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Cosa abbiamo imparato sulla FIMI dopo tre anni di guerra su vasta scala in Ucraina
Il livello moderno di globalizzazione economica, politica e informativa offre vaste opportunità di sviluppo e progresso. Crea inoltre condizioni favorevoli per influenzare le emozioni, le convinzioni e i comportamenti delle persone in tutto il mondo, grazie alla diffusione praticamente illimitata delle informazioni. Regimi autoritari come la Russia trasformano in armi gli strumenti di influenza informativa nello stesso modo in cui sfruttano le dipendenze economiche, le leve energetiche e altre risorse per danneggiare le democrazie. L’Ucraina, l’UE e l’intero mondo democratico sono costretti a cercare soluzioni sistemiche per contrastare efficacemente la manipolazione e l’interferenza informativa malevola dall’estero, o FIMI, negli spazi informativi nazionali e globali.
L’influenza malevola sullo spazio informativo è una componente cruciale della guerra aggressiva della Russia contro l’Ucraina. L’Ucraina è sottoposta agli attacchi informativi più aggressivi e su larga scala, in cui nuove tecnologie FIMI vengono testate in tempo reale. Allo stesso tempo, l’Ucraina ha un’esperienza unica nel contrastare le influenze informative ostili, che può essere preziosa per altri Stati democratici.
Evoluzione delle tattiche di guerra informativa
La Russia ha iniziato a interferire nello spazio informativo dell’Ucraina e a tentare di screditarla a livello internazionale molto prima della sua aggressione armata. Queste operazioni miravano a destabilizzare l’Ucraina internamente, recidere i suoi legami con i partner e isolarla sulla scena internazionale.All’inizio degli anni 2000, i cosiddetti scandali della “Kolchuga” e dei “missili” hanno inciso negativamente sulla reputazione internazionale dell’Ucraina e sulle sue relazioni con gli Stati Uniti. Questi presunti scandali erano (accuse non provate, alimentate dalla Russia attraverso campagne di disinformazione, secondo cui l’Ucraina avrebbe venduto sistemi radar di sorveglianza e motori per missili rispettivamente all’Iraq e alla Corea del Nord.
La Russia ha inoltre preso sistematicamente di mira gli sforzi dell’Ucraina per approfondire la cooperazione con la NATO mediante campagne di disinformazione. Ad esempio, forze politiche filo-russe hanno organizzato proteste contro esercitazioni militari sul territorio ucraino.
Poco prima e dopo l’inizio dell’aggressione armata della Russia contro l’Ucraina nel 2014, l’interferenza russa nello spazio informativo è diventata significativamente più aggressiva. Gli sforzi russi si sono concentrati sulla diffusione di narrazioni sia in Ucraina sia all’estero, anche attraverso affermazioni su un “colpo di Stato”, un “regime neo-nazista di Kyiv”, una “guerra civile” e pseudo-giustificazioni storico-legali per l’occupazione russa della Crimea.
La preparazione dell’invasione su vasta scala del 2022 includeva anche una componente informativa volta a giustificare le rivendicazioni della Russia contro l’Ucraina e l’Occidente, spostando al contempo su Kyiv la responsabilità del crimine di aggressione.Elementi chiave di questa preparazione includevano:
- la promozione intensificata di narrazioni su «un solo popolo» e sull’Ucraina come «Stato fallito» (ad es., l’articolo di Putin, «Sull’unità storica di russi e ucraini»).
- accuse che etichettavano l’Ucraina come «Stato terrorista» e una minaccia alla sicurezza globale (ad es., le presunte accuse secondo cui l’Ucraina stava sviluppando una «bomba sporca» e armi biologiche nei «biolaboratori americani»).
- l’ultimatum del Cremlino alla NATO nel dicembre 2021.
