La storia militare della Russia: mai dalla parte del torto
Le operazioni di manipolazione informativa e di influenza del Cremlino non sono sempre immediatamente subdole. A volte Mosca adotta un approccio più “morbido”. Nei nostri articoli precedenti abbiamo svelato come il Cremlino eserciti questo soft power per espandere l’influenza della Russia. Abbiamo analizzato Rossotrudnichestvo, un’operazione di influenza mascherata da cooperazione culturale. Abbiamo anche esaminato la strategia più ampia del Cremlino di ricorrere al revisionismo storico, anche nei nostri articoli su Manipolare la memoria: riscrivere i libri di storia scolastici e Ritorno a scuola in Russia – ulteriore revisione della storia, per giustificare l’imperialismo russo dei giorni nostri.
Questo articolo proseguirà l’esplorazione di come la Russia sfrutti l’istruzione per plasmare le percezioni ed estendere la propria influenza oltre le tradizionali strutture di potere.
Russia, ci viene detto, non inizia mai le guerre: le finisce soltanto.Questo meme patriottico, nato da un commento di Vladimir Putin sulla guerra in Ucraina, viene ora inculcato nelle menti degli studenti delle scuole superiori russe con l’aiuto di libri di testo di storia recentemente riveduti, co-firmati dal rettore dell’Istituto Statale di Relazioni Internazionali di Mosca (MGIMO) Anatolij Torkunov e da Vladimir Medinskij, ex Ministro della Cultura diventato surrogato a tempo pieno di Putin e megafono della disinformazione, oltre a guidare la squadra russa nei negoziati con l’Ucraina su cessate il fuoco e scambio di prigionieri, tra le altre cose.
Compito: riprogrammare i giovani
In qualità di assistente ufficiale di Putin e capo della Società Storica Militare Russa, Medinskij è l’artefice di una campagna per rielaborare il passato militare della Russia trasformandolo in una favola patriottica: la Russia come vittima eterna, nobile difensore e guerriero riluttante. I nuovi libri di testo fanno parte di questa campagna di revisionismo storico pensata non solo per ripulire il passato, ma per giustificare il presente e preparare guerre future.
Sempre sulla difensiva
I nuovi libri di testo di storia per le classi 10 e 11, pubblicati all’inizio dell’anno scolastico 2023, fanno ormai parte del curriculum standard in Russia. In questi libri, la Russia non agisce mai per ambizione imperiale o per avidità. Al contrario, ogni guerra diventa una tragica necessità.La Prima guerra mondiale viene rappresentata come un conflitto al quale la Russia aderì solo con riluttanza per “proteggere i propri interessi nazionali e opporsi all’espansione tedesca” — il fatto che la Russia avesse proprie ambizioni imperiali, come il predominio nei Balcani, viene completamente ignorato.

La Seconda guerra mondiale, o la Grande Guerra Patriottica 1941-1945, come è conosciuta in Russia, sembra ancora più difficile da far rientrare in quella narrazione. Ma gli autori raccontano senza esitazione la storia di come l’URSS sia stata costretta a prendere decisioni difficili. Il patto Molotov-Ribbentrop, che facilitò la spartizione congiunta nazista-sovietica dell’Europa orientale, viene riformulato come nient’altro che una mossa diplomatica intelligente per guadagnare tempo e prepararsi all’inevitabile tradimento di Hitler.
Si tratta di una svolta di 180 gradi che si allontana dalla decisione del dicembre 1989, quando il Congresso dei deputati del popolo sovietico condannò il Patto e gli accordi in una risoluzione formale.

Passando agli anni ’90
Le due guerre brutali che l’esercito russo ha combattuto in Cecenia negli anni ’90 e 2000 vengono edulcorate come una lotta contro “bande terroristiche”.Le riflessioni sulle aspirazioni nazionali di autodeterminazione dei gruppi etnici vengono liquidate, non c’è alcun cenno a discussioni sulle violazioni dei diritti umani o ai raid aerei, e l’azione militare viene eufemisticamente definita “superare una crisi” per preservare l’“unità territoriale”.

