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Nietzsche: Oltre l’era della post-verità?

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Oltre l’era della post-verità?

Finora, nella nostra serie abbiamo presentato cinque titani del pensiero in relazione alla disinformazione. Ora ci rivolgeremo a uno che è diventato anche una sorta di superstar culturale: Friedrich Nietzsche. Per alcuni, questo profeta tragico dell’era della post-verità è un liberatore da ogni dogmatismo; per altri, un pericoloso spalancatore delle porte del nichilismo. Sosterremo che il suo “prospettivismo” potrebbe essere meno letale per la sopravvivenza della verità di quanto alcuni pensino.

Nietzsche – La nascita della tragedia

Per Nietzsche, la filosofia non può essere separata dal filosofo. La vita dello stesso Nietzsche fu dura e triste, eppure porta con sé una certa gloria tragica. Nacque nel 1844 a Röcken, in Germania, figlio di un pastore. Da bambino prodigio, la sua famiglia si aspettava che lo diventasse anche lui. Suo padre morì quando aveva cinque anni e il giovane Friedrich fu mandato in una scuola rigidissima. Dopo essere diventato il più giovane professore di filologia classica di sempre a Basilea, scrisse La nascita della tragedia. Il libro propone che le culture sane dovrebbero trovare una via di mezzo tra le forze apollinee (logiche, armoniose) e quelle dionisiache (caotiche, estatiche). In un’epoca profondamente apollinea, non fu accolto bene. Molto più tardi, divenne influente in psichiatria (Jung), in filosofia (Foucault) e nell’arte (Rothko).Dopo quel contrattempo, tuttavia, Nietzsche si ritirò gradualmente dall’accademia; dal 1879 al 1889 visse senza un indirizzo fisso, vagando tra le Alpi e l’Italia. Poiché per la maggior parte del tempo era afflitto da gravi problemi di salute, scrisse una serie di libri nei brevi periodi in cui si sentiva bene.

Morte e disinformazione che portarono all’accoglienza bruna

Nel 1889, a soli 44 anni, Nietzsche crollò a Torino, dopodiché perse completamente le sue facoltà mentali. I restanti dieci anni della sua vita – morì nel 1900 – li visse accudito da sua madre e da sua sorella Elisabeth, mentre la sua opera attirava gradualmente più attenzione, cosa di cui Nietzsche stesso non era consapevole.

Una fotografia di Nietzsche con sua madre dopo il suo crollo. Fonte: Wikimedia

Gran parte della cupa reputazione di Nietzsche risale a quel periodo, quando Elisabeth si impegnò duramente per rendere popolare l’opera del fratello negli ambienti dell’estrema destra emergente, il che, convenientemente, elevò anche la sua posizione sociale. In una mossa di disinformazione avant la lettre, arrivò persino a falsificare quasi 30 lettere e riscrisse molti passaggi dei suoi libri. Per esempio, un concetto che venne distorto nelle mani sbagliate fu quello di Übermensch.Per Nietzsche, questo termine si riferisce a un possibile futuro, segnalando che l’uomo così come attualmente esiste è solo una fase di un processo evolutivo, che va dai batteri a Bach verso un futuro ignoto. Pensare di sapere già l’esito di quel processo, pensare perfino che la propria razza sia l’esito, contraddice completamente Nietzsche. Tra i filosofi, fu riabilitato a partire dagli anni Cinquanta e nel 2019 una nuova biografia ha stabilito che il pensiero politico di Nietzsche era, semmai, più europeo che nazionalista, che egli rimpiangeva profondamente la violenza della guerra franco-tedesca, che aveva diversi amici ebrei e che fu tra i pochissimi professori dell’Università di Basilea a votare a favore dell’ammissione delle donne. Eppure, poiché il dirottamento delle sue idee non potrà mai essere annullato e i dirottatori di conseguenza hanno condotto il mondo in una catastrofe senza pari, l’ombra rimane.

L’impossibilità del niccianesimo

È difficile fornire una breve panoramica del pensiero di Nietzsche; Nietzsche non ha mai creato una “filosofia” coerente, un sistema di pensiero. Si definiva il “filosofo del forse”. Invece, un elemento importante è il riconoscimento della natura caotica e dinamica della realtà.Bisogna affermare il caos, secondo Nietzsche: «Bisogna essere caos per dare alla luce stelle danzanti».

Si potrebbe dire che Nietzsche, per creare ancora più caos, mise la polvere da sparo nel canone della filosofia, includendo anche i pensatori che abbiamo trattato in precedenza nella nostra serie.

