Heidegger e l’epoca dell’immagine del mondo
I filosofi soppressi
La scorsa estate, EUvsDisinfo ha individuato un caso che affermava che «il liberalismo sta cancellando la cultura occidentale», definendolo sintomatico di un «totalitarismo incipiente» quando le idee dei grandi filosofi vengono soppresse. Questo caso richiama alla mente una tipica metanarrazione, impossibile da falsificare, che suggerisce che la cultura occidentale si sia tagliata fuori dalle proprie radici. Casi simili prevedono che l’Europa crollerà, a meno che Russia venga in suo soccorso. Certamente, non si può falsificare l’idea che il liberalismo stia cancellando la cultura occidentale. Tuttavia, è certo che tre dei cinque pensatori le cui idee sarebbero state soppresse sono già stati trattati nella nostra serie su disinformazione e filosofia (Platone, Aristotele, Nietzsche).
Oggi ci concentreremo sul quarto della lista: Heidegger, una figura di primo piano della filosofia, che a sua volta attaccò duramente la cultura occidentale. Da Platone a Cartesio, egli riteneva che il pensiero occidentale spesso equipari la conoscenza al controllo. Avvertì che il pensiero scientifico, o tecnico, ha i suoi limiti e sostenne come, paradossalmente, il rigore scientifico potrebbe portare al soggettivismo (e alla disinformazione).
Sein und Zeit
Heidegger dedicò il suo opus magnum, Tempo ed Essere (Sein und Zeit), al suo maestro Edmund Husserl.Questo filosofo e matematico voleva rinnovare la filosofia. Secondo la visione di Husserl, in modo molto grossolano, il potere delle idee ostacolava l’accesso alle cose stesse, o fenomeni. Il suo progetto filosofico mirava a facilitare un ritorno ai fenomeni, il che, col tempo, ha portato al movimento (odierno) della “fenomenologia”. Lo studio si occupava delle apparenze delle cose, o delle cose così come appaiono nella nostra esperienza.
Per rinnovare la filosofia, Husserl mise da parte l’opera di Cartesio. Come alcuni potrebbero sapere, il francese creò un nuovo fondamento della filosofia, non più dipendente da Dio, l’onnipotente creatore, ma dal soggetto umano, che immagina il mondo. Il problema di Cartesio, tuttavia, era che questo soggetto, o coscienza, era chiuso. Come facciamo a sapere che il mondo esterno corrisponde al nostro pensiero?
Husserl risolve questo. Sebbene, essendo un vero filosofo, non fornì una risposta. Invece, Husserl sostiene che la domanda si basa su presupposti sbagliati, poiché la coscienza non è chiusa, ma intenzionale. L’esperienza è diretta verso le cose nel mondo esterno. Essere coscienti significa sempre essere coscienti di qualcosa. La nuova domanda diventa: come facciamo a sapere che esista persino un dentro?
Heidegger radicalizza l’idea di Husserl. Non solo la applica al campo della conoscenza, ma anche all’esistenza stessa.Prima di Heidegger, per Kant, Cartesio e persino Husserl, la domanda era: che cosa posso conoscere? Heidegger va oltre il conoscere. Per lui è bizzarro affermare: penso, dunque sono. Piuttosto, è il contrario; io sono, e il pensare è solo uno dei modi dell’essere.
Per liberarsi dalle connotazioni legate a vecchi termini come coscienza, esseri umani, anima, Heidegger introduce una nuova nozione per designare l’essere che noi stessi siamo, o l’esperienza umana: esser-ci (Dasein). Essa rimanda a una certa “apertura”; un atteggiamento pre-intellettuale nei confronti dell’Essere, richiesto affinché possiamo incontrare gli enti in quanto enti in modi specifici (praticamente, teoricamente, esteticamente). In termini drammatici: non puoi amare un altro essere, se non sai di essere anche tu un essere.
Heidegger spiega notoriamente come l’angoscia sia un importante varco verso l’autocomprensione, perché l’angoscia ci mette di fronte alla nostra fine, al nulla. Se permettiamo che avvenga questo doloroso confronto, possiamo trovare una risposta autentica a questo ineludibile deficit dell’essere.
L’epoca dell’immagine del mondo
Secondo Heidegger, il problema della cultura moderna è che ci fa dimenticare che la vita è finita.In termini schietti, se dimentichiamo che stiamo morendo, ignoriamo la totalità dell’essere (Seinsvergessenheit). Heidegger mette creativamente in questione concetti che usiamo ogni giorno, per dimostrare che di norma lo trascuriamo.
