FIMI e disinformazione come minacce globali
Numerose recenti valutazioni dei rischi globali convergono su un messaggio chiaro: la FIMI, la disinformazione e la misinformazione sono diventate una minaccia sistemica per le democrazie di tutto il mondo. Non si tratta più semplicemente di un problema di “fake news”, ma di un rischio strutturale che mina le condizioni per la crescita economica, il benessere sociale e le istituzioni liberali.
Un altro messaggio chiaro che emerge da queste relazioni è l’importanza di un solido ecosistema mediatico di interesse pubblico come argine contro la manipolazione delle informazioni.
Come la manipolazione delle informazioni erode la resilienza globale
Il Global Risks Report 2026 del World Economic Forum classifica la misinformazione e la disinformazione al secondo posto tra i rischi globali più gravi a breve termine, in leggero calo rispetto al primo posto del 2025. La relazione avverte che la misinformazione, la disinformazione e altri rischi tecnologici possono aggravare le divisioni politiche, culturali o identitarie all’interno delle società, corrodendo il dibattito pubblico e indebolendo le risposte alle crisi. A loro volta, questi sviluppi “aumentano i rischi di una maggiore sfiducia digitale e di un indebolimento dei processi decisionali socio-ambientali ambiziosi, in un contesto di priorità a breve termine mutevoli e di narrazioni sempre più nazionalistiche”.
Il Global Risk Report delle Nazioni Unite sottolinea che il disordine informativo è un “moltiplicatore di rischi” che aggrava altre minacce globali come i conflitti, le pandemie e i cambiamenti climatici, sabotando la base di evidenze condivise necessaria per il processo decisionale collettivo e le risposte coordinate.
Una recente comunicazione al Consiglio dei diritti umani delle Nazioni Unite (HRC) ha classificato la disinformazione come un rischio sistemico per un’ampia gamma di diritti umani. Essa documenta come le campagne FIMI prendano sempre più di mira le comunità marginalizzate, i difensori dei diritti umani e i media indipendenti in un contesto di spazio civico in contrazione e fiducia istituzionale in declino.
Inoltre, la terza relazione sulle minacce sulla FIMI redatto dal servizio europeo per l’azione esterna (SEAE) e pubblicato lo scorso marzo, ha rilevato che nel 2024 la FIMI ha preso di mira 90 paesi diversi. Sebbene l’Ucraina sia stata la vittima principale, le campagne FIMI hanno preso di mira anche Francia, Germania, Moldavia, Africa subsahariana e molti altri paesi. Questo dato ha evidenziato la natura globale della minaccia.
Nel loro insieme, queste relazioni descrivono la FIMI, la disinformazione e la misinformazione non solo come sfide comunicative, ma come rischi globali integrati paragonabili alle minacce economiche e di sicurezza più tradizionali.
Danni economici ed erosione della prosperità
Sebbene la FIMI, la disinformazione e la misinformazione siano tipicamente discusse in termini politici, una recente relazione intitolata “The Economic Imperative of Investing in Public Interest Media” (L’imperativo economico di investire nei media di interesse pubblico) del Forum on Information & Democracy (FID) suggerisce che la FIMI e la disinformazione comportano anche un pesante costo economico.
La relazione definisce l’informazione accurata e affidabile come una forma di infrastruttura economica: proprio come le strade e le reti elettriche consentono il commercio e la produzione, le notizie e i dati di alta qualità consentono alle famiglie, alle imprese e ai governi di prendere decisioni informate, allocare le risorse in modo efficiente e gestire i rischi. Quando questa infrastruttura informativa è contaminata dalla disinformazione, i mercati iniziano a funzionare male.
Inoltre, la relazione identifica diversi meccanismi attraverso i quali la FIMI e la disinformazione minano le prestazioni economiche. Narrazioni fuorvianti su inflazione, tassazione, debito pubblico o politica monetaria possono destabilizzare le aspettative, incoraggiare comportamenti speculativi e ridurre la fiducia nella governance economica, aumentando così i costi di finanziamento e disincentivando gli investimenti a lungo termine.
Nei mercati finanziari, campagne di disinformazione mirate su specifiche imprese, tecnologie o interi settori possono distorcere i prezzi degli asset e frenare l’innovazione, in particolare in settori altamente tecnici in cui la maggior parte dei cittadini fa ampio ricorso a intermediari per l’interpretazione.
A livello macroeconomico, la diffusione di disinformazione economica populista che promette politiche fiscali insostenibili o denigra le riforme necessarie può determinare improvvisi cambiamenti di rotta politica e paralisi istituzionale, erodendo ulteriormente la crescita e la produttività.
La relazione sottolinea inoltre che media di interesse pubblico solidi contribuiscono a contrastare queste dinamiche riducendo le asimmetrie informative, denunciando la corruzione e gli sprechi e offrendo uno spazio pubblico di confronto sui compromessi economici. Gli investimenti in informazioni affidabili non sono solo un bene pubblico, ma una necessità economica, e le società che consentono alla FIMI e alla disinformazione di conquistare il loro spazio informativo rischiano di minare la propria prosperità.
Democrazia, pace e diritti umani sotto attacco
L’impatto della FIMI e della disinformazione sulla democrazia è descritto in dettaglio sia nella valutazione dei rischi del WEF che nell’analisi dell’HRC. La relazione del WEF osserva che, con l’aumento della polarizzazione sociale a livello globale, accompagnato da disinformazione e misinformazione, “le reazioni di alcuni governi tendono verso forme di governo più autoritarie” con il deteriorarsi dello Stato di diritto. L’analisi sui diritti umani, a sua volta, mostra come queste dinamiche si traducano in violazioni concrete. La disinformazione può scoraggiare la partecipazione alle elezioni o al dibattito pubblico, prendendo di mira gruppi specifici con narrazioni secondo cui il loro voto non ha importanza o la partecipazione comporta rischi personali.
