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Un verificatore di fake news false

Manifesto giallo con testo in grassetto: FAKE NEWS + FAKE VERIFICATION = RINFORZO DELLA DISINFORMAZIONE (Descrizione generata dall'IA)
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Un caso di doppio bluff: questa è stata la conclusione a cui sono giunti gli utenti internet svedesi dopo che un sito web svedese, che si presentava come il prossimo di una serie di siti dedicati alla verifica dei fatti e alla contestazione della disinformazione, si è rivelato fare l’opposto di ciò che dichiarava: non verificare, ma rafforzare la disinformazione.

Come abbiamo riportato, la consapevolezza del problema della disinformazione sta crescendo sia a livello globale, ad esempio tramite il progetto First Draft News e iniziative di auto-aiuto, sia a livello locale in molti Stati membri dell’UE, ad esempio Francia, Danimarca e Svezia, dove ad esempio il progetto Viralgranskaran conta ormai più di 70.000 follower su Facebook.

The Guardian riferisce ora che Mediekollen, il nuovo servizio di fact-checking sul mercato svedese, si rivela essere un’operazione sotto falsa bandiera, in cui la disinformazione è stata presentata e fatta passare come fattuale. The Guardian scrive che il sito crea “una narrazione diversa utilizzando altri elementi di prova o opinioni per sostenere o smentire un’affermazione o una storia. È argomentazione, spesso deliberatamente fuorviante, travestita da verifica”.

I giornalisti non sono riusciti a ottenere dettagli su chi finanzi il sito.The Guardian osserva che «l’approccio della pagina si inserisce perfettamente in una dottrina sostenuta (e praticata) da una delle figure più influenti della politica [russa], Vladislav Surkov», il quale «ha capito che è altrettanto efficace abbattere tutte le altre narrazioni e lasciare coloro che si sta cercando di influenzare o controllare incerti su quale sia la verità o su chi fidarsi». Per tutti i dettagli di questa storia, leggete l’articolo del Guardian intitolato «In the post-truth era Sweden’s far right fake fact checker was inevitable.»

La storia svedese sottolinea il fatto che i populisti stanno iniziando ad adottare proprio il linguaggio di coloro che li criticano per abbracciare la disinformazione. Si parla sempre più di «fake news». L’East StratCom Task Force preferisce usare il termine «disinformazione», soprattutto perché la disinformazione pro-Cremlino di cui ci occupiamo è effettivamente parte di una campagna di disinformazione orchestrata, piuttosto che, ad esempio, voci e calunnie occasionali, come abbiamo sottolineato nel nostro «Commentary: Means, goals and consequences of the pro-Kremlin disinformation campaign», che abbiamo pubblicato la scorsa settimana.

 

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CLAUSOLA DI ESCLUSIONE DELLA RESPONSABILITÀ

I casi presenti nella banca dati di EUvsDisinfo si concentrano sui messaggi nello spazio informativo internazionale nei quali è stata individuata una rappresentazione parziale, distorta o falsa della realtà, nonché la diffusione di messaggi pro-Cremlino. Ciò non implica necessariamente che un determinato canale sia collegato al Cremlino o sia editorialmente pro-Cremlino, oppure che abbia intenzionalmente cercato di disinformare. Le pubblicazioni di EUvsDisinfo non rappresentano la posizione ufficiale dell’UE, poiché le informazioni e le opinioni espresse si basano sui resoconti dei media e sull’analisi della task force East Stratcom.

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