- tentativi di creare un casus belli attraverso accuse secondo cui l’Ucraina stava preparando un’offensiva su larga scala nel Donbas, la mobilitazione nei territori occupati dalla Russia, evacuazioni inscenate di civili verso la Russia, il riconoscimento da parte del Cremlino di pseudo-repubbliche e il crollo degli accordi di Minsk.
Un «blitzkrieg informativo»
Quando Putin annunciò la cosiddetta «operazione militare speciale» il 24 febbraio 2022, probabilmente si aspettava una vittoria rapida.Di conseguenza, la guerra dell’informazione e le tattiche FIMI si basavano inizialmente su un’“offensiva lampo informativa” che includeva:
- l’inondazione dello spazio informativo con “previsioni” di un rapido successo militare (“prendere Kyiv in tre giorni”);
- la diffusione di false notizie sulla cattura di città chiave, sulla resa di massa delle truppe ucraine e di esagerazioni sulla portata delle operazioni russe e sulla presenza di gruppi di sabotaggio (ad esempio, affermazioni secondo cui paracadutisti russi sarebbero atterrati nelle regioni di Odesa e Lviv);
- azioni volte a disorientare e sopraffare le Forze di Difesa ucraine e i servizi di emergenza, provocando panico (ad esempio, false segnalazioni di “sabotatori travestiti da medici” o chiamate fasulle alle linee telefoniche di emergenza);
- la diffusione di notizie false sulla resa di Kyiv, inclusi video deepfake del Presidente Zelenskyy.
Durante le prime settimane della guerra su vasta scala, l’intensità delle operazioni informative russe è stata estremamente elevata, con Telegram che fungeva da piattaforma principale per la manipolazione dell’informazione. La Russia ha creato decine di canali Telegram intitolati a città e regioni che occupava o intendeva occupare, pubblicando notizie locali mescolate a propaganda e disinformazione camuffate da voci o “fughe di notizie” interne.Le agenzie di intelligence russe hanno anche clonato canali Telegram di funzionari ucraini, unità militari e altre strutture per scopi di guerra dell’informazione.
Guerra di trincea informativa ed esaurimento informativo
Dall’autunno del 2022 all’inizio del 2023, si è verificato uno spostamento verso una “guerra di trincea informativa”. La Russia ha reindirizzato i propri sforzi FIMI verso l’indebolimento della fiducia pubblica nelle istituzioni statali dell’Ucraina sfruttando questioni quali le interruzioni di corrente dovute agli attacchi missilistici contro infrastrutture critiche, la mobilitazione militare e la corruzione.
Dalla fine del 2023, la Russia ha iniziato a intensificare tattiche che possono essere descritte come “esaurimento informativo”.Questa strategia comporta una manipolazione emotiva attraverso contenuti generati dall’IA, un aumento dell’attività dei bot sui social media e tentativi di immergere i cittadini ucraini in uno stato di stress permanente amplificando le paure legate alla guerra, erodendo la resilienza interna e la fiducia reciproca e provocando odio e violenza.
Gli strumenti chiave di questa strategia includono:
- diffondere contenuti su presunte violazioni della mobilitazione e appelli alla resistenza armata contro la mobilitazione (ad es., la falsa notizia di gennaio 2024 sull’«omicidio di un ufficiale di reclutamento militare a Kharkiv»);
- manipolare temi legati alla corruzione (ad es., sfruttando scandali di corruzione di alto profilo nel sistema ucraino delle visite mediche);
- screditare i partner occidentali (ad es., narrazioni manipolative sugli aiuti militari, sul loro volume e sulla loro tempestività);
- minacciare con il ricatto nucleare (ad es., minacce successive all’uso del missile «Oreshnik»).
L’obiettivo finale della FIMI russa è convincere i pubblici – sia ucraino sia internazionale – che la resistenza dell’Ucraina all’aggressione russa è futile.
