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Quattro fattori che influenzano la libertà di stampa in Russia

Illustrazione di iceberg con titoli arancioni e neri che elencano istruzioni del Cremlino (Descrizione generata dall'IA)
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La Giornata mondiale della libertà di stampa viene celebrata ogni anno il 3 maggio dopo essere stata proclamata dall’Assemblea generale delle Nazioni Unite nel 1993. In relazione a questa data, Reporter Senza Frontiere (RSF) pubblica l’Indice mondiale annuale della libertà di stampa, che misura lo stato della questione a livello internazionale. Nell’indice di quest’anno, la posizione della Russia, al numero 148 su 180 Paesi, è rimasta invariata rispetto al risultato dell’anno scorso.

La lettera aperta a Vladimir Putin

Il mese scorso RSF ha pubblicato una lettera aperta al presidente della Russia, Vladimir Putin, in cui l’ONG spiega in quali ambiti ritiene necessario un cambiamento in Russia per quanto riguarda la libertà di stampa.RSF sottolinea quanto grave sia la questione affermando, nell’incipit della lettera, che «la situazione non è stata così grave come lo è adesso dalla caduta dell’Unione Sovietica».

Quali sono i fattori che hanno portato al basso punteggio della Russia in materia di libertà di stampa? E in che modo questi fattori sono collegati alla campagna di disinformazione filocremlino, che prende di mira Stati e società stranieri oltre all’ambiente interno della stessa Russia?

Politkovskaya e altre vittime di violenza

RSF rileva il fatto che «almeno 34 professionisti dei media sono stati uccisi in relazione al loro lavoro in Russia dal 2000», e che «nella stragrande maggioranza di questi casi, le indagini non hanno portato a nulla e i mandanti non sono stati identificati». RSF mette in evidenza il quotidiano indipendente Novaya Gazeta, che ha visto un totale di cinque suoi giornalisti uccisi e che «continua a ricevere minacce». Una delle giornaliste che ha pagato con la vita il suo lavoro giornalistico è stata Anna Politkovskaya, uccisa a colpi d’arma da fuoco da sicari il 7 ottobre 2006. Nessun tribunale russo ha ancora chiarito chi fosse responsabile di aver ordinato l’omicidio.RSF sottolinea inoltre che “almeno cinque giornalisti e due blogger sono attualmente detenuti in relazione alle loro inchieste”.

Cinque giornalisti di Novaya Gazeta sono stati uccisi, tra cui Anna Politkovskaya, assassinata a colpi d’arma da fuoco il 7 ottobre 2006. Immagine: Wikimedia Commons

Screditare i giornalisti e la professione giornalistica

Oltre alle persecuzioni e agli attacchi fisici, la professione giornalistica in Russia è sotto pressione a causa della sua delegittimazione e delle molestie esercitate tramite leggi draconiane; RSF indica in particolare le leggi contro la diffamazione, l’anti-estremismo, l’“offesa ai sentimenti dei credenti” e come il loro “ampio e vago tenore letterale consenta che vengano utilizzate in modo selettivo e arbitrario”.Con un riferimento alla famigerata legge russa sugli agenti stranieri, RSF esprime la propria preoccupazione per il fatto che la “criminalizzazione della società civile non ha risparmiato le ONG che sostengono i media e difendono la libertà di stampa”.

RSF descrive inoltre l’ambiente mediatico complessivo come dominato da canali televisivi controllati dal governo, che “diffondono propaganda che alimenta un clima di odio e paranoia nei confronti della società civile e abbassa gli standard giornalistici”. In altre parole, la stessa idea che un giornalista possa essere indipendente viene minata quando i giornalisti dei canali televisivi dominanti controllati dallo Stato agiscono puramente come produttori di propaganda, mentre il sospetto viene sistematicamente gettato sui giornalisti indipendenti per il fatto di lavorare come “agenti stranieri”, cioè nell’interesse di governi stranieri.

