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Sfruttare la crisi in Afghanistan: i media russi e cinesi tracciano parallelismi con l’Ucraina e Taiwan

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Sia la Russia sia la Cina stanno sfruttando la crisi umanitaria e di sicurezza in Afghanistan e dipingono gli Stati Uniti come un partner internazionale “inaffidabile” per proiettare i loro messaggi su questioni chiave di politica estera e interna: rispettivamente, l’Ucraina e Taiwan.

Quasi all’unisono, i media controllati dallo Stato russo e cinese continuano a tracciare paralleli diretti (e falsi) tra l’Afghanistan e l’Ucraina/Taiwan, sostenendo che dopo l’Afghanistan era solo questione di tempo prima che gli Stati Uniti “inaffidabili” “abbandonassero” Kyiv e Taipei.Entrambe le parti mirano a capitalizzare su narrazioni che descrivono gli Stati Uniti e, per estensione, il liberale ordine mondiale, come in frantumi e in ritirata.

Sebbene al momento non vi siano prove di un coordinamento tra i media cinesi e russi, è degno di nota che, mentre la crisi afghana si sviluppava, i ministri degli Esteri di Russia e Cina hanno sottolineato la necessità di cooperare e rafforzare la loro comunicazione strategica – un’affermazione ribadita da Vladimir Putin e Xi Jinping pochi giorni dopo.

In questo contesto, i media filocremlini hanno attinto a ricchi giacimenti di narrazioni di disinformazione che minano la sovranità ucraina e dipingono l’Ucraina come una ‘serva’ dell’Occidente, i cui politici dipendono completamente dai capricci dei loro ‘padroni’ e che potrebbe essere abbandonata in qualsiasi momento.

Allo stesso modo, i media cinesi controllati dallo Stato hanno anche sostenuto che gli Stati Uniti stanno manipolando Taiwan e che è probabile che la abbandonino.I media hanno anche rilanciato avvertimenti alle autorità “secessioniste” di Taiwan, affermando che non dovrebbero trasformare l’isola “da produttore di chip a produttore di missili” se vogliono evitare un “futuro pericoloso”.

Sia i media cinesi controllati dallo Stato sia quelli filocremlini hanno inoltre utilizzato una tattica collaudata: riportare e amplificare commenti e reazioni anonimi online, per creare l’impressione che l’opinione pubblica rispecchi le posizioni di Mosca e Pechino. Per esempio, il tabloid cinese controllato dallo Stato Global Times ha fatto riferimento ad “alcuni post online di utenti di internet sull’isola di Taiwan” che avrebbero posto una domanda retorica: “La Saigon di ieri, l’Afghanistan di oggi, e la Taiwan di domani?” Il media russo Regnum.ru ha usato quasi la stessa frase per sostenere che questa opinione fosse diffusa sui social network ucraini: “La Saigon di ieri, Kabul oggi, Kiev domani?” La testata ha anche offerto una serie di commenti sui social media che deridono la partnership degli Stati Uniti con l’Ucraina.

 

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Questo non è il primo caso di narrazioni convergenti nei media russi e cinesi controllati dallo Stato.Abbiamo già visto in precedenza sia testate pro-Cremlino sia cinesi diffondere disinformazione sull’esistenza di presunti ‘biolaboratori segreti statunitensi’ nel contesto della pandemia di coronavirus, e i media pro-Cremlino negare con veemenza le violazioni dei diritti umani di Pechino contro la sua popolazione uigura.

È probabile che questa tendenza continui. Nel contesto della crisi afghana, alcuni dei tropi di disinformazione coltivati dai media pro-Cremlino, ad esempio presentare le proteste popolari in tutto il mondo come rivoluzioni colorate istigate dall’Occidente, hanno trovato la loro strada nei media cinesi controllati dallo Stato. Contenuti creati in Cina che sostenevano l’inaffidabilità degli Stati Uniti sono stati ripubblicati in testate proxy in Europa, già note in precedenza per amplificare narrazioni pro-Cremlino.

Quando si tratta di minare il ruolo globale degli Stati Uniti e l’ordine liberale internazionale, le testate russe e cinesi sembrano aver trovato le loro sinergie.

 

 

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