Principali narrative
La principale meta-narrativa russa sull’Ucraina è: «La Russia ha diritti legittimi sull’Ucraina e sta proteggendo tali diritti». Questa idea è rafforzata da narrative di supporto su «un solo popolo», «la sfera naturale di influenza e lo Stato ucraino “incapace”, tra gli altri. Secoli di promozione sistematica hanno reso questa narrazione una parte centrale della visione del mondo e della cultura politica della Russia. Inoltre, ha influenzato in modo significativo il modo in cui la regione è percepita all’estero e ha plasmato il processo decisionale dei governi stranieri.
Il Centro per le Comunicazioni Strategiche e la Sicurezza dell’Informazione, o CSCIS, ha condotto un monitoraggio continuo dello spazio informativo durante la guerra su vasta scala e ha individuato che i principali bersagli degli attacchi FIMI russi in Ucraina sono le istituzioni statali e la resilienza della società ucraina. In particolare, la Russia mira a screditare le istituzioni e ad abbassare la fiducia pubblica in esse e nello Stato nel suo complesso, segmentando e polarizzando artificialmente la società ucraina, e generando ed esacerbando conflitti interni.
L’obiettivo ultimo del FIMI è spingere la società ucraina in uno stato di “guerra di tutti contro tutti” e ridurre criticamente l’efficacia delle istituzioni statali. Raggiungere questo obiettivo, a sua volta, è inteso a convalidare la narrazione russa dell’Ucraina come “Stato fallito”.
I media promuovono questa narrazione sia presso il pubblico straniero sia all’interno della stessa Russia per giustificare la guerra di aggressione e minare il sostegno internazionale all’Ucraina.Nel tentativo di influenzare il pubblico ucraino, la Russia utilizza narrazioni che servono allo stesso scopo ma spesso evitano la formulazione diretta di «stato fallito».
La Russia impiega un insieme limitato di narrazioni chiave rivolte sia al pubblico ucraino sia a quello internazionale. Queste ruotano principalmente attorno a false affermazioni riguardanti il «nazismo ucraino», il «colpo di Stato del 2014» e altre asserzioni sull’«illegittimità» delle autorità ucraine. Poi vi sono accuse infondate di crimini di guerra commessi dall’esercito ucraino; la presunta discriminazione e persecuzione dei russofoni, dei fedeli ortodossi, ecc.; la corruzione totale e la natura criminale del governo ucraino; la natura artificiale dell’identità nazionale e politica ucraina; e affermazioni secondo cui la popolazione ucraina non sostiene lo Stato.
I media utilizzano queste narrazioni e le loro combinazioni sia per destabilizzare internamente l’Ucraina sia per denigrarne l’influenza e il sostegno all’estero.
Diffusione di disinformazione tramite inserzioni su Facebook
Nel 2024, il CSCIS, insieme al Centre for Democracy and Rule of Law, o CEDEM, ha presentato i risultati di uno studio congiunto sulla diffusione di narrazioni russe distruttive attraverso inserzioni su Facebook.Sulla base di un’analisi di quasi 600 annunci pubblicitari rivolti a un pubblico ucraino e pubblicati tra marzo e novembre 2023, lo studio ha individuato 12 principali aree tematiche in cui queste narrazioni venivano promosse.

Cinque di questi 12 temi rappresentavano circa il 75% del volume totale della pubblicità. Questi temi erano: «Fronte», «L’Occidente», «Mobilitazione», «Corruzione» e «Governo». All’interno di questi temi, gli annunci promuovevano le seguenti narrazioni:
- «L’Ucraina sta subendo perdite enormi in prima linea»;
- «Il governo ha deciso di combattere fino all’ultimo ucraino»;
- «Il comando delle Forze Armate ucraine è incompetente»;
- «Non vale la pena combattere per un governo corrotto»;
- «La mobilitazione equivale a morte certa»;
- «L’Occidente trae vantaggio dalla guerra»;
- «Il governo sta traendo profitto dalla guerra».