Nietzsche definì Platone lui stesso un sofista. Inoltre, le idee oggettive di Platone dietro i fenomeni che percepiamo sono negatrici della vita, poiché riflettono soltanto la debolezza psicologica di non essere in grado di accettare la verità. Proiettando questa incapacità sulla religione, chiamò il cristianesimo «Platone per le masse».

Sebbene Nietzsche apprezzasse Aristotele più di Platone, liquiderebbe comunque le idee teleologiche di Aristotele (ogni cosa ha la sua funzione fissa) come favole.

La tradizione empirica di Hume e Mill agli occhi di Nietzsche è filosoficamente ingenua: «Questa non è una razza filosofica – questi inglesi».

Nietzsche è duro anche con Kant. In termini sbrigativi, lo definì intellettualmente codardo, poiché cercò di salvare l’idea dell’autonomia umana dalla scienza empirica.

Al tempo stesso, la sua scrittura è così ricca di prospettive diverse che Nietzsche non può essere ridotto a un’unica posizione o al suo apparente sdegno verso altri filosofi.C’è sempre un altro lato.

Sebbene Nietzsche attacchi Kant duramente, si potrebbe anche dire che Nietzsche non ha spazzato via il suo pensiero, ma lo ha continuato, anzi lo ha persino radicalizzato. Come funziona? Come abbiamo scritto prima, Kant spiegava che non possiamo mai avere accesso diretto alle cose in sé (Ding an sich), ma solo attraverso un mezzo (la nostra coscienza). Prendiamo questo esempio: se alzi lo sguardo dallo schermo, vedi il soffitto (se ti trovi al chiuso). Tuttavia, questo è in realtà fittizio, una storia costruita nel tuo cervello. Invece, è successo qualcos’altro: la retina dietro gli occhi cattura i riflessi della luce che rimbalza su qualche oggetto. Il tuo cervello trasforma il significato di questo processo in un’immagine statica: il soffitto. Ha bisogno del concetto di “soffitto” per poterlo fare.

Mentre Kant pensava che ci fosse una certa razionalità nell’uso di questi concetti, Nietzsche, ispirato da Arthur Schopenhauer, elaborò un’interpretazione diversa. Molto grossolanamente, sia Nietzsche sia Schopenhauer direbbero che tutto, nell’esempio luce-soffitto-retina-coscienza, si comporta come si comporta perché desidera volere. Nietzsche afferma notoriamente in La genealogia della morale che l’uomo preferirebbe volere il nulla piuttosto che non volere affatto.Nietzsche si allontana da Schopenhauer, tuttavia, quando sostiene che la volontà è orientata e costantemente tesa, mentre Schopenhauer affermava che la volontà non avesse alcun senso di scopo.

Reinventare il Sacro in tempi post-religiosi

Basandosi sulle sue idee sul caos e sulla volontà, Nietzsche criticò la cultura moderna. Nella Gaia Scienza, presenta una parabola che illustra quanto fosse avanti rispetto al suo tempo. La storia parla di un mercato dove si presenta un folle con una lanterna. Grida che sta cercando Dio. Le persone al mercato si divertono e lo deridono: “Perché! si è forse smarrito? disse uno. Si è allontanato come un bambino? disse un altro. O si tiene nascosto? Ha paura di noi? Ha intrapreso un viaggio per mare? È emigrato?… L’uomo insensato balzò in mezzo a loro e li trafisse con i suoi sguardi. ‘Dov’è finito Dio?’ gridò. ‘Ve lo voglio dire! Lo abbiamo ucciso,— voi e io!’”

Questo racconto ci dice due cose. Primo, Dio è morto, il che significa che ora viviamo nell’epoca dello scetticismo, del caos intellettuale. Tuttavia, questo non è qualcosa che Nietzsche applaude. Perché, in secondo luogo, egli vuole mostrare che le persone non comprendono le implicazioni di ciò che è accaduto. Gli esseri umani moderni hanno soltanto sostituito l’immagine di Dio con qualcos’altro (il mercato, la dignità dell’uomo, il progresso) ma il modo di pensare, la grammatica di Dio, rimane in vigore.Secondo Nietzsche, ci siamo dati la libertà, ma ci manca la forza mentale per usarla. Vuole creare spazio per un atteggiamento sacro moderno in dualità con lo scetticismo moderno.

“Ritratto di Friedrich Nietzsche” di Edvard Munch. Fonte: Wikimedia

Oltre le post-verità… ci sono verità!

