Non menzionare la Crimea!
I fatti sull’annessione della Crimea sono ormai un tabù in Russia e soggetti a censura.
Quando la versione russa del libro dell’autore israeliano Yuval Noah Harari 21 lezioni per il 21° secolo è stata pubblicata a Mosca all’inizio di quest’estate, i riferimenti all’invasione della Crimea e alla campagna di disinformazione che la circondava hanno dovuto essere sostituiti con esempi non collegati a Russia e Ucraina.
Trump invece di Putin
Come riportato per la prima volta dalla testata indipendente russa The Insider, e successivamente da Newsweek e da altri media internazionali, nel libro originale un passaggio sui “piccoli uomini verdi” del Cremlino in Crimea recita come segue:
“Il governo russo e il presidente Putin personalmente hanno negato più volte che si trattasse di truppe russe e li hanno descritti come spontanee ‘unità di autodifesa’ che avevano acquistato un’uniforme simile a quella russa nei negozi locali.”
Nell’edizione russa, quel passaggio è stato rimosso e sostituito con una frase completamente diversa:
“Secondo le stime del giornale Washington Post, il presidente Trump ha fatto più di 6.000 dichiarazioni pubbliche false nel periodo successivo al suo insediamento.”
L’autore ha detto di aver autorizzato un certo grado di editing affinché il libro potesse essere pubblicato in Russia,ma che pensava che gli editori si fossero spinti troppo oltre con le modifiche, che includevano anche altri casi non legati alla Crimea:
«Mi è stato detto […] che dove parlo di mio marito, è stato cambiato in “partner”.Se questo è vero, mi oppongo fermamente a tutte queste alterazioni non autorizzate e farò del mio meglio per correggerle”, ha detto il signor Harari a The Guardian.
Disinformazione disperata
Gli appassionati della commedia televisiva britannica degli anni ’70 conserveranno caro il ricordo di John Cleese nel ruolo di Basil Fawlty, il proprietario dell’hotel Fawlty Towers.
In un popolare episodio, il personaggio di John Cleese istruisce il suo staff a non dire nulla che possa essere visto come in qualche modo collegato alla Seconda guerra mondiale, per evitare di offendere un gruppo di visitatori tedeschi – “Non menzionate la guerra!” – salvo poi finire per mettersi in imbarazzo da solo, dando vita a una serie di scene estremamente imbarazzanti con inequivocabili riferimenti a questo tragico capitolo della storia.
La necessità di proteggere la narrazione ufficiale sulla Crimea con la censura fa apparire le autorità russe disperate e non meno impacciate della persona fittizia di John Cleese – e mette in luce quanto la campagna di disinformazione possa talvolta essere vulnerabile.
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Immagine principale: Youtube