L’obiettivo della promozione di queste narrazioni era influenzare l’opinione pubblica e il comportamento degli ucraini ed evitare la mobilitazione nelle Forze di Difesa dell’Ucraina. Queste narrazioni miravano a sfruttare paure naturali e a spostare l’attenzione dalla difesa della patria alla «difesa di un governo corrotto».
Focus sulla corruzione
In effetti, la corruzione è un tema chiave utilizzato nella FIMI che prende di mira l’Ucraina.`La narrazione che descrive l’Ucraina come un paese «totalmente corrotto» o addirittura «il paese più corrotto del mondo» è una componente della narrazione dello Stato fallito.La sua promozione mira a minare la fiducia nelle istituzioni statali, screditare gli aiuti internazionali all’Ucraina e influenzare il comportamento dei cittadini, in particolare per quanto riguarda la mobilitazione.
Uno studio del 2024 del CSCIS, basato su un’analisi di oltre 130.000 messaggi, ha individuato le seguenti principali narrazioni legate alla corruzione:
- «Volodymyr Zelenskyy è coinvolto nella corruzione / insabbia la corruzione all’interno della sua amministrazione»;
- «L’Ucraina sta vendendo armi occidentali»;
- «L’Ucraina sta perdendo la guerra a causa della corruzione»;
- «L’Ucraina e l’Occidente sono legati da traffici corrotti».
Queste narrazioni continuano a essere diffuse utilizzando vari strumenti e tecniche progettati per aumentare la fiducia del pubblico nelle informazioni manipolate.

Un gruppo di canali in lingua russa, alcuni dei quali affiliati ai servizi speciali russi e già comparsi in ricerche sulla disinformazione e sugli attacchi informativi.
FIMI ecosistema
Le ricerche condotte dal CSCIS hanno identificato e analizzato gli strumenti utilizzati per diffondere narrazioni dannose, nonché le reti che costituiscono l’ecosistema della manipolazione informativa.
Per raggiungere obiettivi distruttivi, vengono impiegati i seguenti metodi:
- risorse pseudo-ucraine, inclusi cloni di note testate mediatiche e pagine ufficiali di personaggi pubblici; piattaforme ucraine false (principalmente canali Telegram); pagine e gruppi sui social media pseudo-patriottici; e risorse, profili e pagine anonimi di blogger poco conosciuti;
- bot farm e altri strumenti per la distribuzione coordinata e sincronizzata dei contenuti, come post e commenti identici sui social media;
- risorse russe, inclusi media federali e altri; canali Telegram che rivelano apertamente la loro origine russa; e le pagine e i profili di blogger filo-Cremlino.
Gli attori chiave nella promozione delle narrazioni russe e nella manipolazione informativa includono:
- funzionari russi (incluso Vladimir Putin), nonché le risorse informative delle missioni diplomatiche;
- piattaforme ufficiali del governo russo, come siti web dei ministeri, pagine sui social media e media controllati dallo Stato;
- il sistema di radiodiffusione internazionale della Russia, incluso RT e Sputnik.
Il blocco dei canali televisivi russi dal 2014 e delle piattaforme di social media dal 2017 in Ucraina ha spinto la Russia ad adottare piattaforme alternative per influenzare il pubblico ucraino. Ciò ha portato a un aumento dell’attività su piattaforme di social media straniere come Facebook e Twitter.E almeno dal 2018 la Russia ha sviluppato sistematicamente un ecosistema di canali Telegram pseudo-ucraini sia a livello nazionale sia regionale.

Una rete di canali Telegram regionali e nazionali amministrati dall’utente A_MENEJER e dal suo gruppo sulla base degli ordini dei servizi segreti russi.
