 2023 per monitorare e sostenere il rafforzamento della fiducia nelle aree del paese colpite dal conflitto. Questo schema è eloquente: le moderne operazioni di influenza non avvengono solo in tempo di guerra. Mirano a dividere i partner, distorcere i fatti, plasmare le menti delle persone, manipolarne le emozioni e influenzarne le decisioni.
Per questo motivo, il 13 luglio 2026, l’UE, su richiesta delle autorità armene, ha avviato una seconda missione in Armenia: la missione di partenariato dell’Unione europea (EUPM Armenia). Essa riconosce una nuova realtà che riguarda non solo il popolo armeno, ma anche l’UE e i suoi partner in tutto il mondo: le operazioni di influenza straniera non si limitano a distorcere le informazioni, ma compromettono lo sviluppo democratico, dividono le società e si insinuano nelle menti delle persone a cui sono rivolte. Ecco perché la nuova missione dell’UE ha il mandato di rafforzare la resilienza del paese non solo contro la FIMI, ma anche contro gli attacchi informatici e i flussi finanziari illeciti. Nell’attuale contesto geopolitico, difendere la sicurezza significa sempre più difendere lo spazio informativo.
Il quadro più ampio della FIMI
L’Armenia, tuttavia, rappresenta solo una parte di una storia molto più ampia. Dall’Ucraina e dalla Moldavia al Mar Rosso, al Sahel e oltre, attori FIMI ostili prendono sempre più di mira le missioni e le operazioni dell’UE in modo coordinato e spesso non autentico. Queste campagne mirano non solo a indebolire il sostegno locale all’impegno dell’UE, ma anche a creare condizioni politiche favorevoli ad attori esterni. Il loro obiettivo è chiaro: minare la credibilità dell’Unione e la fiducia nei suoi partenariati e nei suoi impegni in materia di sicurezza. I teatri di scontro possono essere diversi, ma gli schemi sono sostanzialmente coerenti.
Che si tratti delle missioni della politica di sicurezza e di difesa comune (PSDC) in Armenia, delle operazioni marittime dell’UE in Medio Oriente e Nord Africa oppure l’Unione stessa, la manipolazione delle informazioni è diventata un moltiplicatore di forza nella competizione geopolitica. In questa rivalità, la posta in gioco per l’UE è alta. Se non affrontata, questa situazione può incidere direttamente sulla legittimità delle missioni, sul consenso del paese ospitante e sul sostegno della popolazione.
Nuovi strumenti per nuove minacce
Riconoscendo questa minaccia in continua evoluzione, l’UE ha rafforzato in modo significativo i propri sforzi per dotare le missioni e le operazioni della PSDC degli strumenti necessari per contrastare le minacce nello spazio informativo. Nel corso del 2024 e del 2025, il Servizio europeo per l’azione esterna ha ampliato le proprie capacità analitiche, potenziato il coordinamento operativo e fornito una formazione specialistica in tutta la rete della PSDC. Ottantasei attività formative dedicate, una metodologia di individuazione e analisi e lo sviluppo del primo manuale di contrasto alla FIMI per le missioni della PSDC hanno contribuito a definire un approccio comune per identificare, analizzare e rispondere alle minacce nel dominio informativo.
Questo lavoro riflette una trasformazione più ampia nel modo in cui l’Unione europea affronta la sicurezza. La tutela dell’integrità delle informazioni non è più una funzione di supporto alle comunicazioni. È diventata un prerequisito per il successo delle missioni. Proteggere la credibilità dell’impegno dell’UE, costruire e salvaguardare la fiducia con le popolazioni locali e rafforzare la resilienza dei partner sono ormai aspetti importanti quanto la protezione dei beni fisici sul campo. La consapevolezza delle informazioni e il rafforzamento della resilienza devono pertanto essere integrati nella pianificazione delle missioni sin dall’inizio, anziché essere integrati in modo reattivo durante una crisi.
Una vittoria, ma una lunga strada da percorrere
L’avvio dell’EUPM Armenia è più di una storia di successo per il partenariato tra l’UE e l’Armenia. È un potente promemoria del fatto che, in un’epoca di competizione strategica, la capacità di difendere i fatti e le scelte democratiche è diventata una componente essenziale della pace e della sicurezza. Mentre gli avversari continuano a strumentalizzare le informazioni, il rafforzamento della resilienza contro la FIMI rimarrà fondamentale per garantire che le missioni e le operazioni dell’UE possano raggiungere i propri obiettivi e sostenere il ruolo dell’Unione come attore globale credibile e affidabile in materia di sicurezza. La protezione dello spazio informativo non è quindi più un elemento accessorio della politica di sicurezza. È ormai un pilastro della resilienza nazionale.