Un capolavoro di disinformazione
In quest’ultima settimana abbiamo visto un esempio quasi perfetto di come la disinformazione possa diffondersi. La storia sul rafforzamento della NATO in Europa contiene un elemento di verità mescolato a informazioni false, il tutto per adattarsi alla narrativa filocremlina spesso ripetuta secondo cui la NATO sarebbe l’aggressore che accerchia la Russia.
Come riportato e approfonditamente indagato da Ben Nimmo dell’Atlantic Council’s Digital Forensic Research Lab (@DFRLab), la parte falsa di questa storia è iniziata con un piccolo sito web a Donetsk che sosteneva che la NATO si stesse preparando a una guerra con la Russia schierando 3.600 carri armati in Europa. Questa disinformazione è stata poi diffusa da alcuni dei soliti noti (Global Research, David Icke, RIA Novosti ecc.), ma, cosa ancora più preoccupante, questi numeri falsi sono arrivati anche nei media mainstream come l’Independent e la Radio Svedese (quest’ultima nel frattempo ha corretto il proprio errore). In quegli articoli, la narrativa complessiva non viene ripetuta, ma i numeri sono stati effettivamente citati in modo errato.
Allora, quali sono i fatti?
Ebbene, truppe statunitensi sono effettivamente arrivate in Europa nell’ambito di un rafforzamento della NATO con l’obiettivo di aumentare l’interoperabilità e la prontezza al combattimento, così da poter rispondere rapidamente a rinnovate minacce in seguito all’annessione russa della Crimea nel 2014 e alla guerra ibrida di Mosca nell’Ucraina orientale. Ma in realtà il rafforzamento include 87 carri armati. 87.È ben lontano da 3.600, o 2.800, o semplicemente “migliaia”, che sono i numeri che sono stati citati dai vari media che hanno diffuso disinformazione su questa vicenda. Per fare un confronto, l’intera forza corazzata degli Stati Uniti è di 8.848 unità. Se la storia del DNI fosse stata vera, avrebbe significato che il 40% dei carri armati principali da combattimento degli Stati Uniti era arrivato in Europa in una sola volta.
Nella mappatura realizzata dall’Atlantic DFRLab, si può vedere nel dettaglio come la storia si sia diffusa in diverse lingue attraverso un’ampia rete di siti cospirazionisti, blog, siti web apparentemente marginali, canali di notizie russi ufficiali e consolidati – e poi persino su alcuni solidi media occidentali nel corso di pochi giorni. Ci mostra che la disinformazione pro-Cremlino ha molteplici canali e utilizza una rete orchestrata di fonti apparentemente indipendenti che si “confermano” a vicenda, come descritto in uno studio utile di RAND – e come una disinformazione venga introdotta e amplificata in modo tale da poter arrivare ai media mainstream.