Pressioni politiche sui proprietari dei media

RSF fa riferimento a due casi in cui proprietari di media privati hanno licenziato direttori responsabili a seguito di pressioni politiche. Uno è il caso del portale di notizie online Lenta.ru, la cui direttrice responsabile, Galina Timchenko, è stata licenziata in seguito alla copertura del media sulla guerra della Russia in Ucraina. L’altro caso evidenziato è quello di un’altra testata, RBC, i cui direttori responsabili sono stati licenziati dopo che il media aveva svelato legami tra il Cremlino e russi i cui nomi comparivano nei Panama Papers.Piuttosto che chiedere pubblicamente la punizione dei giornalisti, le autorità russe hanno esercitato pressioni sul proprietario di RBC avviando verifiche fiscali contro altre aziende da lui controllate. È importante notare che in entrambi questi casi i media in questione erano diventati altamente di successo; una circostanza che, in un normale contesto di mercato dei media, raramente porterebbe i proprietari a licenziare i top manager.

Donna con occhiali parla nel microfono portatile (Descrizione generata dall'IA)

Galina Timchenkol è stata licenziata come caporedattrice di Lenta.ru dopo la sua copertura della guerra della Russia in Ucraina. Successivamente ha fondato a Riga il media indipendente Meduza insieme ai membri della sua ex redazione di Lenta.ru. Immagine: Wikimedia Commons

In altre parole, il governo russo esercita la censura sul giornalismo punendo i proprietari privati se i loro media non si attengono alla narrativa propagandistica e oltrepassano le linee rosse del governo. Ma come ci si aspetta che i media privati in Russia conoscano queste linee rosse?

Istruzioni dal Cremlino: il sistema dei “temnik”

Le autorità russe hanno istituito un sistema in cui i caporedattori e i principali giornalisti vengono invitati a partecipare a riunioni settimanali con i top manager dell’Amministrazione presidenziale russa. In questi incontri, ai media vengono fornite le linee guida per la settimana successiva.Viene chiarito quale debba essere la narrazione per la settimana successiva; quali argomenti debbano e non debbano essere trattati; chi debba essere menzionato in modo positivo, chi in modo negativo e chi non debba essere menzionato affatto. Questi “briefing” di solito vengono mantenuti come una catena di messaggi orali, che scende a cascata dagli incontri con il Cremlino fino alle redazioni, dove i giornalisti propongono storie che si inseriscano nella narrazione. Nel gergo giornalistico russo, le linee guida sono indicate con la parola “temnik”. In rari casi, emergono versioni scritte di queste istruzioni, ad esempio grazie ai whistleblower che emergono dall’interno dei media russi. Queste linee guida rendono la vita più facile agli editor che non vogliono mettere in pericolo i media che gestiscono: sanno dove si trovano le linee rosse in continuo cambiamento.

Ma allo stesso tempo, questa forma “intelligente” di controllo governativo è di per sé soltanto una parte di una campagna generale, il cui obiettivo finale non è il controllo dei media e la riduzione dello spazio per un giornalismo libero e indipendente.L’obiettivo della strategia mediatica e di comunicazione del Cremlino è confondere e intimidire il pubblico russo e internazionale; farci perdere fiducia nei valori democratici fondamentali, come l’importanza dei media liberi; e diffondere tra il pubblico interno il sentimento che la Russia sia sotto attacco da parte di nemici che operano dall’esterno e dall’interno.

Una cronologia delle repressioni governative sui media russi.

Ulteriori letture:

Temnik – la via del Cremlino al controllo dei media

“Non promuoviamo l’anniversario della Regina d’Inghilterra!!!”

Repressioni sui media russi: la storia continua

Corruzione e disinformazione: dietro le quinte della televisione russa

Dalla cronaca oggettiva ai miti e alla propaganda: la storia di RIA

Sette cose che dovresti sapere sulla disinformazione pro-Cremlino

COMMENTO: Mezzi, obiettivi e conseguenze della campagna di disinformazione pro-Cremlino

CLAUSOLA DI ESCLUSIONE DELLA RESPONSABILITÀ

I casi presenti nella banca dati di EUvsDisinfo si concentrano sui messaggi nello spazio informativo internazionale nei quali è stata individuata una rappresentazione parziale, distorta o falsa della realtà, nonché la diffusione di messaggi pro-Cremlino. Ciò non implica necessariamente che un determinato canale sia collegato al Cremlino o sia editorialmente pro-Cremlino, oppure che abbia intenzionalmente cercato di disinformare. Le pubblicazioni di EUvsDisinfo non rappresentano la posizione ufficiale dell’UE, poiché le informazioni e le opinioni espresse si basano sui resoconti dei media e sull’analisi della task force East Stratcom.

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