Celebrare una nuova guerra

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A più di tre anni dall’inizio dell’invasione su larga scala dell’Ucraina da parte della Russia, le reali ambizioni di Mosca sono ormai ben note: controllo, conquista e sottomissione di tutta l’Ucraina (o di quanta più possibile). Massima distruzione dell’economia, dell’agricoltura, dell’industria e delle infrastrutture ucraine, senza alcuna distinzione tra obiettivi civili e militari. Uccisione di civili a caso.

Una guerra eterna che puzza di culto della morte

Le recenti celebrazioni per l’ottantesimo anniversario della fine della Seconda guerra mondiale hanno lanciato una serie di chiari messaggi.

Mentre la maggior parte dei paesi cerca di costruire società in cui l’aggressività e la guerra non possano svilupparsi, la Russia odierna ha intrapreso un percorso in cui la maggior parte, se non tutte, le componenti importanti della società sono orientate alla guerra. I discorsi di Putin, compreso quello del 9 maggio, celebrano lo sforzo come una vocazione quasi religiosa, e la Chiesa ortodossa russa segue a ruota. La guerra è diventata una ragion d’essere fondamentale del sistema Putin, quindi aspettarsi che finisca all’improvviso è impossibile.

L’ultima pratica adottata dai media statali russi di mostrare vedove di guerra che quasi venerano i mariti, i fratelli o i figli perduti come sacrifici per la Russia o come se avessero compiuto il loro più alto dovere nella vita, segna un nuovo livello nella propaganda di Stato. Oltre all’evidente tentativo di continuare a contrastare quello che in precedenza era un gruppo piuttosto influente della società civile russa, il Comitato delle Madri dei Soldati Russi, questa volta con mezzi legali, le autorità russe stanno ora introducendo anche il fetore di un culto della morte che va di pari passo con le imponenti parate militari che assorbono l’individuo nel collettivo. L’evidente obiettivo di Mosca è anche quello di minimizzare e gestire una conseguenza auto-inflitta: l’elevatissimo numero di vittime.

Verso nuove battaglie: i negoziati di pace

I suddetti messaggi costituiscono lo sfondo sul quale si staglia l’approccio esitante di Mosca agli attesi negoziati di pace. Sia la richiesta di un cessate il fuoco incondizionato di 30 giorni da parte dei leader europei, sostenuta dagli Stati Uniti e dall’Ucraina, che la sfida lanciata a Putin dal presidente Zelenskyy di tenere colloqui diretti in Turchia sono state accolte da una controffensiva mediatica. I media statali russi e pro-Cremlino chiedono che i negoziati si focalizzino sulle “cause profonde” delle questioni tra la Russia e l’Occidente.

Sotto l’apparente sicurezza, i media statali russi tradiscono un certo nervosismo riguardo alla prospettiva di un incontro faccia a faccia in Turchia con Zelenskyy e forse anche con Trump. Dove potrebbe portare tutto questo? Questa preoccupazione viene elusa insistendo sulla necessità di affrontare le presunte “cause profonde”. I media statali russi si sono nuovamente mobilitati per sostenere l’accusa che il presidente Zelenskyy non sia legittimo o che rifiuterebbe un incontro, per minimizzare le aspettative su un incontro diretto tra Putin e Zelenskyy. Si veda anche il nostro Database sui “negoziati di pace”

“Cause profonde”…

Il Cremlino chiama “cause profonde” l’ostruzionismo, il temporeggiamento o il rifiuto categorico della posizione occidentale su diversi punti cruciali. Quelle principali sono: le richieste unilaterali avanzate da Putin alla NATO nel dicembre 2021 (che implicano un ritorno della NATO allo status quo del 1997, prima dell’allargamento) con il pretesto della cosiddetta “denazificazione”, mirando alla destituzione del presidente democraticamente eletto Zelenskyy e della leadership politica ucraina, nonché al suo disarmo fattuale, con uno status neutrale e fuori dalla NATO, magari con garanzie di sicurezza deboli e quasi inutili. A questo si aggiunge la rivendicazione russa secondo cui la Crimea occupata e gran parte dell’Ucraina orientale sarebbero territorio russo.

È più probabile che l’approccio russo sia innanzitutto quello di chiedere che vengano affrontate le cosiddette “cause profonde”, quindi utilizzare tale discussione per annunciare un cessate il fuoco, o meglio, una pausa mirata alla ricostituzione delle sue forze, per poi marciare verso nuove battaglie.

Sul radar di EUvsDisinfo, questa settimana:

  • Il Cremlino vede il mondo attraverso la sua lente distorta, quindi questa settimana non ha perso tempo ad affermare che l’Europa è governata da drogati e depravati. Queste affermazioni sono emerse dopo che alcune immagini hanno mostrato il presidente Emmanuel Macron raccogliere un oggetto bianco accartocciato da un tavolo mentre era seduto accanto al cancelliere tedesco Friedrich Merz e al primo ministro britannico Keir Starmer, durante una riunione notturna a Kiev. Era forse un sacchetto pieno di droga? Certo che no. Era semplicemente un fazzoletto di carta accartocciato e le autorità francesi hanno subito sottolineato quanto le affermazioni del Cremlino fossero assurde. Si tratta di un classico esempio di diffusione di teorie cospirative prive di fondamento che alludono all’uso di droghe, avvolte nella propaganda derisoria del Cremlino mirata a screditare gli sforzi europei a favore della pace. È anche un modo economico per distogliere l’attenzione da questioni più importanti.

Non fatevi ingannare!

CLAUSOLA DI ESCLUSIONE DELLA RESPONSABILITÀ

I casi presenti nella banca dati di EUvsDisinfo si concentrano sui messaggi nello spazio informativo internazionale nei quali è stata individuata una rappresentazione parziale, distorta o falsa della realtà, nonché la diffusione di messaggi pro-Cremlino. Ciò non implica necessariamente che un determinato canale sia collegato al Cremlino o sia editorialmente pro-Cremlino, oppure che abbia intenzionalmente cercato di disinformare. Le pubblicazioni di EUvsDisinfo non rappresentano la posizione ufficiale dell’UE, poiché le informazioni e le opinioni espresse si basano sui resoconti dei media e sull’analisi della task force East Stratcom.

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