Per Nietzsche ogni parte della realtà è caos, o lotta. Ciò significa che chiunque avanzi pretese sulla verità dovrebbe rendersi conto che non offre mai la verità, ma solo un’interpretazione di essa. Contrariamente a come alcuni hanno interpretato ciò, questo non significa che a Nietzsche non importi della verità. Gli importa così tanto che mette in guardia contro la superbia scientifica che pretende di possedere la Verità.

Secondo Nietzsche, questo non deve portare a uno stato mentale in cui tutto è futile o moralmente accettabile. La sua opera suggerisce che è possibile e necessario superare il nichilismo stabilendo un atteggiamento di forte scetticismo. Questo si riferisce a una pratica della verità basata sul prospettivismo: non mirare a trovare verità statiche sulla realtà, ma diventare una persona veritiera.

Fake news e disinformazione

Poiché per Nietzsche la veridicità è importante, disprezzerebbe chi diffonde disinformazione. Chi diffonde disinformazione riconosce implicitamente di essere debole.Nietzsche avverte anche che non si può separare una pretesa di verità dalla persona che la formula. Questo non significa che dobbiamo cedere a un relativismo totale. Non significa che tutte le ragioni abbiano lo stesso valore e dunque che, in realtà, nessuna ne abbia. Nietzsche è spietatamente logico nel suo modo di pensare. Piuttosto, significa che dobbiamo essere vigili e porci sempre delle domande: chi sta facendo questa affermazione? Quali sono i suoi interessi? Forse, in generale, è salutare per una società essere in qualche misura scettica nei confronti di chi detiene il potere. In realtà, è ciò che EUvsDisinfo sta facendo con i media sponsorizzati dallo Stato, che abbiamo validi motivi per ritenere siano progettati per creare o alimentare tensioni nelle nostre democrazie e promuovere gli interessi del Cremlino.

Tuttavia, Nietzsche potrebbe essere più rilassato riguardo alla disinformazione o alle “fake news”. Certo, c’è molta informazione sbagliata, o affermazioni che sembrano sbagliate o che si rivelano sbagliate a posteriori. Questo è inevitabile data la natura caotica del mondo (più tutte le macchine del rumore a nostra disposizione). Il fatto che le persone se ne turbino forse tradisce anche aspettative irragionevoli riguardo alla verità e al dibattito pubblico. Sembra negare la realtà che la verità possa essere disordinata. La disinformazione, d’altra parte, spesso sfrutta quella disordinata complessità e la delusione che ne deriva. Ciò non implica che non dovremmo prendere sul serio il pericolo della diffusione di informazioni false.Eppure, dovremmo renderci conto che il fenomeno in sé è una parte intrinseca della realtà.

Tutto è permesso? Probabilmente no

Dunque, se stiamo vivendo la previsione di Nietzsche di un’epoca post-verità, quanto dovremmo preoccuparci? Secondo lui, non deve necessariamente essere cupa o vuota come si potrebbe immaginare. Se Nietzsche aveva ragione nel sostenere che le nostre posizioni sono soltanto prospettive sulla verità, ciò non significa che dobbiamo vivere entro i confini di quelle prospettive. Alexis Papazoglou, che ha scritto su Nietzsche e la post-verità, sostiene che, se aumentiamo la nostra consapevolezza di punti di vista diversi, diventa più probabile che riusciamo a raggiungere qualcosa di vicino all’“oggettività”. Dal punto di vista psicologico, potrebbe essere più facile se abbandoniamo la nozione di oggettività, che seduce sempre le persone a pensare che uno abbia ragione e l’altro torto. Nel suo libro Sulla genealogia della morale, Nietzsche scrive:

Più occhi, occhi diversi, sappiamo far valere su una stessa questione, tanto più completo sarà il nostro “concetto” di questa questione, la nostra “oggettività”.

In questi tempi, che sono insieme connessi e più soli, ascoltare sinceramente persone con opinioni diverse – integrare, come Nietzsche, quante più prospettive possibile – sembra di vitale importanza.

CLAUSOLA DI ESCLUSIONE DELLA RESPONSABILITÀ

I casi presenti nella banca dati di EUvsDisinfo si concentrano sui messaggi nello spazio informativo internazionale nei quali è stata individuata una rappresentazione parziale, distorta o falsa della realtà, nonché la diffusione di messaggi pro-Cremlino. Ciò non implica necessariamente che un determinato canale sia collegato al Cremlino o sia editorialmente pro-Cremlino, oppure che abbia intenzionalmente cercato di disinformare. Le pubblicazioni di EUvsDisinfo non rappresentano la posizione ufficiale dell’UE, poiché le informazioni e le opinioni espresse si basano sui resoconti dei media e sull’analisi della task force East Stratcom.

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