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Rivisitare le narrazioni della Russia sul suo intervento in Siria

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Mentre la Russia ritira le sue forze e le sue attrezzature dalla Siria a seguito di quella che è stata senza dubbio una sconfitta strategica, rivediamo le narrazioni di Mosca sul suo intervento in Siria.

L’intervento, iniziato nel 2015, è stato presentato dal Cremlino come un’azione necessaria per combattere il terrorismo, stabilizzare la regione e proteggere la sovranità siriana, mentre screditava i gruppi umanitari e le azioni occidentali.

Inquadrare l’intervento come lotta al terrorismo

La Russia ha giustificato il proprio intervento come parte della battaglia globale contro il terrorismo, in particolare contro l’ISIS e i gruppi affiliati ad al-Qaeda. Il Cremlino ha presentato le proprie azioni come moralmente e strategicamente giustificate, sottolineando che la sua presenza militare in Siria non mirava a mantenere Assad al potere, ma a combattere il terrorismo.

In realtà, le azioni militari russe si sono concentrate soprattutto nel colpire le forze di opposizione non legate all’ISIS, e solo una bassa percentuale dei raid aerei russi in Siria ha preso di mira l’ISIS o altri gruppi legati ad al-Qaeda.

L’obiettivo principale della Russia era salvare Assad e il suo regime. Esistono ampie prove che la leadership siriana (sostenuta dalla Russia) sia stata responsabile di numerosi massacri, bombardamenti e attacchi chimici contro civili in Siria.Attacchi aerei russi contro ospedali, impianti di trattamento dell’acqua e moschee (provocando centinaia di morti civili) sono stati anche documentati.

Disinformazione sugli attacchi chimici

La Russia ha cercato di screditare le affermazioni secondo cui il governo siriano, con il sostegno russo, avrebbe usato armi chimiche. Le narrazioni di disinformazione sostenute dallo Stato suggerivano che tali attacchi fossero fabbricati dall’Occidente per giustificare i propri interventi. Un esempio chiave è stato l’attacco chimico del 2018 a Douma, che i media russi hanno descritto come un’operazione “false flag” da parte dei Paesi occidentali e dei White Helmets per infangare il governo siriano. Questo pezzo manipolatorio di disinformazione mirava a presentare gli attacchi chimici come parte di un più ampio complotto occidentale contro la sovranità della Siria. In realtà, l’uso costante di sostanze chimiche come arma da parte del regime siriano di Bashar Al Assad, incluso l’attacco di Douma, è stato dimostrato da investigatori delle Nazioni Unite.

Diffamare i White Helmets e gli interventi occidentali

La disinformazione russa ha spesso preso di mira gruppi umanitari come i White Helmets, accusandoli falsamente di inscenare operazioni di soccorso e attacchi chimici a fini propagandistici, e di essere coinvolti nel traffico di organi.Nel tentativo di minare le reportage indipendenti sulle atrocità commesse dal regime siriano, i media russi controllati dallo Stato cercano di diffamare il gruppo attraverso disinformazione falsa e lo hanno dipinto come allineato con organizzazioni terroristiche e con gli interessi occidentali.

La maggior parte delle affermazioni della Russia è stata priva di prove e si è basata su formulazioni vuote come «secondo informazioni fornite da X», «ci sono ragioni per supporre» e così via. La notizia che accusava i Caschi Bianchi di traffico di organi si basava su un rapporto non verificato presentato da Maksim Grigoryev, membro della Camera Civica della Russia, e fonda le proprie affermazioni su una metodologia di «fact-checking» composta unicamente da presunte testimonianze di testimoni e da voci di corridoio non verificabili.

La narrativa della superiorità morale

la rappresentazione della Russia del proprio intervento faceva anch’essa parte di una strategia più ampia volta a presentarsi come difensore del diritto internazionale e della sovranità. Ha contrapposto le azioni della Russia a quella che ha etichettato come ipocrisia occidentale, accusando le nazioni occidentali di destabilizzare la regione sostenendo gruppi di opposizione siriani legati al terrorismo.Le narrazioni russe hanno criticato gli interventi occidentali, accusando l’Occidente di violare il diritto internazionale, mentre inquadravano le azioni della Russia come legittime e a difesa della sovranità della Siria.

Tuttavia, non ci sono prove che l’Occidente abbia sostenuto l’ISIS o altri gruppi terroristici in Siria. Anzi, i Paesi occidentali sono stati impegnati in enormi sforzi militari e di intelligence per contrastare Al Qaeda, così come l’ISIS e altri gruppi islamisti radicali in tutto il mondo.

La guerra civile in Siria è in corso dal 2011, e trae origine dal malcontento popolare nei confronti del governo non democratico di Bashar al-Assad, che ha innescato proteste su larga scala e manifestazioni pro-democrazia in tutta la Siria. Le elezioni presidenziali in Siria sono state tutt’altro che democratiche e vi sono ampie prove che il regime siriano sia responsabile di numerosi crimini di guerra e violazioni del diritto internazionale. Anche i raid aerei russi contro ospedali, impianti di trattamento dell’acqua e moschee [che hanno causato centinaia di morti tra i civili] sono stati documentati.

Da oltre un decennio, la Russia diffonde disinformazione e affermazioni manipolative con l’obiettivo di indurre le persone a mettere in dubbio cosa fosse davvero “la verità”, alimentando la convinzione che “non sapremo mai cosa sia successo davvero”. Questa strategia ha distratto le persone e ha reso gli oppositori più passivi e pessimisti.

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I casi presenti nella banca dati di EUvsDisinfo si concentrano sui messaggi nello spazio informativo internazionale nei quali è stata individuata una rappresentazione parziale, distorta o falsa della realtà, nonché la diffusione di messaggi pro-Cremlino. Ciò non implica necessariamente che un determinato canale sia collegato al Cremlino o sia editorialmente pro-Cremlino, oppure che abbia intenzionalmente cercato di disinformare. Le pubblicazioni di EUvsDisinfo non rappresentano la posizione ufficiale dell’UE, poiché le informazioni e le opinioni espresse si basano sui resoconti dei media e sull’analisi della task force East Stratcom.

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