Invadere per “proteggere”
Ogni volta che la Russia agisce per prima, viene presentata come un benevolo protettore. L’occupazione sovietica della Polonia orientale e degli Stati baltici nel 1939-1940 viene ribattezzata “liberazione”, con Mosca che prende i suoi vicini “sotto protezione” in tempi turbolenti. I polacchi “accolsero l’esercito sovietico come liberatori”, afferma il libro. Un poster di propaganda del 1939 incluso nella pagina precedente proclama: “Tendere una mano d’aiuto alle fraterne nazioni dell’Ucraina occidentale e della Bielorussia occidentale è il nostro sacro dovere!”
Questa retorica ricompare nella descrizione della guerra del 2008 contro la Georgia per l’Ossezia del Sud, con una lieve variazione: questa volta, invece delle fraterne nazioni slave, la Russia sta “proteggendo la popolazione russofona”. Lo stesso argomento viene usato per spiegare l’annessione illegale della Crimea e l’intervento armato nella regione del Donbas in Ucraina nel 2014: ancora una volta, i libri di testo citano la necessità di mettere al riparo i russofoni da danni — siano essi reali, immaginati o costruiti ad arte.

Questo schema risale a decenni, anzi a secoli.I leader russi hanno a lungo ammantato l’espansionismo di una retorica altisonante. Dalla conquista dell’Asia Centrale nel XIX secolo all’annessione della Crimea nel XXI, la giustificazione è sempre la stessa: la Russia ha un sacro dovere di “civilizzare,” “liberare,” o “difendere.”
La logica è familiare, propria delle “missioni civilizzatrici” colonialiste degli ex imperi europei; solo che ora arriva avvolta nella propaganda del Cremlino del XXI secolo.
Eroismo al posto della complessità
L’efficacia militare della Russia viene gonfiata in tutti i libri. Anche se il nuovo governo bolscevico della Russia sovietica uscì dalla Prima guerra mondiale all’inizio del 1918, ben prima della sconfitta tedesca alla fine del 1918, all’esercito russo viene attribuito di aver dato un “contributo decisivo nella sconfitta degli eserciti nemici”.
Nei capitoli sulla Seconda guerra mondiale, i contributi degli alleati occidentali vengono minimizzati. Le pagine più oscure della storia dell’Armata Rossa, dal saccheggio dell’Europa orientale all’uso dei battaglioni penali, sono ormai sottratte alla discussione. Di fatto, la legge russa oggi rende un reato criticare la condotta dell’Armata Rossa durante la Seconda guerra mondiale.È ufficialmente considerato un contributo alla “riabilitazione del nazismo.”
Sotto un regime che considera la storia uno strumento, non sorprende che il capo dell’intelligence estera Sergej Naryshkin presieda anche la Società Storica Russa, e che le opinioni dissenzienti vengano sistematicamente espulse dal dibattito pubblico.
Libri di testo per la guerra
Ciò che sta accadendo qui va ben oltre una cattiva istruzione. Questi libri di testo sono manuali di addestramento ideologico per fabbricare lealtà e soffocare il dissenso. Preparano bambini e giovani russi a vedere la guerra non come un tragico fallimento della politica, ma come un atto sacro e necessario di autodifesa nazionale. In un Paese in cui la storia viene riscritta ai massimi livelli di governo, il militarismo non è solo tollerato, è canonizzato. L’ingegneria sociale, o chiamatela indottrinamento, produce effetti: recenti sondaggi riportano che i giovani russi tendono a essere più favorevoli alla guerra rispetto agli anni precedenti e, in generale, più favorevoli delle generazioni più anziane.
Chiudere gli archivi
A differenza della maggior parte delle società democratiche, dove il tempo porta dibattito, divulgazione e confronto con verità scomode, la Russia sta chiudendo il registro storico. Gli archivi che erano stati aperti durante gli anni ’90 vengono chiusi, mentre altri restano sigillati.
Le prospettive alternative vengono criminalizzate.E al loro posto si sta erigendo una narrazione rigida, in bianco e nero — una che presenta la Russia come una nazione che non ha mai attaccato, non ha mai occupato e non ha mai commesso atrocità.
Convincendo una generazione che la Russia è sempre dalla parte giusta della storia, lo Stato fa in modo che qualsiasi futura aggressione, per quanto brutale o non provocata, venga accolta non con dubbio, ma con fervore patriottico.
Nel prossimo articolo esamineremo come i nuovi libri di testo delle scuole superiori promuovano l’idea dell’Occidente come Nemico Eterno – e come il mito del Tradimento dell’Occidente venga insegnato come fatto storico.