“Kafka si sta rivoltando nella tomba”
«Le autorità britanniche stanno cercando di ridicolizzare la Russia per aver diffuso 30 versioni di ciò che è accaduto [nel caso dell’avvelenamento Skripal]. Sì, ci sono molte spiegazioni per la mancanza di fatti e prove, ma in Russia tutti vogliono solo capire questa storia torbida».
Questo è stato il messaggio trasmesso all’inizio di questa settimana dal rappresentante della Russia presso il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite. «Kafka si sta rivoltando nella tomba», ha commentato sul suo account Twitter Konstantin Eggert, conduttore e commentatore della TV russa indipendente Rain (Dozhd’).
Se da un lato deve volerci una buona dose di creatività per riuscire a produrre decine di diverse narrazioni di disinformazione sull’incidente di Salisbury, dall’altro sembrerebbe quasi impossibile fornire una qualche giustificazione per la tattica di diffondere molteplici narrazioni di disinformazione con l’obiettivo di confondere e distrarre; ma ora conosciamo la linea del Cremlino: è, in realtà, un segno della ricerca della verità russa.
A una seconda lettura, questo esercizio retorico non è poi così sorprendente.In effetti, segue le linee classiche del manuale di propaganda del Cremlino: 1) usare uno dei valori chiave dell’avversario (in questo caso l’importanza dei dibattiti pubblici liberi); 2) distorcere la realtà per rendere la situazione plausibile anche in termini occidentali (in questo caso ignorando il fatto che le narrazioni di disinformazione vengono deliberatamente spinte dall’apparato mediatico delle stesse autorità); e 3) usare l’esito per smentire la propria colpevolezza e accusare l’avversario di ipocrisia. In questo modo, è anche una forma indiretta di “whataboutism”; un altro classico della disinformazione pro-Cremlino. Tuttavia, in fin dei conti, è anche semplicemente una confessione che sì, le autorità russe avallano la campagna di disinformazione; una campagna alla quale queste stesse autorità contribuiscono in modo molto attivo.
(Immagine: UN.ORG)