“Visione del mondo” è uno di questi concetti. Nel suo testo del 1938 L’epoca dell’immagine del mondo (Zeit des Weltbildes), egli interroga la modernità, la cultura moderna e il modo in cui attribuiamo valore all’informazione. Ciò ha implicazioni per il nostro modo di pensare alla disinformazione.
In breve, Heidegger caratterizza l’età moderna come dominata e definita dalla scienza—il cui modello è la scienza sperimentale: “l’evento fondamentale dell’età moderna è la conquista del mondo come immagine”.
Che cosa significa? Secondo Heidegger, questa conquista ebbe nuovamente origine con Cartesio, che propose che l’uomo sia un soggetto che guarda un oggetto separato (il mondo). I risultati di questo guardare: un’immagine, o visione, del mondo. La formulazione di visione del mondo implica un punto di vista in opposizione al mondo. Secondo Heidegger, tuttavia, questo non è mai possibile, poiché l’uomo guarda il mondo, e tuttavia allo stesso tempo ne è parte.Ciò che pensiamo di fare con il nostro metodo scientifico è lasciarci alle spalle il nostro punto di vista soggettivo, per comprendere il mondo, e poi tornare nella nostra soggettività con la visione del mondo che abbiamo acquisito.

La linea di pensiero di Heidegger solleva alcune domande sulla disinformazione.
Anzitutto, in linea con i diffusori di disinformazione, che talvolta usano Heidegger per giustificare il loro ignorare le prove, potremmo chiederci: Heidegger è contro la scienza o la tecnologia? Di certo non è così. Heidegger non si oppone alla scienza, ma contesta l’elevazione dei risultati della ricerca a verità assolute, in altre parole, scientismo.
In secondo luogo, Heidegger nel suo pensiero spesso capovolge le cose, costringendo a guardarsi allo specchio. Forse, la nostra paura della disinformazione mostra anche quanto teniamo all’informazione. Forse ne siamo un po’ dipendenti perfino, come dal cibo spazzatura. Basta pensare alla crescita della quantità di dati che viene archiviata. La tecnologia dell’informazione, come logistica dell’informazione, ha dato slancio alla disinformazione; pertanto, è improbabile che il problema della disinformazione venga risolto con mezzi tecnici. La disinformazione è innanzitutto un problema sociale e, quanto meno le persone sono disposte ad ascoltarsi a vicenda e a rispettare il punto di vista dell’altro, tanto più facile diventa per la disinformazione sfruttare tutto ciò.Ciò significa anche che la disinformazione non è un fenomeno esterno alla modernità, ma piuttosto una sua conseguenza.
In terzo luogo, Heidegger avverte che nella modernità i nostri metodi oggettivi, paradossalmente, possono condurre a un soggettivismo estremo. Questo potrebbe sembrare controintuitivo. Heidegger ritiene che, se l’uomo moderno riporta nella propria mente soggettiva visioni informate scientificamente, esista il rischio di costruire all’infinito visioni su visioni, arrivando a una situazione in cui le visioni sono completamente scollegate dalla realtà così come veniva percepita.
Questo potrebbe essere paragonato al concetto biologico di “selezione runaway”, che ha origine dalle piume del pavone. Per un certo periodo, i biologi faticarono a spiegare questo fenomeno. Come si potevano conciliare queste lunghe code stravaganti, impreziosite da ornamenti, con il duro processo della selezione naturale? Risolsero la questione con il concetto di “selezione runaway”: l’evoluzione di un’esagerata ornamentazione maschile per effetto di una persistente scelta femminile direzionale.
Un esempio nella disinformazione è l’ampia diffusione della falsa storia secondo cui i danesi sarebbero “zoofili”, parte di un più ampio declino morale dell’Occidente.
“Zoofilia” è un bellissimo esempio di questo processo nel mondo della disinformazione. Una storia colorata e stravagante, che sembra troppo infondata per sopravvivere alla selezione dei media. Ciononostante, a volte semplicemente “sfugge di mano”.Inizia con qualcosa di piccolo, come la presunta affermazione che uno zoo danese stesse raccogliendo animali domestici indesiderati come cibo per i carnivori, e poi, storia dopo storia, viene gonfiato in modo stravagante fino a perdere ogni proporzione.
Heidegger è uno studioso notoriamente complicato. Eppure, forse, la lezione più importante che ha da offrire è semplice. Nell’affrontare la disinformazione, dovremmo tenere a mente che gli individui presi di mira dalla disinformazione sono Esseri. Che ne dite di una vera conversazione davanti a una tazza di caffè?