Le sanzioni, il blocco dei canali di trasmissione internazionale russi e le restrizioni sui siti web in Occidente non hanno impedito alla Russia di raggiungere il pubblico straniero. Oltre al suo ecosistema di bot e profili russi/pro-russi su X (Twitter), Facebook, Reddit, canali TikTok e altri social media, il Cremlino sfrutta piattaforme online alternative. Dal 2023 è operativa una rete di siti web sotto ZOV / Pravda. I siti ZOV si camuffano da testate di notizie regionali ucraine, mentre la rete Pravda diffonde contenuti russi in inglese, francese, spagnolo e altre lingue europee.
Inoltre, alcune testate utilizzano media e blogger stranieri per legittimare le campagne di disinformazione. Per esempio, la falsa affermazione secondo cui Olena Zelenska avrebbe acquistato gioielli Cartier per un valore di 1 milione di dollari è stata diffusa dal sito nigeriano The Nation, che citava un profilo Instagram quasi vuoto.Allo stesso modo, la storia falsa secondo cui la suocera di Zelenskyy possiederebbe una villa di lusso è stata condivisa dal blogger egiziano Mohamed Al-Alawi.
Un’altra pratica consiste nel creare siti web di fake news che somigliano molto, o addirittura copiano, testate giornalistiche esistenti o ormai chiuse, per condurre attacchi informativi. Per esempio, per diffondere la falsa affermazione secondo cui Olena Zelenska avrebbe acquistato una Bugatti, è stato registrato sotto il dominio .fr un sito web chiamato Verite Cachee France. Allo stesso modo, la storia falsa secondo cui Volodymyr Zelenskyy avrebbe comprato l’auto cerimoniale di Hitler è stata pubblicata sul discutibile sito web Seattle Tribune.
Le campagne di disinformazione non si basano solo su notizie false, ma anche su eventi di cronaca reali, che vengono distorti per servire narrazioni manipolative. Le tattiche chiave includono l’uso di formulazioni manipolative e generalizzazioni fuorvianti, la selezione mirata dei fatti, la manipolazione della loro sequenza e la creazione di false relazioni di causa ed effetto. Messaggi di questo tipo cercano anche di fare leva sulle emozioni del pubblico, citando i cosiddetti “esperti” e fonti inaffidabili.Anche eventi reali, come la scoperta di schemi di corruzione o l’arresto di sospetti, vengono sfruttati per rafforzare la narrazione russa della «corruzione totale» in Ucraina.
Come l’Ucraina ha adattato a informative minacce
Durante la guerra, l’Ucraina ha mobilitato risorse per contrastare l’aggressione russa, incluse le minacce informative, facendo leva sia sulla propria esperienza sia sulle competenze dei suoi partner.
I metodi dell’Ucraina per contrastare la FIMI mirano ad aumentare l’efficacia cambiando la prospettiva sulle minacce informative. La regolamentazione legislativa dello spazio mediatico, le sanzioni contro i media russi e i social network, lo smascheramento delle informazioni false e la promozione dell’alfabetizzazione mediatica sono misure essenziali ma insufficienti nelle condizioni attuali. Questo perché l’influenza dannosa viene esercitata non solo attraverso fake news e disinformazione diretta, ma anche attraverso informazioni veritiere utilizzate per manipolare il pubblico.
Nel complesso, la risposta dell’Ucraina alle minacce informative coinvolge lo Stato, la società civile, i media e i singoli cittadini che non fanno parte di iniziative istituzionalizzate.Tra gli attori statali, le istituzioni chiave includono:
- il Ministero della Cultura e delle Comunicazioni Strategiche e il suo subordinato Centro per le Comunicazioni Strategiche e la Sicurezza dell’Informazione, o CSCIS;
- il Ministero della Difesa, le Forze Armate dell’Ucraina, o AFU, e le loro unità di comunicazione;
- il Consiglio per la Sicurezza Nazionale e la Difesa, o NSDC, e il suo Centro per il Contrasto alla Disinformazione, o CCD;
- il Consiglio Nazionale per la Televisione e la Radiodiffusione;
- le agenzie di sicurezza, tra cui il Servizio di Sicurezza dell’Ucraina, o SBU, la Direzione dell’Intelligence della Difesa, o HUR, il Servizio di Intelligence Estera e il Servizio Statale per le Comunicazioni Speciali.
