Dal “giornalismo” alla FIMI: l’UE sanziona Diana Panchenko

Persona al laptop controllata da fili di marionetta, forbici con bandiera UE. (Descrizione generata dall'IA)
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L’Unione Europea ha adottato una nuova serie di sanzioni volte a contrastare le persistenti minacce ibride provenienti dalla Russia, tra cui la manipolazione delle informazioni e le ingerenze da parte di attori stranieri (FIMI) e le attività informatiche dannose rivolte contro l’UE, i suoi Stati membri e i paesi partner. L’ultima decisione elenca dodici persone e due entità coinvolte in campagne coordinate di disinformazione, reti di propaganda e operazioni informatiche legate agli interessi dello Stato russo.

Gli elenchi fanno parte di un più ampio sforzo dell’UE per affrontare la guerra dell’informazione come elemento centrale dei conflitti moderni, insieme agli strumenti militari, informatici ed economici. Tra le persone sanzionate in questo pacchetto figura Diana Panchenko, una giornalista di origine ucraina identificata dall’UE come propagandista pro-Cremlino.

Presentare la propaganda come giornalismo

Panchenko produce e diffonde narrazioni anti-ucraine, pro-russe e anti-NATO che rispecchiano fedelmente la linea ufficiale del Cremlino. Lei definisce il suo lavoro come un’attività di “denuncia della corruzione”, prendendo di mira principalmente la leadership ucraina e, in particolare, il presidente Volodymyr Zelenskyy. I suoi contenuti descrivono costantemente le autorità ucraine come “naziste”, accusandole di tradire la propria popolazione.

Un elemento fondamentale del suo lavoro è l’imitazione deliberata dei notiziari professionali. Copiando lo stile visivo e il tono del giornalismo televisivo, Panchenko presenta la propaganda politica come un’informazione credibile, una tattica comune nelle moderne operazioni di influenza volte a fuorviare il pubblico e legittimare narrazioni false.

Prima di avviare le sue attuali attività mediatiche, Panchenko ha lavorato per NewsOne, un canale televisivo che faceva parte del gruppo mediatico Novyny, controllato in modo non ufficiale dal politico ucraino Viktor Medvedchuk. Medvedchuk è uno stretto alleato di Vladimir Putin e ha svolto un ruolo centrale nella creazione di operazioni mediatiche pro-Cremlino, compresi i più recenti sforzi per stabilire canali analoghi all’estero, come ad esempio in Serbia.

Contenuti provenienti dai territori occupati e amplificazione online

Panchenko ha anche realizzato contenuti nelle zone dell’Ucraina occupate dalla Russia, tra cui Mariupol e Donetsk. Le autorità ucraine hanno descritto questo materiale come propaganda che contribuisce a giustificare i crimini di guerra russi. Il suo ruolo nella guerra dell’informazione è stato ulteriormente evidenziato quando i suoi contenuti sono stati trasmessi dalla televisione ucraina durante un attacco informatico russo che ha interrotto la normale programmazione.

Oltre alla produzione di video, Panchenko mantiene una forte presenza online. Gestisce un canale Telegram con oltre 400.000 iscritti e un account X (ex Twitter) con circa 148.000 follower. Su X, si rivolge sempre più spesso a un pubblico anglofono utilizzando contenuti clickbait, l’amplificazione coordinata e la promozione di account pro-russi, tattiche comunemente associate alle operazioni di influenza piuttosto che al giornalismo indipendente.

Parte di una più ampia risposta dell’UE alla FIMI

L’UE ha concluso che Panchenko è responsabile di sostenere azioni imputabili al governo della Federazione russa che minano la sicurezza e la stabilità dell’Ucraina attraverso la manipolazione delle informazioni e le ingerenze. La sua designazione fa parte di un pacchetto di sanzioni più ampio che prende di mira gli attori legati alla FIMI, compresi individui e strutture coinvolti in campagne coordinate di disinformazione, produzione di propaganda e operazioni ibride in linea con gli interessi dello Stato russo.

A seguito della decisione sulle sanzioni, Panchenko ha criticato pubblicamente l’UE sui social media, dipingendosi come vittima della censura e chiedendo il sostegno di Elon Musk. Nei suoi post, ha definito le sanzioni come un attacco al giornalismo piuttosto che una risposta ad attività coordinate di disinformazione.

Le organizzazioni per la libertà di stampa e i ricercatori che si occupano di disinformazione hanno respinto questa interpretazione. Sottolineano che le misure non prendono di mira il giornalismo o il dissenso politico, ma piuttosto la propaganda allineata allo Stato e la guerra dell’informazione condotta durante un conflitto militare in corso.

Il caso di Panchenko illustra come le moderne operazioni di influenza si affidino sempre più a individui che si presentano come giornalisti indipendenti, pur amplificando attivamente le narrazioni autoritarie. Sanzionando tali attori, l’UE mira ad aumentare il costo della partecipazione a campagne di informazione ostili e a rafforzare la resilienza contro la manipolazione straniera dello spazio informativo pubblico.

CLAUSOLA DI ESCLUSIONE DELLA RESPONSABILITÀ

I casi presenti nella banca dati di EUvsDisinfo si concentrano sui messaggi nello spazio informativo internazionale nei quali è stata individuata una rappresentazione parziale, distorta o falsa della realtà, nonché la diffusione di messaggi pro-Cremlino. Ciò non implica necessariamente che un determinato canale sia collegato al Cremlino o sia editorialmente pro-Cremlino, oppure che abbia intenzionalmente cercato di disinformare. Le pubblicazioni di EUvsDisinfo non rappresentano la posizione ufficiale dell’UE, poiché le informazioni e le opinioni espresse si basano sui resoconti dei media e sull’analisi della task force East Stratcom.

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