La FIMI legata ai conflitti spesso disumanizza le minoranze o gli oppositori politici, incitando all’odio e alla violenza e minando i diritti alla vita, alla sicurezza e all’uguaglianza davanti alla legge. In contesti fragili, tali narrazioni possono ostacolare i negoziati di cessate il fuoco, cercare di giustificare le atrocità e impedire l’accesso umanitario dipingendo gli operatori umanitari o le forze di pace come attori ostili.
Questi danni alla democrazia e ai diritti umani alimentano il più ampio panorama di rischi identificato dal Global Risk Report delle Nazioni Unite, che rileva che le società caratterizzate da polarizzazione e sfiducia istituzionale sono meno capaci di gestire altre minacce sistemiche, dalle pandemie agli shock economici. La FIMI e la disinformazione funzionano quindi sia come un attacco diretto alle norme democratiche sia come un fattore e un acceleratore indiretto di una più ampia instabilità.
Cambiamenti climatici, sviluppo sostenibile e integrità delle informazioni
Un documento delle Nazioni Unite sull’integrità delle informazioni e gli obiettivi di sviluppo sostenibile (OSS) chiarisce che la disinformazione minaccia anche i progressi nell’azione per il clima e lo sviluppo sostenibile. Descrive come campagne organizzate di disinformazione sul clima mettano in dubbio il consenso scientifico, esagerino i costi economici della mitigazione e dell’adattamento o promuovano soluzioni false, indebolendo così il sostegno pubblico alle politiche necessarie.
In alcuni casi, attori stranieri o nazionali con interessi acquisiti nei combustibili fossili sfruttano la FIMI per ritardare la regolamentazione o gli investimenti nelle energie rinnovabili.
L’analisi del Consiglio dei diritti umani integra questa visione collegando la disinformazione sul clima al diritto emergente a un ambiente pulito, sano e sostenibile. Quando i cittadini vengono sistematicamente fuorviati sui rischi ambientali e sulle opzioni politiche, non possono partecipare efficacemente al processo decisionale in materia ambientale e i governi rischiano di non adempiere ai loro obblighi di protezione della popolazione da danni prevedibili.
La stessa logica si applica più in generale agli OSS. I progressi in materia di salute, istruzione o uguaglianza di genere dipendono da flussi di informazioni affidabili che la FIMI cerca deliberatamente di compromettere.
Informazioni affidabili e media di interesse pubblico come garanzie di resilienza
In questo contesto, i media di forte interesse pubblico emergono come garanzie fondamentali per la resilienza economica e democratica.
La relazione “Economic Imperative” (Imperativo economico) sostiene che il giornalismo indipendente e basato sui fatti migliora il funzionamento dei mercati, rafforza la responsabilità e favorisce la crescita inclusiva, garantendo che cittadini e decisori politici condividano una base comune di evidenze.
La relazione documenta anche come media di interesse pubblico solidi possano aumentare l’efficienza dei governi, ridurre la corruzione e migliorare i risultati sociali, in particolare quando forniscono una copertura approfondita di settori politici complessi come la sanità o l’istruzione.
Il sostegno ai media indipendenti, all’alfabetizzazione mediatica e alla trasparenza delle piattaforme digitali è fondamentale per la resilienza democratica. L’integrità dell’informazione è un bene pubblico che deve essere attivamente protetto attraverso misure normative e investimenti, e non lasciato alle forze di mercato.
In pratica, ciò significa costruire ecosistemi informativi resilienti in cui i media credibili abbiano modelli di business sostenibili, il pubblico possieda le competenze necessarie per orientarsi in ambienti mediatici complessi e le regole di governance delle piattaforme scoraggino l’amplificazione di contenuti ingannevoli. Tali misure sono fondamentali per la stabilità delle istituzioni democratiche e delle prestazioni economiche.
Lo scudo per la democrazia e la difesa dell’integrità delle informazioni
Un numero crescente di iniziative politiche cerca di tradurre queste informazioni in meccanismi di protezione concreti contro la minaccia della disinformazione.
Lo storico scudo europeo per la democrazia, sviluppato congiuntamente dalla Commissione europea e dal servizio europeo per l’azione esterna, mira a rafforzare l’integrità dello spazio informativo relativo alle elezioni e ad altri processi democratici. Nella sua dimensione esterna, lo scudo mira a contrastare la FIMI e la disinformazione e a potenziare democrazie forti e resilienti a livello globale, attraverso la cooperazione con partner internazionali e l’intensificazione degli sforzi per individuare e rispondere alle minacce della FIMI. Prevede inoltre un sostegno strutturale al giornalismo indipendente, alla verifica dei fatti e all’educazione civica per rafforzare la resilienza democratica.
Considerando esplicitamente l’integrità dell’informazione come un pilastro della sicurezza democratica, lo scudo per la democrazia incarna gli insegnamenti tratti dalle relazioni sopra citate, secondo cui la FIMI e la disinformazione sono minacce globali e multidimensionali, i cui costi economici e politici sono significativi, e la risposta più efficace non risiede solo nelle contromisure contro i contenuti maligni, ma anche in investimenti proattivi in informazioni affidabili e media di interesse pubblico.
In tal modo, offre un modello su come le democrazie possono passare da reazioni ad hoc a una difesa più strategica e basata sui diritti degli ambienti informativi da cui dipendono la loro prosperità e legittimità.