Queste istituzioni statali elaborano e attuano la strategia di comunicazione dell’Ucraina, regolando lo spazio informativo (ad es., bloccando le risorse russe e imponendo sanzioni), monitorando lo spazio informativo, identificando e neutralizzando le minacce, individuando e perseguendo gli individui coinvolti nelle operazioni FIMI e fornendo tempestivamente informazioni pubbliche e smentendo la disinformazione.
La società civile e i media indipendenti svolgono un ruolo fondamentale nel contrasto alla disinformazione.Gli attori chiave includono:
- organizzazioni di fact-checking e OSINT (open-source intelligence) come StopFake, InformNapalm, Molfar e OSINT Bees;
- ONG e organismi di monitoraggio dei media, tra cui l’Institute of Mass Information, Detector Media e il Centre for Democracy and Rule of Law;
- media nazionali e regionali che creano contenuti originali sulle minacce informative e forniscono supporto informativo agli sforzi del governo e alle iniziative indipendenti.
Inoltre, giornalisti, blogger e utenti dei social media ucraini lavorano per neutralizzare le minacce informative, contrastare l’influenza ibrida russa all’estero e promuovere gli interessi dell’Ucraina.
L’assistenza internazionale svolge un ruolo cruciale nella lotta dell’Ucraina contro la disinformazione.
L’Unione europea, attraverso vari programmi, fornisce supporto istituzionale, organizzativo e finanziario per analizzare e neutralizzare le minacce FIMI, rafforzare le comunicazioni strategiche e migliorare l’alfabetizzazione mediatica e la consapevolezza pubblica. Questo approccio complessivo ha aiutato l’Ucraina ad adattarsi e a rafforzare la propria resilienza di fronte alla guerra dell’informazione in corso.
FIMI come strumento di guerra ibrida
La minaccia della Manipolazione e Interferenza Informativa Straniera (FIMI) va oltre la diffusione di informazioni false e fake news, la maggior parte delle quali può essere smentita relativamente facilmente.Il vero pericolo risiede nell’incorporare narrazioni distruttive nella coscienza del pubblico. Queste narrazioni sono particolarmente insidiose perché qualsiasi informazione, comprese verità selettivamente inquadrate o manipolate, può essere utilizzata per rafforzarle. Di conseguenza, gli individui che adottano queste narrazioni tendono a fidarsi delle informazioni che si allineano con le loro convinzioni, respingendo invece i fatti che le contraddicono, indipendentemente da accuratezza o intenzione. Possono inoltre sviluppare una presunzione di sfiducia nei confronti delle istituzioni statali, delle fonti ufficiali di informazione e persino dei concittadini.
L’aggressione in corso della Russia contro l’Ucraina non può essere considerata isolatamente rispetto alla più ampia guerra ibrida condotta contro i Paesi della NATO e dell’UE, che comprende operazioni di informazione, misure attive, sabotaggi e altre tattiche destabilizzanti. Considerare la guerra esclusivamente come un conflitto per il controllo territoriale è una prospettiva superata. La guerra moderna riguarda il controllo della realtà, imponendo narrazioni che plasmano percezioni e comportamenti collettivi. La sicurezza informativa è una delle componenti più critiche e vulnerabili della sicurezza nazionale. Per rafforzare la resilienza della società, gli sforzi di comunicazione strategica devono concentrarsi sul ripristino della fiducia nelle istituzioni, sulla promozione di narrazioni costruttive e benefiche e sul contrasto all’influenza delle campagne informative distruttive.Allo stesso tempo, gli Stati democratici devono non solo contrastare le minacce esistenti, ma anche prevenire quelle future privando la Russia e i suoi alleati delle risorse necessarie per condurre un’aggressione ibrida contro le democrazie.