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RT va sotto copertura come In The Now

Mezza cipolla rossa, pepe misto, erbe su tagliere (Descrizione generata dall'IA)
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Ricordi il video virale che sosteneva di mostrare come un giornalista indipendente avesse rimesso al loro posto i colleghi dei “media mainstream” durante una conferenza stampa dell’ONU su Aleppo? Hai visto il video su Facebook con Merkel e Putin che cercano di salvare le apparenze mentre un’orchestra militare egiziana suona i rispettivi inni nazionali? Oppure il video che mostra come un uomo in Thailandia “abbraccia cani randagi per dare loro l’amore che non hanno mai avuto”? Se sì, potresti, forse senza saperlo, aver guardato o addirittura condiviso online materiale che fa parte di la campagna di disinformazione pro-Cremlino. Forse non sorprende che un video che riguarda la Siria, e che la Disinformation Review ha classificato come disinformazione pura e semplice, possa essere ricondotto al Cremlino. Ma come sono finiti nella storia inni nazionali suonati in modo errato e un uomo amico degli animali? La risposta sta in un progetto online chiamato “In The Now”.

RT, l’ammiraglia dei media apertamente sponsorizzati dal Cremlino, ha fatto molta strada da quando è nata come Russia Today con l’obiettivo ufficiale di promuovere “la prospettiva russa” a livello internazionale. Il cambio di nome nell’acronimo RT è stato uno sviluppo significativo nella sua ambizione di rivendicare un’ampia e globale rilevanza giornalistica, andando oltre la mera trasmissione del punto di vista del Cremlino sulle diverse aree di politica pubblica.L’ultima creatura di RT, In the Now, non presenta più alcuna traccia della Russia nel nome, ma condivide comunque con RT l’incapacità di superare la cartina di tornasole “propaganda vs media”: domande rivolte alle autorità russe, alle loro politiche e alle loro azioni sono qualcosa che non incontrerete.

In the Now, che è iniziato come un talk show su RT con un conduttore americano (RT utilizza conduttori internazionali per mantenere i suoi legami con la Russia fuori dalla vista di tutti), offre un’attrattiva giovanile, diversa dagli atteggiamenti più formali del notiziario di RT, e comunica tramite Facebook e Youtube. Per farsi un’idea di In The Now, guardate questa ultima versione di un talk show chiamato The Fake Book, che cerca di ribaltare la situazione e accusare i media internazionali della stessa disinformazione che i canali pro-Cremlino producono. La giovane conduttrice americana è affiancata da un altrettanto giovane conduttore con accento britannico, che in modo molto diretto e informale ridicolizzano quella che viene descritta come la frenesia dei principali media americani nei confronti del Presidente Trump. Solo una parte limitata del messaggio riguarda “la prospettiva russa”. Ma è sempre presente e non viene mai messa in discussione. “In The Now” si allontana ulteriormente dall’identificazione con il Cremlino aggiungendo alla propria produzione video dal forte valore emotivo e di intrattenimento.Questo diventa un’esca per attirare un pubblico che altrimenti non verrebbe attirato da storie altamente politiche (RT ha una storia di attrarre principalmente persone interessate alla politica, ma pubblici marginalmente di estrema destra o di estrema sinistra) e funge da camuffamento per mantenere i legami della produzione con il governo russo ad almeno due o tre clic di distanza.

In The Now presenta un cocktail che mescola storie altamente politiche con intrattenimento assolutamente apolitico e clickbait emotivo.Uno sguardo al feed di Facebook di In The Now illustra questo approccio; in ordine cronologico le storie che attualmente presentano (consultate il 19 maggio 2017) sono:

  • Il talk show “Fake Book” in cui tutti i media diversi da quelli pro-Cremlino vengono accusati di “fake news”;
  • Un giovane che si fa tagliare i capelli con l’aiuto del fuoco;
  • Un video che mostra presunti “crimini di guerra statunitensi contro civili iracheni”;
  • Una storia presentata come “FIGLIO PORTATO VIA alla mamma dai servizi sociali dopo essersi RIFIUTATA di dargli antidepressivi”;
  • Un aggiornamento sul videogioco Super Mario;
  • Un video pubblicizzato come “Filmato scioccante mostra scienziati che testano brutalmente farmaci sulle scimmie”;
  • Un video che mostra come in Cina vengano gestiti centinaia di telefoni cellulari per creare clic artificiali, intitolato “Hai mai voluto sapere com’è una ‘fabbrica di like’?”

Solo due su sette (#1 e #3) hanno una rilevanza diretta per le politiche internazionali della Russia; il resto è intrattenimento o storie con una forte carica emotiva. La prima pagina del sito web di In The Now presenta un mix simile di messaggi politici e apolitici. Qui, la notizia principale riguarda un uomo che si diverte a posare da sirena; è presente anche l’uomo thailandese che abbraccia i cani randagi; e solo la notizia #17 ha un messaggio politico con il titolo “Putin ‘brucia all’inferno’ in un dipinto di chiesa in Ucraina”.Tuttavia, quando è in gioco qualcosa di così importante per la narrativa filocremlino come la narrazione sulla Seconda guerra mondiale, In The Now lascia cadere le maschere, mette da parte l’intrattenimento e gli amici animali e lascia che la sua conduttrice americana si lanci a pieno come patriota russa quando, indossando il nastro di San Giorgio, confronta i numeri delle perdite in guerra, come ha evidenziato la Disinformation Review nel suo ultimo numero.

Per ulteriori reportage su In The Now, leggi l’articolo di Buzzfeed “Questo bizzarro nuovo canale di video virali è finanziato dal governo russo”.

Ulteriori letture:

ICYMI e In The Now: le navi di supporto dell’ammiraglia RT⁩

Il video virale sul “manspreading” è propaganda del Cremlino inscenata

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I casi presenti nella banca dati di EUvsDisinfo si concentrano sui messaggi nello spazio informativo internazionale nei quali è stata individuata una rappresentazione parziale, distorta o falsa della realtà, nonché la diffusione di messaggi pro-Cremlino. Ciò non implica necessariamente che un determinato canale sia collegato al Cremlino o sia editorialmente pro-Cremlino, oppure che abbia intenzionalmente cercato di disinformare. Le pubblicazioni di EUvsDisinfo non rappresentano la posizione ufficiale dell’UE, poiché le informazioni e le opinioni espresse si basano sui resoconti dei media e sull’analisi della task force East Stratcom.

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